Ripercorriamo i ristoranti più fichi aperti nel 2025 a Roma
Pubblicato il 30 dicembre 2025
Avete mai provato a contare i bar e i ristoranti di Roma? Non ci riuscirete, certo non con le dita di una mano, perché, dati alla mano, a Roma si contano circa 20mila pubblici esercizi (fonte Fipe). Va da sé che ogni anno il turn over, fra chiusure e aperture, è sempre forsennato. Negli ultimi anni, fra il Giubileo e lo sbarco a Roma di numerose catene di lusso, il dinamismo ci è sembrato ancor più accentuato, in tutte le categorie di locali, dai bar alle pizzerie, dai ristoranti tradizionali a quelli fine dining, dalle trattorie moderne alle insegne internazionali. Il risultato? La wish list dei posti da provare si allunga: vi aiutiamo raccontandovi le aperture che ci sono sembrate più interessanti. E se non ci siete stati nel 2025, è ora di metterli in “to do list” per l’anno che verrà.


Cominciamo dalle stelle, non tanto perché si tratti di un ristorante stellato (sebbene, nel tempo, in alcune sedi della catena la Michelin abbia lasciato il segno), quanto perché è all’interno di un hotel cinque stelle lusso, nel cuore di via Veneto. E, sempre a proposito di star, l’inaugurazione del ristorante Nobu, a inizio novembre, ha visto la presenza di Robert De Niro, uno dei soci del brand dall’anima nipponica, alle prese con la tradizionale cerimonia giapponese del sake. Fra roll e sashimi, i piatti simbolo dello chef Nobu ci sono tutti. Il consiglio è di scegliere la strada dell’omakase, il rituale gastronomico giapponese che significa “fidati di me” (e che ha un prezzo definito, perché se cominciate a ordinare alla carta il rischio è di perdere il conto).
Nobu, Via Vittorio Veneto 155 - Tel. 06 487881

Fra le aperture più chiacchierate dell’anno, sempre in tema di hotel cinque stelle, c’è stata quella dell’Orient Express La Minerva, nell’omonima piazza. Il brand che richiama il lusso del più famoso treno del mondo non solo è un hotel dagli spazi favolosi, ma è anche una miniera di esperienze food&beverage. Già sono stati presentati il ristorante dall’anima italiana Gigi Rigolatto, il lobby bar, dove concedersi un drink o uno speciale afternoon tea, nonché l’attigua pasticceria DaV, che ha portato a Roma le dolcezze del brand Da Vittorio (in questo caso si tratta di un indirizzo unito da una porta, ma concettualmente separato dall’hotel). E ancora sono attese le inaugurazioni al pubblico del discreto Wagon Bar, una specie di secret bar dai toni contemporanei, e di un altro ristorante giapponese. Il tutto passando sotto lo sguardo attento della Minerva, che accoglie gli ospiti nella lobby.
Orient Express La Minerva, Piazza della Minerva 69 - Tel. 06 844299


Ancora un’apertura legata a un hotel, ma questa volta, anche se siamo sempre sul sofisticato, andiamo un po’ più sull’abbordabile, sia per prezzi che per format, decisamente più intimo e meno formale. Siamo a due passi dalla Fontana di Trevi, dove il ristorante Anavà accoglie negli spazi al piano terra del boutique hotel Je Rome, in via dell’Umiltà. Qui c’è il bravo chef Danilo Mancini, che ha creato una proposta con i piedi saldamente piantati nelle tradizioni italiane, con qualche guizzo che riprende piatti degli anni ’80-’90. I giochi di tecnica e consistenze fanno diventare contemporanei anche i suoi piatti più nostalgici. Il tutto, poi, può essere abbinato sia all’ampia selezione di vini, ma anche ai cocktail della drink list dell’interessante bancone che accoglie all’ingresso.
Anavà, Via dell’Umiltà 33 - Tel. 3928801009


Uno degli storici ristoranti cinesi di Roma, una certezza in fatto di piatti orientali fatti bene e autentici, firma una nuova apertura e un riassetto degli indirizzi già esistenti. Il ristorante da cui tutto è partito, Dao di viale Jonio, è diventato un bistrot (come l’altra sede in zona piazza Bologna), mentre a due passi da via Veneto, in via Sardegna, Dao ha aperto una sua versione più sofisticata. Qui si può scegliere fra menù degustazione e piatti alla carta, che ripercorrono la tradizione delle varie regioni della Cina, fra materie prime di altissima qualità e tocchi creativi dello chef.
Dao, Via Sardegna 19/21 - Tel. 06 38382271


Un nuovo indirizzo aperto ad aprile in zona Monti, che già ha conquistato schiere di gastroappassionati della capitale. Anastasia Paris è una giovane fuoriclasse (classe 1994, per la cronaca), che ha la capacità di saper togliere la ruvidezza a materie prime non facili, come il quinto quarto. Ma non c’è solo questo, nella cucina di Futura (inutile chiedersi l’ispirazione di questo azzeccatissimo nome), quanto una rara passione per la cucina, che la rende una moderna ostessa e ambasciatrice di una cucina italiana che rinnova i canoni conosciuti, rimanendo con i piedi per terra. Pochi coperti, possibilità di prenotare un posto allo chef’s table per vedere Anastasia e la sua squadra all’opera da una posizione privilegiata, menù che cambiano continuamente in base all’estro e alle stagioni. “Se salto nel vuoto vieni con me?”, chiede la chef sul sito di Futura. Il consiglio è di darle la mano e affidarsi a lei.
Futura, Via Panisperna 222 - Tel. 06 01903498


Sarah Cicolini e Anastasia Paris sono spesso associate per provenienza (sono entrambe abruzzesi) e per lo stile (dall’amore per il quinto quarto, alla cucina ruvida). Va detto che Sarah è arrivata prima, con quel Santo Palato che ha riscritto le regole della trattoria. Ciò succedeva già dal 2017, ma torna fra le nuove aperture del 2025 (trovando un altro elemento in comune con Futura) perché Santo Palato ha cambiato sede e volto, rimanendo in zona San Giovanni. Solo un po’ più in là, verso Porta Metronia. Ma abbandonando l’aspetto da trattoria con le tovaglie a quadrettoni, a favore di un design più moderno e minimal, sebbene sempre di grande carattere, a cominciare dai colori decisi, come il rosso che predomina. Un po’ come una donna che mette un rossetto più evidente di quello a cui ci aveva abituati, ma che resta tuttavia ancorata a una cucina riconoscibile, in cui non mancano i suoi piatti ormai diventati cult, da una delle Carbonare meglio eseguite di Roma alla frittatina di rigaglie della nonna, passando per il Maritozzo, che - non so come - ma bisogna sempre lasciarsi uno spazio per assaggiare. Ps. non c’è numero di telefono, perché si prenota solo attraverso il form online, lasciando un deposito cauzionale. A qualcuno questo fa storcere il naso, ma per un locale con una lista d’attesa così lunga è un’esigenza, per evitare la piaga del no show.
Santo Palato, Via Gallia 28

Sul finire del 2025, una nuova apertura ha scosso le anime foodie della capitale: quella che ha unito professionalmente, in un unico spazio, il celebre oste romano Flavio De Maio, cuoco e patron di Flavio al Velavevodetto (Roma), e Franco Franciosi, cuoco e patron di Mammaròssa ad Avezzano. Il progetto si chiama Stecca e si trova nel quartiere Garbatella. Si definisce “uno spazio di connessione e relazione, dove cibo, vino, musica e parole si collegano tra loro e con gli ospiti”. Si tratta infatti di una “hi-fi” osteria, dove bere, mangiare e ascoltare musica dai vinili. Il nome viene dal verbo romano “steccare”, che vuol dire dividere in parti uguali, così come l’anima della cucina è un 50-50 di Abruzzo appenninico e romanità. E non mancano i piatti “da steccare”, equamente, a seconda del numero dei commensali.
Stecca, Viale Guglielmo Massaia 28 - Tel. 06 01906053


Diego Vitagliano ci riprova. A Roma aveva già aperto, ma dopo poco tempo, per via di incomprensioni fra soci, l’esperimento non era andato a buon fine. Stavolta riparte aprendo la quarta sede della sua 10 Diego Vitagliano Pizzeria dall’elegante quartiere Coppedè, dove mette a segno un’apertura di un locale dalle grandi dimensioni (oltre 150 coperti) e con l’intenzione di far scoprire al pubblico romano l’intero universo “Vitagliano”, dalla pizza napoletana tradizionale, di cui è uno dei grandi maestri, alla sua sempre presente attenzione al gluten free, a cui ha dedicato uno spazio asettico e con forno dedicato. C’è anche un bancone, per una proposta mixology prima di iniziare a degustare le pizze (in varie tipologie, compresa una simil-romana e la famosa croccante) e i golosissimi fritti di Diego. Non c’è telefono, perché qui non si prenota.
10 Diego Vitagliano Pizzeria, Via Chiana 80
In copertina: Nobu.
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C’è chi faceva le figurine dei calciatori, chi, come me, farebbe quelle degli chef, dei pasticceri e dei bartender. Così, da oltre 15 anni faccio la bargiornalista gastronomica e sono diventata l’amica a cui tutti chiedono “mi consigli un posto per…”