​Officina del Gusto è il ristorante più brulicante di Mestre. E per capirlo, mi è bastata una cena.

Pubblicato il: 14 febbraio 2019

​Officina del Gusto è il ristorante più brulicante di Mestre. E per capirlo, mi è bastata una cena.

Ma dove sono? Eppure mi pareva di stare a pochi passi da Piazza Ferretto. Quando ho fatto la mia entrata in Officina del Gusto per una cena veloce, una ventata di brulicante socialità mi ha spettinata all'improvviso.
Nessuna invasione, niente confusione, solo l'impressione che in Officina del Gusto le persone si incontrino per davvero, chiacchierino invece di scambiarsi convenevoli, discutano invece di chattare. Il bancone è ricolmo di bicchieri di spritz e di gomiti intenti a sorreggere teste parlanti, mentre i tavoli, scaldati dalla luce soffusa, ospitano amanti, amici, famiglie. Ogni momento si gusta fino in fondo.

Ho pensato tutto questo in appena dieci secondi - sì penso molto in fretta - perché subito dopo mi viene chiesto se desidero accomodarmi. Eccome! Se non mangio subito qualcosa finisco accartocciata sulla sedia. Salto l'aperitivo, forse per la prima volta dal 2005, ma lo stomaco chiama, e anche i profumi che escono dalla cucina.


Mi hanno riferito che in questo ristorante mestrino dalla proposta culturale interessante - al piano di sopra, un evento che intrattiene moltissime persone - si può mangiare anche vegetariano e vegano, e non si tratta della solita pasta al pomodoro o del contorno di verdure grigliate. Sbircio il menù e ordino hummus di ceci, maccheroni di canapa con crema alla zucca e il burger vegetariano (che diventa vegano senza il pecorino). Al calice un Soave. Ah, dimenticavo: voglio assolutamente provare l'escalivada di melanzane, peperoni, pomodoro e cipolla di Tropea.


L'attesa non è per nulla noiosa. Mi basta osservare i tavoli vicini al mio e origliare un pochettino. Sembra di stare in un caffè letterario, con tutta l'allegria dell'osteria veneziana. Con filo di egoismo, mi godo lo spettacolo delle cameriere che piroettano per la sala prendendo ordinazioni e servendo un piatto dopo l'altro. Arriva anche il mio, giusto il tempo di notare anche i più piccoli dettagli. A partire dai condimenti in tavola, di una certa qualità.

Non voglio fare una recensione piatto per piatto, sarebbe noioso e soprattutto inutile: se non gusti i piatti immerso fino al collo nell'atmosfera dell'Officina, ti perdi parte del sapore. Ma sei curioso, dunque anticiperò qualcosa.

L'hummus non viene servito con la solita pita ma con delle vele di quinoa croccanti.


E non capita spesso di ordinare una pasta fatta con la farina di canapa, condita con un sugo stagionale e saporito. La porzione? Più che giusta.


Burger: pane alla curcuma e seitan vincono. Quante volte hai ordinato il burger veggie per poi trovare al centro una fetta di patata tagliata spessa, oppure un burger di legumi più simile a una purea? Molto meglio il seitan, con l'escalivada: ghiottissima.


Ti domanderai come io sia riuscita a mangiare tutto da sola. Eravamo in due. Ma Officina del Gusto è uno dei pochi ristoranti in cui andrei volentieri senza scorta. Come una reporter a caccia di storie. 

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scritto da:

Martina Tallon

Amo mangiare ma sono sempre a dieta, non riesco mai a stare ferma anche se alla guida sono un pericolo, adoro andare per locali però sono un po' tirchia. Le contraddizioni sono il mio pane quotidiano: mai prendersi troppo sul serio.

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