Il The Wanderer Pub non nasce da un business plan, ma da una linea incisa sulla pelle. Quella frase di Corto Maltese — «Non avevo la linea della fortuna…» — non è una citazione appesa a una parete: è una dichiarazione di intenti. È l’idea che il destino non si aspetta, si disegna da soli.

Il Wanderer è un pub che somiglia a un porto. Non per le mappe, ma per le persone. Qui si entra come si entra in un racconto di Hugo Pratt: con il peso di una giornata addosso, con una sconfitta da digerire o una vittoria da festeggiare. Il bancone è la linea dell’orizzonte. Dietro, il profumo della birra e del legno; intorno, vetrate, metallo, silenzi pieni e parole che arrivano quando devono arrivare.
Come Corto Maltese, il Wanderer non è mai completamente fermo. È inglese e irlandese nell’anima, scozzese nel carattere, romano nel cuore. È fatto di pulled pork che cuoce per ore, di whisky scelti senza ostentazione, di piatti che non cercano l’effetto ma la sostanza. È una public house nel senso più antico del termine: un rifugio, non una vetrina.
The Wanderer significa vagabondo, certo, ma non in senso misero o marginale. Qui il vagabondo è colui che ha lasciato tutto, che ha scelto l’instabilità come forma di libertà, che non ha un luogo fisso ma ovunque si ferma lascia un’impronta. Dare questo nome a un locale significa scolpire un’identità precisa: non un semplice bar o ristorante, ma un rifugio per chi cerca qualcosa di diverso.

Chi entra in The Wanderer non è un cliente qualunque. È un viaggiatore, uno spirito errante attratto dalla promessa sottile di un luogo fuori dal tempo. La cucina, la birra di qualità, l’arredamento: tutto parla la lingua della scoperta. Non c’è nulla di statico, nulla di definito una volta per tutte. I sapori si contaminano, cambiano, come se il locale stesso stesse viaggiando insieme a chi lo frequenta. Si respira una sensazione di movimento anche da fermi, come se le pareti avessero memoria dei passi di chi è passato prima e dei sogni di chi deve ancora arrivare.
La scelta dell’inglese, The Wanderer invece di “Il Viandante”, è anch’essa deliberata. Non solo per attrarre un pubblico internazionale o trasmettere un tocco cosmopolita, ma perché quella lingua veicola un’immaginazione globale: evoca la letteratura, la musica, la poesia errante, l’eco di chi ha lasciato casa per perdersi nel mondo. Il nome diventa quindi un invito non solo a entrare, ma a lasciarsi trasportare, a vivere il locale come tappa di un percorso più grande—uno spazio dove le coordinate si annullano e resta solo l’intensità del momento presente.
In The Wanderer ci si ferma per caso, forse. Ma non si resta per caso. E quando si esce, qualcosa dentro è cambiato. Perché in fondo, anche chi crede di avere radici profonde ha bisogno, prima o poi, di sentirsi parte di un cammino.
Varcare la soglia del The Wanderer è come tuffarsi in una serata che promette gusto e convivialità: luci calde, chiacchiere scroscianti e l’aroma di piatti sostanziosi che ti invitano senza fronzoli. Qui il menù non è una teoria gastronomica, è un invito sincero a godersi ogni boccone senza troppe complicazioni.

Inizi con gli antipasti — e già qui capisci di essere nel posto giusto per una partenza con il piede giusto: il Tagliere del Vagabondo si presenta ricco di salumi e formaggi che ti incollano alla tavola, mentre i Nachos con cheddar fuso e pulled pork o chili romano scrocchiano come promesse mantenute, con quel mix di dolce, piccante e confortante che ti fa guardare il bicchiere di birra con un sorriso complice.
Poi arrivano i secondi che sono un po’ il manifesto della casa: le bombette pugliesi con patate al forno ti raccontano storie di tradizione e golosità, e ogni boccone è saporito, un richiamo diretto al cuore delle cucine del Sud. La Parmigiana di melanzana è un caldo abbraccio che ti fa sentire a casa, mentre la Tartare di manzo — semplice e fresca — scalda l’anima con eleganza.
E i burger? Ah, qui entri nel regno delle tentazioni: il Veg-accio sorprende anche i più scettici con il suo hamburger Beyond e la mayo vegana che non fa rimpiangere nulla; Il Vagabondo con pulled pork e salsa BBQ è un viaggio affumicato che non dimentichi, e il Big President mischia cicoria e pecorino in un abbraccio rustico. Il Double @shot, doppio hamburger e doppio bacon, è un tuffo nei gusti forti, un piatto che ti mette alla prova e concede tutto senza mezze misure. Ultime, ma non per importanza, le costolette di manzo cotte a bassa temperatura e l'immamcabile fish and chips, delizie per la vista e per il palato. Tutto è pensato per essere goduto con una birra fresca in mano — che sia una Guinness, una IPA o una Weiss — e per lasciarti quel senso di pienezza che solo un’ottima serata con amici sa dare.

Quando arriva il dolce — che sia il tortino cuore caldo, un Tiramisu, il Tiramistout o una Cheesecake — l’effetto è quasi un comico contrasto: dopo piatti così robusti un finale più leggero ti pare una carezza, persino un po’ timido rispetto all’esplosione di sapori prima.
Al The Wanderer non si viene per fare una dieta o per stupire l’ospite con tecnicismi: si viene per gustare, ridere, parlare e lasciare il locale con la sensazione di aver davvero vissuto una cena. È un posto dove il cibo è schietto, sincero e pieno di carattere — e anche qualche imperfezione, come il pane talvolta troppo tostato o un menù non sterminato, finisce per essere dimenticata nel piacere generale di una tavola ben condivisa.
Fritto è bono tutto è il motto che accomuna il mondo dello street food! Dopo i grandi classici della cucina italiana come i nostri supplì e l’immancabile fish and chips dello street food portuale, qui si vola in America con un grande protagonista del cibo da strada degli anni ‘40, al the wanderer pub sbarca Il Corn Dog.
La spina diventa qui il manifesto del locale: ogni birra è scelta per rappresentare uno stile preciso, riconoscibile e autentico, senza inutili sovrapposizioni. È una carta che non cerca l’effetto speciale, ma la coerenza e la qualità dell’esperienza.

Il viaggio parte dall’Irlanda, con due monumenti della tradizione come Guinness e Kilkenny. La prima porta nel bicchiere tutto il suo carattere tostato e vellutato, con quella schiuma compatta che è ormai un’icona globale; la seconda, più morbida e rotonda, gioca su note caramellate leggere e una bevibilità rassicurante. Due interpretazioni diverse, ma complementari, dello stesso spirito pub.
Accanto ai classici britannici e irlandesi, la proposta si apre al mondo mitteleuropeo con una Keller non filtrata, rustica e fragrante, e una Weiss profumata e fruttata, perfetta per chi cerca freschezza e immediatezza. Il Belgio entra in scena con una Tripel intensa e speziata, alcolicamente generosa ma sorprendentemente elegante, mentre gli amanti delle luppolature moderne trovano nella IPA una sponda aromatica più decisa, amara al punto giusto e dal profilo contemporaneo.
Non manca l’attenzione all’inclusività, con una birra gluten free in bottiglia, e allo spirito artigianale, grazie a una rotazione di craft beer in bottiglia o lattina, sempre diverse e affidate alla competenza dello staff per guidare la scelta. Il risultato è una carta che non vuole stupire con i numeri, ma convincere con l’equilibrio: pochi stili, ben rappresentati, a un prezzo unico che invita alla scoperta.
La selezione di The Wanderer Pub è, in definitiva, una dichiarazione di intenti: un pub che guarda alla tradizione senza rinunciare alla modernità, che privilegia la qualità alla quantità e che mette al centro il piacere semplice, ma mai banale, di una pinta fatta come si deve. Una tappa obbligata per chi, a Roma, cerca una birra che sappia davvero raccontare una storia.

Il The Wanderer è anche socialità e live session: uno spazio per chi non si riconosce nelle rotte già tracciate, per chi sa che la libertà non è assenza di legami, ma fedeltà a se stessi. E come Corto Maltese, anche il Wanderer è uno zingaro gentile: oggi è qui, domani forse altrove, ma sempre con lo stesso sguardo libero sul mondo.
The Wanderer Pub
V. Federico Delpino, 146 - Roma
Telefono: 3317983647
(fonte immagini: gentile concessione The Wanderer)
Via Federico Delpino 146, Roma (RM)