Da qualche mese a Bari abbiamo il primo centro culturale e gastronomico italo-levantino della Puglia
Pubblicato il 27 aprile 2026
Sciam. Chi è di Bari lo dice ogni giorno, spesso senza pensarci. È il modo in cui ci si chiama per uscire, per muoversi insieme, per dire andiamo. In dialetto barese, sciam è la prima persona plurale: andiamo, usciamo, muoviamoci. In arabo invece, الشام, è qualcosa di completamente diverso e molto più antico: è il nome con cui il mondo arabo chiama il Levante, la regione storica che comprende Siria, Libano, Palestina e Giordania. Due parole identiche nella forma, di origine diversa, che si incontrano per caso in un nome solo. Una coincidenza che dice già tutto: un posto barese che parla del Levante, un ristorante che è anche un punto di incontro tra due sponde del Mediterraneo. Il nome scelto per questo ristorante non è casuale. È una dichiarazione di appartenenza condivisa, costruita su una sovrapposizione linguistica che pochissimi notano e che, una volta vista, non si dimentica.

Sciam RistoArt ha aperto il 22 dicembre 2025 in via Putignani 264, nel quartiere Libertà. È il primo centro culturale e gastronomico italo-levantino della Puglia. Non è un ristorante etnico nel senso generico del termine. È un progetto costruito da sei professionisti palestinesi, siriani e libanesi che vivono a Bari da anni, con storie diverse alle spalle e un obiettivo comune: portare in città la cucina e la cultura del Levante nella loro forma più autentica.

La scelta del quartiere Libertà non è accessoria. Il Libertà è uno dei rioni più vivi e multiculturali di Bari, un quartiere storico che ha sempre ospitato comunità diverse e che oggi è il posto dove la città cambia più velocemente. Si tratta, infatti, di un quartiere locale, lontano dalla zona turistica della città. Chi entra da Sciam lo fa perché lo ha cercato, o perché qualcuno gliene ha parlato.
L'interno è uno spazio lungo con volta a botte in pietra chiara, lo stesso materiale che si vede in tanti palazzi storici pugliesi. Le pareti sono bianche e funzionano da galleria: opere d'arte appese su entrambi i lati, come in una mostra permanente che cambia nel tempo. In fondo, un arco verde con il logo del ristorante, nonché il nome in caratteri latini e arabi, affiancato da rami d'ulivo dorati. Un lampadario al centro della volta completa lo spazio senza sovraccaricarlo. Lungo le pareti ci sono divani in legno intagliato con il nome del locale scolpito nello schienale, ricoperti di stoffe a motivi geometrici in rosso, nero e arancio, un tipo di tessuto che si potrebbe trovare anche nelle case del Levante. È un ambiente che non cerca l'esotico: prende la struttura architettonica pugliese così com'è e ci costruisce sopra qualcosa di riconoscibile, con misura. Il risultato è un posto che unisce in modo coerente la visione del progetto risto-art alla sua location.

Il menu di Sciam è costruito intorno alla cucina palestinese, siriana e libanese. Non è una fusione, non è una rivisitazione. Sono ricette tramandate di generazione in generazione, le stesse che le persone del Levante preparavano nelle cucine di casa, con gli ingredienti di quella terra. I mezze sono il punto di partenza: hummus fatto con ceci lavorati a mano, mutabbal di melanzane arrostite, fatayer ripieni di spinaci o formaggio, dawali, gli involtini di foglie di vite con riso e carne. Sono piatti che in Italia si conoscono poco nella loro versione autentica. Tra i piatti principali, il musakhan è uno dei più rappresentativi della tradizione palestinese: pollo speziato con cipolle, sumac e pinoli, servito su pane taboon, il pane rotondo cotto nel forno di pietra tradizionale. C'è poi la maqluba, che in arabo significa rovesciata: un timballo di riso, verdure e carne che al momento di servire viene capovolto sul piatto, rivelando la sua composizione a strati. È un piatto comunitario, fatto per le occasioni, per stare insieme. Il maftul, versione palestinese del cuscus, e la qedra, il riso tipico di Hebron, completano un menu che racconta una geografia precisa. I dolci chiudono il pasto con la kunafa - pasta di semolino e formaggio nabulsi, sciroppo di rose, pistacchi - e i mamoul, i biscotti ripieni di datteri o noci che si preparano nelle case palestinesi per le feste. Da bere, oltre al tè alla menta e karkadè, ci sono vini libanesi e palestinesi, tra cui il Nadim, che pochi conoscono in Italia e che qui si può ordinare a bicchiere.

Sciam non si definisce solo ristorante, e non è un modo di dire. Il locale collabora stabilmente con il Laboratorio Palestina Cultura e Arti, e ospita un calendario di eventi che include mostre d'arte temporanee, reading letterari, presentazioni di libri sulla cultura levantina, concerti di musica tradizionale e contemporanea del Medio Oriente, proiezioni cinematografiche e laboratori di cucina aperti al pubblico. È uno spazio che funziona anche quando la cucina è chiusa. In primavera è prevista l'apertura di un giardino arabo esterno, dove si potrà bere il tè e stare con il narghilè, un'estensione naturale di un posto che è già, nel suo funzionamento quotidiano, un invito a fermarsi. Questo aspetto non è separabile dalla storia di chi ha fondato Sciam. Sono persone arrivate a Bari da Palestina, Siria, Libano. Persone che hanno scelto di costruire qualcosa che non fosse solo un semplice ristorante, ma un modo per portare la propria cultura in una città come Bari. Il progetto, inoltre, ha una valenza sociale diretta: crea lavoro per persone provenienti da quei paesi, valorizzando competenze che altrimenti resterebbero invisibili.
Bari è una città che guarda al Mediterraneo da secoli. Il porto, le rotte commerciali, la storia di una città che è sempre stata un punto di scambio tra culture diverse e tutto questo ha lasciato tracce nella lingua, nella cucina, nell'architettura.
Aprire un posto come Sciam RistoArt a Bari nel 2025 ha un senso specifico, che va oltre la gastronomia. Portare la cucina palestinese a Bari, con i suoi sapori, le sue storie, i suoi ingredienti, le sue ricette tradizioanli, è un atto culturale preciso. Non è un gesto simbolico: è un modo concreto di far esistere una cultura. Il cibo può raccontare le persone meglio di molte altre cose. E qui, ogni piatto che arriva a tavola porta con sé una storia che vale la pena ascoltare.
Sciam - RistoArt. Via Putignani 264, Bari. T: 3514643001
scritto da:
Appassionata di lingue e culture straniere, sono convinta che il modo migliore per conoscere una nuova cultura è partendo dalle tradizioni culinarie. Mi piace il buon cibo, quello tradizionale, ma soprattutto quello sperimentale. La cucina è un’esperienza fatta di infiniti tentativi dove, anche quelli fallimentari, possono portare alla nascita di qualcosa di unico, proprio come il Panettone o il Negroni sbagliato. Il tutto sta nel lasciarsi andare e nel godersi l’esperienza!