Come mai sono tutti ossessionati dalla frutta realistica, anche a Padova

Pubblicato il 30 aprile 2026

Come mai sono tutti ossessionati dalla frutta realistica, anche a Padova

A chi non è mai capitato di aprire Instagram o TikTok, scorrere tra reel di ogni tipo e imbattersi in video in cui influencer addentano con un gran morso dolci che sembrano, in tutto e per tutto, fragole, limoni, manghi o mele? La chiamano “frutta realistica”: creazioni che dei prodotti della terra riprendono solamente la forma e il colore, ma che all’interno rivelano un tripudio di creme, mousse, ganache e basi di biscotto, pensate per riprodurre, più o meno fedelmente, il sapore del frutto rappresentato.

Si tratta di una tecnica nota come “trompe-l’œil”, ovvero l’inganno dell’occhio, che in questo caso abbandona le tele dei quadri per approdare nel mondo della pasticceria moderna, trasformando le monoporzioni in illusioni commestibili. Il risultato sono dolci esteticamente impeccabili, uno spettacolo per gli occhi prima ancora che per le papille. E il pubblico rimane diviso: c’è chi ne è entusiasta, chi è solleticato dalla curiosità e chi, invece, li bolla dal principio come un fenomeno alimentato più dall’hype social che dalla sostanza.


Il pioniere della frutta realistica contemporanea è Cédric Grolet, celeberrimo pasticcere francese. La sua sperimentazione inizia, in realtà, da un sasso; Grolet cerca di replicarne l’aspetto, in modo da ottenere un risultato quasi indistinguibile da un ciottolo vero. Dalla pietra alla frutta il passo è stato breve ed è nato così uno dei trend più virali del 2026.

In un’era dove l’utente medio si addormenta ascoltando suoni ASMR, le banane, i chicchi di caffè e le arachidi dal guscio scrocchiarello, derivato da un mix di cioccolato e burro di cacao, hanno presto catturato l’attenzione del pubblico. Un “crack”, il rumore secco del rivestimento che si spezza, lasciando spazio alla morbidezza liquorosa del ripieno: un suono che piace all’audience e, di conseguenza, all’algoritmo. Un dettaglio che, tra l’altro, li rende perfetti per i mukbang, i video nati in Corea del Sud in cui i creator divorano enormi quantità di cibo davanti alla telecamera interagendo al tempo stesso con il pubblico.

L’onda del successo ha presto scavalcato la frontiera transalpina per arrivare in Italia. In particolar modo, ha trovato terreno fertile in alcune pasticcerie partenopee, come Nikka Boulangerie, con sede a Portici, in provincia di Napoli. Qui è possibile prenotare monoporzioni di banane, limoni, arachidi, nocciole, pistacchi, noci e mandorle assai più perfette del prodotto naturale che raffigurano e ritirarle in negozio dalle 18.30 in poi.

Capitolo costi: se nella sfavillante Los Angeles una mela realistica arriva a costare fino a 30 dollari, nel laboratorio di Grolet i prezzi si fermano a 17 euro. Nel Belpaese, in media, per una monoporzione si spende tra i 10 e i 15 euro.

E nella nostra città?


A Padova, più precisamente a Cadoneghe, l’unica pasticceria che offre frutta che inganna l’occhio è Fabian, in via Matteotti. Il locale ha iniziato a proporre queste creazioni ogni weekend a partire dall’11 e 12 aprile, quando in vetrina sono comparsi mango e lampone. Una notizia che, complice l’estesa campagna social portata avanti dalla pasticceria, ha ben presto catturato l’interesse dei padovani, spinti soprattutto dalla curiosità di poter finalmente addentare una monoporzione alla Grolet all’ombra del Santo (o quasi). Per questo, con il passare dei fine settimana, sono comparsi sul bancone altri tre prodotti realistici: mela, fava di cacao e chicco di caffè. «Non è possibile prenotare», hanno spiegato dalla pasticceria. Basterà presentarsi direttamente al locale, dunque, per soddisfare la propria voglia di novità. Last but not least, i prezzi: una monoporzione realistica firmata Fabian viene 7 euro, un prezzo senza dubbio inferiore rispetto alla media nazionale.
Pasticceria Fabian, via Giacomo Matteotti, 104/A, Cadoneghe (Pd) – Tel. 049 8873601

Moda passeggera o nuova icona della pasticceria contemporanea? Sarà il tempo a dircelo. Tuttavia, a giudicare dalle file fuori dai locali (e dai reel), la risposta, almeno per ora, sembra essere già arrivata.

Foto in articolo e copertina di Pasticceria Fabian

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scritto da:

Bianca Bettio

Da bambina sognavo di diventare una scrittrice o una cassiera; quando ho scoperto che la matematica non faceva per me mi sono lanciata sui libri. Dopo un Erasmus a Helsinki e un master a Bologna, sono tornata in Veneto. Qui osservo, ascolto e scrivo di ciò che fa stare bene.

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