"Non basta cucinare bene: bisogna far sentire le persone a casa"
Pubblicato il 1 aprile 2026 alle 12:00
C'è una parola che torna continuamente, quando si parla con Nicola Rossi: esperienza. Non nel senso generico e inflazionato che il marketing ha svuotato di significato, ma in quello più antico e concreto — qualcosa che lascia un segno, che si racconta, che si desidera ripetere. Imprenditore visionario, anfitrione impeccabile, mente creativa dietro alcune delle insegne più amate di Jesolo, Nicola ha costruito nel tempo un piccolo impero dell'ospitalità che oggi comprende il Ristorante Rossi in Piazza Carducci, l'Hotel Parioli e la Terrazza Parioli sul lungomare. Tre realtà diverse, un'unica filosofia. L'abbiamo incontrato per parlare di tutto questo — e di qualche novità che non mancherà di sorprendere.
Con grande energia, devo dire. Siamo in una fase di evoluzione continua, e questo mi piace. Non mi sono mai piaciuti i locali che si siedono sul successo: il momento in cui smetti di cercare qualcosa di nuovo è il momento in cui inizi a perdere terreno. Cerco sempre di tenere alta la tensione creativa, in cucina come in sala, come nella comunicazione.

Abbiamo centrato la proposta, questo è certo. La gente ama venire da noi per l'aperitivo, per una cena importante, ma anche per una serata normale senza dover spendere una fortuna. La cucina piace — dai classici come gli gnocchi cacio, pepe e gambero rosso di Sicilia o la carbonara di mare dello chef Alessandro, fino al pescato fresco che arriva direttamente dal mercato: la nostra sogliola di Caorle, per esempio, che può arrivare anche a tre o quattro etti, è diventata una vera istituzione. Ma il cibo da solo non basta. La gente torna perché si sente bene, perché viene accolta. Siamo, credo, l'unico ristorante a Jesolo che fa accoglienza vera all'ingresso: qualcuno che ti riceve, ti guarda negli occhi, ti fa sentire atteso. È un dettaglio che costa poco e vale moltissimo.
Assolutamente sì. I dettagli sono tutto. Pensa alle bottiglie d'acqua senza etichetta: una scelta estetica, apparentemente minima, che però dice molto di come pensiamo alla tavola come a un insieme armonico. Oppure i nuovi olii della casa — al tartufo e al peperoncino — che accompagnano la focaccia: non sono solo un condimento, sono un benvenuto. Ogni elemento che arriva al tavolo deve avere una ragione, un senso, deve essere pensato. Quando il cliente si accorge di questi piccoli gesti — e se ne accorge, credetemi — capisce che c'è qualcuno che si è preoccupato per lui prima ancora che entrasse dalla porta.

Sì, quest'anno abbiamo ampliato molto la proposta degli aperitivi, anche per chi non beve alcolici: il Bellini analcolico, per esempio, va benissimo. E sul fronte vini stiamo facendo scelte più coraggiose, meno scontate. Il Masseria Cardillo Pas Dosé, un Metodo Classico secco ed elegante, è un esempio di quello che cerchiamo: bollicine di qualità che sorprendano il palato senza essere prevedibili. La carta dei vini deve raccontare qualcosa, non solo accompagnare il cibo.
Ci tengo molto. È un progetto nato dalla convinzione che la qualità del Rossi non debba fermarsi alla soglia del ristorante. Tante persone ci amano, ci seguono, ma magari quella sera non possono uscire — hanno ospiti a casa, bambini, semplicemente preferiscono stare sul divano. Con Rossi at Home su Deliveroo, possono avere a domicilio i nostri piatti, curati con la stessa attenzione che riserviamo alla sala. Non è delivery qualunque: è un'estensione dell'esperienza Rossi, con packaging pensato, presentazione curata, selezione di piatti che viaggiano bene senza perdere identità. È una sfida interessante, perché il cibo a domicilio deve ancora saper raccontare qualcosa.

Sono tre facce dello stesso approccio. L'Hotel Parioli è il nostro punto di partenza, la casa madre in un certo senso: un hotel che vuole offrire un'ospitalità vera, non standardizzata, dove ogni ospite sia trattato come un individuo e non come una prenotazione. La Terrazza Parioli, affacciata sul mare, ha un'anima più estiva e conviviale — la vista fa già metà del lavoro, ma non ci accontentiamo di questo: anche lì la cucina deve essere all'altezza, anche lì l'accoglienza deve essere precisa. E poi c'è il Rossi, che è il progetto più urbano, più contemporaneo, aperto tutto l'anno. Tre ambienti diversi, tre clientele in parte sovrapposte, ma un'unica regia: la stessa cura per il dettaglio, la stessa attenzione al cliente, lo stesso desiderio di sorprendere.

Con grande attenzione ai numeri, prima di tutto. Non lasciamo nulla al caso: monitoriamo le performance, capiamo cosa funziona e cosa no, e agiamo di conseguenza. I social sono fondamentali — il cliente oggi entra in un locale e vuole trovare al tavolo esattamente quello che ha visto su Instagram, nelle stories, nei reel. Se c'è uno scarto tra quello che comunichi e quello che servi, perdi fiducia in un secondo. Da noi questo non succede: quello che vedi online è quello che ti arriva nel piatto, anzi spesso è ancora meglio dal vivo. Questo è un impegno che prendiamo ogni giorno con chi ci segue.
Le persone. Avere collaboratori seri, motivati, che credano davvero in quello che stiamo costruendo. Un ristorante aperto tutto l'anno, come il Rossi, richiede una squadra coesa, che non consideri il lavoro come un semplice impiego stagionale ma come un progetto in cui crescere. Quando ci riesco — e per fortuna accade spesso — i risultati si vedono. E si sentono, al tavolo.
Qualcosa c'è, già dalla scorsa estate a dire il vero... Per ora ciò che posso dire è che non ci fermiamo. Jesolo è una città che si muove, si trasforma, attira un pubblico sempre più sofisticato e curioso. Noi vogliamo essere all'altezza di questa evoluzione, anzi vogliamo anticiparla. Come abbiamo sempre fatto.
Via Bafile 183, Jesolo (VE)