Quando il gelato diventa ragione di vita: la storia di Eugenio Morrone
Pubblicato il 1 giugno 2026
Eugenio Morrone è un'eccellenza italiana che nasce da lontano: la sua ascesa nel mondo del gelato artigianale parte da una "gavetta" concreta, tra laboratori affollati e mani sporche di ingredienti veri. A 15 anni già immerso nel mestiere, ha imparato non sui banchi di scuola ma tra errori, stagioni e intuizioni quotidiane. Influenzato dagli studi in scienze motorie, vede nel gelato non solo un piacere, ma un equilibrio tra gusto, alimentazione consapevole e rispetto delle materie prime. In questa intervista, Morrone ci racconta come passione e dedizione abbiano forgiato il suo percorso unico.
Eugenio, la tua storia professionale non nasce da un colpo di fortuna, ma da una gavetta molto concreta. Se dovessi raccontare l’inizio del tuo percorso, da dove partiresti?
Eugenio Morrone: Partirei da una parola semplice: lavoro. Io ho cominciato molto presto, a 15 anni, e da allora non ho mai smesso di stare dentro ai laboratori, di osservare, di sporcarmi le mani, di capire come si costruisce davvero un prodotto. Prima ancora di pensare a un locale mio, avevo già capito che questo mestiere non si impara solo studiando: si impara vivendo il laboratorio ogni giorno, stagione dopo stagione, errore dopo errore, intuizione dopo intuizione. E forse è proprio questo che mi ha permesso di arrivare dove sono oggi.
Nel tuo racconto torna spesso anche lo sport. Quanto ha influenzato la tua idea di gelato e di alimentazione?
Eugenio Morrone: Tantissimo. Io ho studiato scienze motorie, quindi ho sempre avuto un’attenzione naturale per il rapporto tra alimentazione, equilibrio e performance. Per me il cibo non è mai stato solo piacere: è anche consapevolezza, misura, rispetto del corpo. Il gelato, in questo senso, può essere un prodotto straordinario se nasce da una logica corretta, da ingredienti veri, da una lavorazione pulita. Non mi è mai interessato fare qualcosa che fosse solo scenografico: mi interessa fare qualcosa che abbia senso, che sia buono davvero e che lasci un segno nel palato e nella memoria.

Quando sei arrivato a Roma, avevi già chiaro che saresti diventato imprenditore?
Eugenio Morrone: No, non nel senso classico del termine. Io ero arrivato a Roma per studiare, per mantenere me stesso, per costruirmi un futuro. L’imprenditoria è venuta dopo, come conseguenza naturale di un percorso fatto di esperienza e di responsabilità. Quando hai una certa visione del prodotto e del mestiere, prima o poi ti accorgi che per esprimerla davvero devi assumerti il rischio di metterti in proprio. E lì capisci che non basta essere bravi tecnicamente: devi saper organizzare, gestire persone, prendere decisioni, guardare avanti.
Oggi il tuo nome è associato a una gelateria di altissimo profilo. Ma quanto è stato importante il lavoro di ricerca dietro ogni scelta?
Eugenio Morrone: È stato fondamentale. Io credo che un artigiano vero debba essere anche un ricercatore. Non basta sapere fare un buon prodotto: bisogna capire perché funziona, come migliorarne la struttura, come valorizzare una materia prima, come costruire un gusto che sia riconoscibile ma anche elegante. Ho sempre studiato tanto, mi sono confrontato con professionisti, ho frequentato ambienti di livello, ho imparato da chi aveva più esperienza di me. E ancora oggi continuo a farlo, perché questo mestiere ti chiede umiltà e aggiornamento continuo.
La tua carriera è punteggiata da riconoscimenti importanti. Ce n’è uno che ha segnato una svolta?
Eugenio Morrone: Ogni premio ha avuto un significato preciso, ma il primo vero cambio di percezione è arrivato con il Gelato Festival Roma e poi con il titolo di Campione Europeo. Da lì ho capito che il lavoro fatto fino a quel momento non era solo valido per me o per il mio laboratorio: era riconosciuto anche fuori, in un contesto competitivo e qualificato. Poi il Premio Eccellenza al SIGEP, il Sigep Gelato d’Oro, il primo posto nel Gelato World Ranking e infine la Coppa del Mondo di Gelateria hanno consolidato un percorso. Non li ho mai vissuti come trofei da esibire, ma come responsabilità da onorare ogni giorno.

La tua affermazione più forte sembra essere questa: “meno effetti speciali, più sostanza”. È corretto?
Eugenio Morrone: Assolutamente sì. Io credo che la qualità vera stia nella chiarezza del gusto, nella precisione della tecnica, nell’onestà del prodotto. Il gelato non ha bisogno di essere travestito per essere interessante. Anzi, quando un gusto è costruito bene con una struttura corretta e una materia prima eccellente, parla da sé. La semplicità non è povertà: è controllo. È la capacità di eliminare il superfluo per far emergere ciò che conta davvero.
In un settore spesso dominato dalle mode, tu sembri avere un’identità molto precisa. Quanto conta la coerenza?
Eugenio Morrone: Tantissimo. La coerenza è la cosa più difficile da mantenere, perché richiede disciplina, coraggio e anche una certa testardaggine. Le mode vanno e vengono, ma se costruisci un’identità forte, il cliente la riconosce. Io ho sempre cercato di restare fedele a un’idea di gelato che fosse tecnica ma leggibile, elegante ma accessibile, contemporanea ma radicata nella materia prima. Questo ti permette di durare, non solo di apparire.
Il tuo lavoro non si ferma al laboratorio: sei anche formatore. Quanto ti ha dato la docenza?
Eugenio Morrone: Tantissimo, perché insegnare ti costringe a sistematizzare quello che fai. Quando devi spiegare un processo, sei obbligato a conoscerlo davvero, a renderlo chiaro, a difenderlo anche sul piano tecnico. E poi c’è un altro aspetto: il confronto con gli allievi e con altri professionisti ti mantiene vivo, ti impedisce di sederti. La docenza non è un ruolo accessorio; per me è parte integrante del mestiere. Ti fa crescere come artigiano e come persona.
Roma, però, non è una piazza facile. Come hai affrontato un mercato così complesso?
Eugenio Morrone: Con pazienza e con rispetto. Roma ha una tradizione fortissima, ma proprio per questo può essere diffidente verso il nuovo. Non basta aprire un locale e aspettarsi che il pubblico capisca subito. Devi educare il cliente, costruire fiducia, mantenere un livello alto nel tempo. E soprattutto devi essere credibile: il cliente romano riconosce molto bene chi ha sostanza e chi invece si appoggia solo all’immagine.

Il Cannolo Siciliano e Fiordiluna a Trastevere (altra gelateria di Morrone, ndr) sono diventati punti di riferimento. Cosa rappresentano oggi per te?
Eugenio Morrone: Rappresentano una visione completa del mio lavoro. Non sono solo dei punti vendita: sono luoghi in cui il prodotto, l’organizzazione e la cultura del mestiere devono stare insieme. In un locale serio non conta solo quello che vendi, ma come lo fai, come lo conservi, come lo presenti, come formi il tuo staff. Io ho cercato di costruire un sistema coerente, non una semplice vetrina.
La tua crescita è stata anche aziendale. Come si guida un’attività che oggi richiede struttura, squadra e visione?
Eugenio Morrone: Accettando che da soli non si va lontano. A un certo punto devi creare metodo, delegare, formare persone, stabilire standard. È lì che un artigiano diventa anche imprenditore. Io ho imparato che non basta essere presenti in laboratorio: bisogna pensare all’intera macchina, alle materie prime, ai flussi di lavoro, alla continuità del prodotto, alla sostenibilità economica e umana del progetto.
Guardando il tuo percorso, sembra che il successo per te coincida soprattutto con una cosa: costruire un linguaggio riconoscibile. È così?
Eugenio Morrone: Sì, perché alla fine il prodotto parla di te. Se il tuo linguaggio è confuso, il cliente percepisce confusione. Se invece hai una linea chiara, tecnica, pulita e coerente, il pubblico la riconosce. Io ho sempre voluto costruire un gelato che fosse leggibile, che avesse personalità e che fosse frutto di studio. Il riconoscimento più bello, per me, non è solo il premio: è quando una persona assaggia un prodotto e capisce subito che c’è un pensiero dietro.
Il futuro, allora, come lo immagini?
Eugenio Morrone: Lo immagino come un equilibrio tra innovazione e responsabilità. Innovare sì, ma senza perdere il contatto con la qualità e con la realtà del mestiere. Voglio continuare a migliorare, a formare persone, a costruire prodotti che abbiano identità e valore. E soprattutto voglio restare fedele a un principio molto semplice: fare bene le cose, ogni giorno, senza scorciatoie.
(immagini gentilmente concesse da Il Cannolo Siciliano)
scritto da:
Giornalista, addetto stampa, web copywriter, social media manager e sognatore dal 1983. Una vita intera dedicata alla parola e alle sue innumerevoli sfaccettature.
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