Perché la Gen Z ha smesso di bere

Pubblicato il 1 maggio 2026 alle 11:00

A Milano si balla anche di mattina, con un caffè in mano e tanto autocrontrollo (forse troppo alcuni direbbero). Il soft clubbing è un trend sempre più popolare, segnale evidente di un cambiamento più ampio: tra i giovani, l’alcol è cosa superata, meglio stare insieme lucidamente per divertirsi sul serio senza, una volta tanto, distrazioni. Certo, non è scomparso, ma ha perso centralità e, soprattutto, ha cambiato significato.

Qualche novità

B party ha creato un nuovo format, “Espresso”: musica house tra le pasticcerie e le caffetterie milanesi. Si balla e mangiano brioche (o focaccia, dipende dal momento della giornata) e i prodotti di caffetteria sostituiscono i classici cocktail. Gli ultimi eventi sono stati accolti dal cocktail bar Desco (via Bassano Porrone 8) e dalla pasticceria Clivati 1969 (viale Coni Zugna 57); a breve uscirà la nuova programmazione.
Altri format di soft clubbing itineranti sono quelli organizzati da Fame Club, un collettivo creativo che unisce musica, cibo e socialità con musica dj durante i pasti della giornata (colazione, pranzo e cena), Panny Sporchi, per ascoltare buona musica mangiare bene, e Rise (il brunch degli amici) che unisce brunch e dj set il location sempre diverse.

Da Ciclocaffè (in via Angelo Rizzoli 47) ogni sabato mattina dalle 11.00 alle 15.00, dj set insieme a colazione e brunch. Mentre, ogni domenica, musica dalle 12.00 da Ostello Bello in Duomo (via Medici) e, dalle 11.00 alle 16.00, al Club Giovanile Milano (via Antonio Raimondi 15).
Mensilmente vengono organizzati eventi di morning club anche da Mogo (via Bernina 1C), da Tipografia Alimentare (via Dolomiti 1) e all’Arca (in via Rimini 38, per i tesserati).

Controllo e cultura della performance

Dire che “la Gen Z non beve ” sarebbe una bugia. Piuttosto, beve meno, meglio, o in modo consapevole. Alterna drink alcolici e analcolici, sceglie cocktail a bassa gradazione, oppure li evita del tutto in contesti in cui, fino a poco tempo fa, sarebbero stati imprescindibili. È una trasformazione che riguarda le abitudini, ma che si riversa anche sul piano valoriale: la perdita di controllo non è più tollera. Oggi, quando a vincere è l’incertezza (del presente e del futuro), mantenere il controllo diventa un’azione imprescindibile. La tranquillità ha preso il posto degli eccessi. E poi c’è bisogno di presenza, di viversi sul serio: messa la testa fuori dai dispositivi digitali l’esperienza reale e consapevole è ciò che conta davvero.

Le nuove generazioni fanno i conti con una nuova cultura, quella della performance che attraversa ogni ambito, dal lavoro al tempo libero. Essere lucidi, presenti, attivi e sempre produttivi sono le nuove condizioni per una vita “giusta” e felice. E questo mito della performance è anche fisica: corpo perfetto, allenamenti costanti, calorie inutili eliminate. Il benessere diventa la lente attraverso cui leggere anche il divertimento. Non si tratta solo di salute in senso stretto, ma di gestione del sé, di equilibrio interiore (torna il controllo). Il corpo diventa qualcosa da non compromettere e quindi, quasi naturalmente, l’alcol - disfunzionale per molteplici ragioni - tende a essere ridimensionato, se non esplicitamente evitato.

Ma se da un lato questo eccessivo slancio di precisione e autocritica preoccupa, i giovani hanno trovato nuovi modi di aggregazione e divertimento: dai book club serali, ai gruppi sportivi che, dopo una corsa di gruppo mattutina, si ritrovano al bar per fare colazione insieme.

Questa healthy culture sempre più normalizzata si traduce in vini biologici, bevande fermentate, mocktail e ingredienti funzionali che entrano nei menu e nelle abitudini quotidiane.

Ti segnaliamo i nostri tre posti preferiti ber bere drink alcol free a Milano.

Sui Navigli


Locale tra i più frequentati sui Navigli, il Mag Café si distingue per una proposta di miscelazione dinamica, fatta di sperimentazioni e continui aggiornamenti della drink list. Un aspetto particolarmente interessante è l’attenzione dedicata ai mocktail, che qui non sono semplici alternative ai cocktail classici, ma proposte strutturate e autonome. Il locale lavora con distillati analcolici, soda artigianali e ingredienti selezionati per costruire drink equilibrati e complessi, mantenendo una ricerca tecnica assolutamente equiparabile a quella della miscelazione tradizionale. Tra i più rappresentativi c’è “Da grande sarò un Negroni”, reinterpretazione analcolica del classico, che ne richiama profumi e struttura senza l’utilizzo di alcol. L’ambiente richiama un’estetica vintage, con arredi e oggetti eterogenei che contribuiscono a creare un’atmosfera riconoscibile. Oltre alla sala interna, è presente un dehor affacciato sul Naviglio, particolarmente frequentato nelle ore dell’aperitivo. La drink list è in continua evoluzione, con concept e struttura sempre diversi e nuove proposte che si affiancano ad alcuni classici della casa, sempre disponibili.
Ripa di Porta Ticinese 43, Milano; Tel: 02 3956 2875

A Porta Nuova


Nel cuore contemporaneo di Milano, tra i grattacieli di Porta Nuova, Tripstillery (famiglia del Mag) si distingue per un concept preciso e poco convenzionale: un cocktail bar con microdistilleria artigianale interna, dove la produzione delle basi avviene direttamente in loco ed è possibile realizzare il proprio distillato personalizzato. Il focus è sulla sperimentazione. La drink list è costruita attorno a diverse categorie — low ABV, cocktail freschi e miscele più strutturate — con un’attenzione particolare ai distillati proprietari, tra gin, amari e altre produzioni realizzate nel laboratorio a vista. Anche sul fronte analcolico il lavoro segue la stessa logica: non semplici varianti, ma drink pensati per valorizzare aromi e botaniche, spesso derivati dagli stessi processi di distillazione o infusione utilizzati per le versioni alcoliche. Il risultato sono proposte pulite, tecniche, coerenti con l’identità del locale, adatte sia all’aperitivo sia al dopo cena. L’ambiente è urbano e moderno, gli spazi si caratterizzano per linee contemporanee e grandi vetrate. Bella la posizione, all’interno di Piazza Alvar Aalto, uno degli snodi più riconoscibili della nuova Milano. Più che un semplice cocktail bar, è uno spazio ibrido che combina mixology, produzione e racconto del prodotto.
Piazza Alvar Aalto, Milano; Tel: 02 6206 1443

In centro


A pochi passi dal Teatro alla Scala, all’interno dell’hotel Mandarin Oriental, il Mandarin Garden è aperto agli ospiti dell’albergo e alla clientela esterna. La drink list del bar segue un concept preciso: un itinerario ispirato ai viaggi di Jules Verne e, in particolare, al suo romanzo Il giro del mondo in ottanta giorni. Undici signature cocktail costruiscono un percorso narrativo che attraversa idealmente diverse geografie e suggestioni, mantenendo una coerenza stilistica sia nella proposta alcolica sia in quella analcolica. Proprio i mocktail rappresentano uno degli elementi più interessanti della carta. Si tratta di drink progettati con una propria identità, che lavorano su equilibrio, aromi e stratificazione. Tra le proposte, “Love in Portofino” e “Vintage Negroni” offrono interpretazioni analcoliche curate, pensate per mantenere complessità e riconoscibilità senza ricorrere all’alcol. Lo spazio riflette la struttura che lo ospita: design italiano, materiali pregiati come marmo e legni chiari, con inserti decorativi che richiamano atmosfere più esotiche. Il cuore del locale è il cortile interno, un giardino raccolto e verde, piccola oasi nel centro città.
Via Andegari 9, Milano; Tel: 02 8731 8898

In una città come Milano, dove ritmo e ambizione fanno da sfondo a ogni scelta, questa trasformazione è particolarmente visibile. Non è la fine dell’alcol, ma la fine del suo protagonismo. Bere non è più il punto di partenza della socialità, ma una possibilità tra le tante che, a dire la verità, spesso finisce in fondo alla lista.


Fotografie interne reperite dalle pagine social ufficiali dei rispettivi locali.

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scritto da:

Beatrice Tagliapietra

Milanese dalla nascita, amo ballare, viaggiare e mangiare. Mi piace la poesia, il cinema e il buon vino (soprattutto se bevuto in compagnia). Odio la convenzionalità e la monotonia mia annoia. Di giorno scopro il mondo, di notte dormo poco e scrivo tanto.

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