Tra le ultime nuove aperture di Torino da provare subito

Pubblicato il 10 settembre 2026

Tra le ultime nuove aperture di Torino da provare subito

A Torino le serrande continuano ad alzarsi. E se ormai abbiamo imparato a convivere con bakery patinate, cocktail bar che sembrano salotti e piattini da mettere rigorosamente al centro del tavolo, ogni tanto arriva ancora qualche indirizzo capace di cambiare un po’ le carte in tavola.

Negli ultimi mesi la città ha accolto nuove insegne molto diverse tra loro: c’è chi è arrivato direttamente da Istanbul, chi ha deciso che la pizza romana in teglia meritava uno spazio tutto suo, chi guarda al Giappone dall’oblò di un forno e chi recupera Piemonte, vino e convivialità senza trasformarli necessariamente in folklore.

Siamo andati a cercare alcune delle aperture più recenti che vale la pena mettere in agenda.

Smelt: Istanbul passa da Torino, con una deviazione al Noma



Partiamo da una delle aperture più fresche in assoluto.

In via Mazzini 54/D è arrivato Smelt, nuovo progetto di Ebru, Sinan e Samet. Vengono da Gaziantep, in Anatolia, e prima di Torino avevano un ristorante a Istanbul. Nel curriculum di Sinan c’è anche un passaggio decisamente poco trascurabile nelle cucine del Noma di Copenhagen. 

Il punto, però, non è collezionare nomi prestigiosi nel curriculum. È quello che finisce nel piatto.

La formula prende spunto dal rito delle meze, i piccoli piatti della tradizione mediorientale pensati per essere messi al centro e condivisi. Solo che da Smelt il viaggio non si ferma alla Turchia.

Ci sono marinature, fermentazioni e contaminazioni: dattero marinato con crema di gorgonzola al wasabi e uova di trota, ezme piccante accompagnato da cozze affumicate, borek croccante di melanzane ed erbe spontanee.

Insomma, chiamarlo semplicemente “ristorante turco” sarebbe parecchio riduttivo.

E c’è anche il vino: Smelt funziona come ristorante, tapas bar ed enoteca, con quella formula fluida che permette di andarci per mangiare seriamente oppure iniziare ordinando qualcosa da bere e vedere dove porta la serata.

Smelt, Via Giuseppe Mazzini 54/D, Torino, tel. 01119715951

San Massimo: la pizza romana in teglia arriva in via San Massimo



Cambio totale di scenario.

In via San Massimo 5/D ha preso posto San Massimo – Pizza in teglia, nuova insegna dedicata alla pizza romana.

Qui non servono impiattamenti da fotografare per dieci minuti prima di mangiare: la protagonista è la teglia, con una proposta essenziale e immediata che funziona per un pranzo veloce, una pausa durante il pomeriggio o una cena senza troppe cerimonie.

Il locale è oggi pienamente operativo e la sua presenza online è ancora molto giovane: conta poco più di una ventina di recensioni sulle principali mappe. L’indirizzo è interessante anche perché il civico ha già avuto altre vite gastronomiche: al 5/D c’era precedentemente Panzerottitime.

Questa volta, però, la direzione cambia completamente e punta verso Roma.

È uno di quei casi in cui il format sembra quasi andare contro la tendenza torinese degli ultimi anni: invece di costruire un menu enorme, si sceglie un prodotto riconoscibile e gli si lascia il centro della scena.

Da tenere d’occhio anche per capire se la pizza romana in teglia riuscirà a ritagliarsi a Torino lo stesso spazio conquistato negli ultimi anni da napoletana contemporanea e pizza al padellino.

San Massimo – Pizza in teglia, Via San Massimo 5/D, Torino

El Maslè Ciuc: sushi di carne, cocktail e un nome che più piemontese non si può


Ci sono locali che spiegano subito cosa vogliono essere. E poi c'è un posto che si chiama El Maslè Ciuc.

Siamo in via Bruno Buozzi 4/C, pieno centro, dove questo nuovo bistrot mescola volutamente registri diversi.

La proposta dichiarata ruota intorno al sushi di carne, affiancato da tartare, preparazioni piemontesi e piatti pensati per aperitivo e apericena. A completare il quadro ci sono cocktail classici e signature studiati anche per accompagnare ciò che arriva dalla cucina.

Più che decidere se definirlo cocktail bar, bistrot o posto da aperitivo, probabilmente conviene semplicemente entrarci.

Anche gli orari raccontano bene l'identità del locale: apertura dalle 16 a mezzanotte, dal martedì alla domenica. Si parte quindi dal pomeriggio e si può facilmente finire a cena inoltrata.

Il Piemonte c'è, ma non viene messo sotto una campana di vetro: dialoga con drink e preparazioni più contemporanee.

El Maslè Ciuc, Via Bruno Buozzi 4/C, Torino, tel. +39 331 770 2677

Barbesin: il Piemonte si beve prima ancora di mangiarlo


Per chi invece davanti alla parola “cantina” comincia già a guardare la carta dei vini, c'è Barbesin – Cantina Urbana, in corso Stati Uniti 11/E.

È una delle aperture della prima parte del 2026: già il 24 marzo veniva segnalata tra i nuovi indirizzi torinesi e le prime recensioni documentate risalgono allo stesso mese.

La formula è quella della vineria con cucina, con una forte attenzione al Piemonte, ai produttori locali e alle bottiglie. Il vino non è quindi l'accessorio ordinato dopo aver scelto il piatto, ma uno dei motivi per cui entrare.

Sul fronte cucina si rimane su coordinate riconoscibili: battuta di Fassona, vitello tonnato, salsiccia di Bra, insalata russa, formaggi e altri piatti che permettono alla bottiglia di non restare sola sul tavolo.

Una cantina urbana nel senso più letterale del termine, adatta tanto all'aperitivo quanto a una cena costruita attorno a qualche calice in più.

Barbesin – Cantina Urbana, Corso Stati Uniti 11/E, Torino, tel. +39 350 185 9273

JB Burger: Joe Bastianich porta lo smash americano in piazza Carlina

Ha aperto il 2 settembre, quindi più fresco di così è difficile. Joe Bastianich ha scelto piazza Carlina per il debutto torinese di JB Burger, il suo format dedicato allo smash burger americano.

Il locale si trova in via Santa Croce 0/E e per il brand rappresenta un passaggio importante: dopo Rozzano e Roma, Torino è la terza apertura italiana, ma soprattutto la prima direttamente nel tessuto urbano, fuori dai centri commerciali.

Al centro della proposta c'è naturalmente lo smash burger, con la carne schiacciata sulla piastra rovente per ottenere la caratteristica crosticina. Il menu rimane volutamente compatto e guarda senza troppi giri di parole agli Stati Uniti.

Tra i protagonisti c'è il New York Cheeseburger con cheddar, cipolla stufata, cetriolini e salsa JB, affiancato dal Crispy Bacon Burger con bacon e salsa affumicata. Ogni ricetta può essere ordinata scegliendo tra manzo, pollo fritto e alternative vegetali.

Anche l'impostazione è decisamente informale: circa cinquanta posti all'interno, una ventina all'esterno e apertura sette giorni su sette, dal pranzo fino alla sera.

Bastianich porta così la sua idea di America in uno degli angoli più gastronomicamente vivaci del centro torinese. E considerando le code e la curiosità registrate nei primissimi giorni, l'arrivo in città non è esattamente passato inosservato.

JB Burger, Via Santa Croce 0/E, Torino

La Torino delle nuove aperture non ha più un solo linguaggio

La parte più divertente è forse proprio questa: provare a trovare un filo conduttore tra le nuove aperture torinesi sta diventando sempre più difficile.

Nel giro di pochi mesi si può passare dalle meze turche contemporanee di Smelt alla pizza romana in teglia di San Massimo, ordinare sushi di carne insieme a un cocktail da El Maslè Ciuc, riscoprire il Piemonte attraverso una bottiglia da Barbesin e, da settembre, sedersi in piazza Carlina davanti allo smash burger americano di Joe Bastianich.

Cinque locali, cinque modi praticamente opposti di immaginare cosa significhi uscire a mangiare oggi a Torino.

Forse la tendenza più interessante è proprio l'assenza di una tendenza dominante. Da una parte continuano ad arrivare format internazionali e cucine che portano in città sapori e abitudini diverse; dall'altra rimane fortissimo il legame con il territorio, soprattutto quando entrano in gioco vino, carne e prodotti piemontesi. Nel mezzo ci sono formule sempre più ibride, dove il confine tra ristorante, bistrot, enoteca, cocktail bar e street food diventa meno importante dell'esperienza complessiva.

Anche il modo di vivere i locali sta cambiando. Non sempre si esce più con l'idea di sedersi, ordinare tre portate e tornare a casa. Si può entrare per un calice e rimanere a cena, dividere piccoli piatti, mangiare qualcosa al bancone oppure scegliere un posto costruito quasi interamente intorno a un solo prodotto.

E le aperture degli ultimi mesi sembrano raccontarlo bene.

C'è poi un altro elemento difficile da ignorare: Torino continua ad attirare progetti che arrivano da fuori. Istanbul, Roma, gli Stati Uniti convivono nello spazio di poche vie con Fassona, vini piemontesi e nomi in dialetto. Non significa che la città stia perdendo la propria identità; semmai sembra divertirsi a metterla continuamente alla prova.

Ed è probabilmente questo il motivo per cui seguire le nuove aperture rimane interessante. Non soltanto per scoprire dove prenotare il prossimo tavolo, ma per capire in quale direzione si sta muovendo il modo di mangiare e bere in città.

Perché mentre qualcuno cerca ancora di stabilire quale sarà il prossimo grande trend gastronomico, a Torino c'è già qualcun altro che sta alzando una serranda.

Le foto sono tratte dalle pagine FB e IG dei locali citati. 
In copertina: San Massimo. 
 

  • NUOVE APERTURE

scritto da:

Fabrizio Rossato

Blogger italiano e Wine Marketing Manager, studente di Scienze e Culture della Gastronomia presso l'Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo (CN). La sua formazione e attività indicano un forte impegno nella promozione e valorizzazione del territorio piemontese, con particolare attenzione alle tradizioni culturali e alle eccellenze agroalimentari della regione. Nel suo profilo Instagram, @folkloreetradizione. si dedica alla valorizzazione del patrimonio eno-gastronomico italiani, dando visibilità a ristoranti e attività che rappresentano il territorio, inclusi ristoranti stellati che reinterpretano la tradizione.

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