Come festeggiano l'Epifania i veronesi: tradizioni e locali frequantati

Pubblicato il 29 dicembre 2025

Come festeggiano l'Epifania i veronesi: tradizioni e locali frequantati

Brusar la Strìa

A Verona l' Epifania è sempre stata una ricorrenza sentita, carica di simboli, riti e memorie antiche. Una festa sospesa tra sacro e profano, tra tradizione cristiana e credenze popolari, che per secoli ha rappresentato uno dei momenti più importanti dell'anno, soprattutto per i bambini.
L'Epifania è una festa cristiana che si celebra il 6 gennaio e ricorda la manifestazione di Gesù Cristo come Figlio di Dio. Nel cristianesimo occidentale è legata alla visita dei Re Magi al Bambino Gesù; nelle Chiese orientali, invece, celebrano il battesimo di Gesù nel fiume Giordano e il miracolo delle nozze di Cana. Accanto al significato religioso, però, in tutto il Nord Italia e a Verona in particolare l'Epifania ha conservato forti radici popolari e pagane, legati al ciclo dell'anno agricolo e al passaggio dall'anno vecchio a quello nuovo.

La Befana: paura, dolci e meraviglia

Nella Verona di un tempo l'Epifania era la grande festa dei bambini. Non c'erano Babbi Natale né montagne di regali: c'era una calza, spesso una semplice calza appesa al camino la sera del 5 gennaio, e tanta attesa.

La Befana, o la strìa, come veniva chiamata nei paesi, entrava idealmente nelle case portando dolci, frutta secca o, più spesso, doni semplici. Il cosiddetto bujelo era la norma: una calza piena di carobole, bagigi, noci, arance e qualche caramella. Poco, ma sufficiente a riempire di gioia le giornate successive, passate a rimpinzarsi di quello che “era piovuto dal cielo”.
Alla vigilia, secondo la tradizione, ora non si fa più, la strìa faceva il suo primo ingresso simbolico nel paese: passava di casa in casa, bussava alle porte e, dove c'erano bambini, lasciava qualche dolcetto. Era uno spettacolo insieme comico e pauroso: i più piccoli si nascondevano dietro al grembiule della madre, tra piante e suppliche “mandala via!” mentre i più grandi la osservavano con un misto di timore e curiosità. Ora si usa fare con Santa Lucia. 
Poi si andava a letto presto, in silenzio, sperando che la Befana avesse ascoltato tutte le richieste. Al mattino, la calza era lì. E con essa finiva l'incanto dell'infanzia e iniziava l'ultima, lenta giornata delle feste, il vero confine tra le feste e il ritorno alla quotidianità

Tra ieri e oggi: l'Epifania vissuta dai veronesi

Durante il giorno, ieri come oggi, l'Epifania è soprattutto tempo di famiglia. Tradizionalmente si pranza tutti insieme, senza grandi rituali ma con ciò che restava delle feste: dolci, pandoro, frittelle casalinghe attorno a una tavola semplice, spesso allargata a nonni e parenti.

Negli ultimi decenni si è affermata anche un'altra consuetudine: la gita fuori porta. Complice la vicinanza con la Lessinia, molti veronesi approfittano della giornata di festa per salire in montagna, muniti di bob, slitte o piatti da neve. Le discese improvvisate, le mani intirizzite dal freddo e il pranzo in malga fanno ormai parte dell'Epifania contemporanea, in continuità con quel bisogno antico di stare insieme e condividere il tempo.
Per chi resta in città, l'Epifania è anche l'ultima occasione per visitare presepi e chiese addobbate, prima che vengano smontati. Per i più devoti, la Messa dell'Epifania resta un appuntamento importante, che chiude simbolicamente il ciclo natalizio.

Brusar la Strìa: il rito del fuoco



Poi, verso sera, un tempo si scendeva in centro con il freddo pungente, le tasche piene di diavoleti e l'attesa del falò. Oggi l'attesa è diversa, ma il significato rimane: ritrovarsi, salutare l'anno vecchio e guardare a quello nuovo con una speranza rinnovata.

Il “ Brusar la strìa ” o “ Brusa la vecia” è un grande rito collettivo vivo fino agli anni Ottanta e ancora oggi presente in alcune zone della provincia, affonda le sue radici in riti antichissimi: il fuoco come purificazione, la distruzione simbolica dell'anno vecchio per favorire la rinascita del nuovo. Come nelle antiche comunità contadine, si offriva un sacrificio alla natura per propiziare buoni raccolti, salute e prosperità.

Nei giorni precedenti l'Epifania, nei paesi e talvolta anche in città, in un prato o in una piazza si piantava una pertica molto alta, attorno alla quale si costruiva el casoto de la vecia. Giovani volontari recuperavano fascine, legna e vecchi canòti, i gambi secchi del granoturco, creando una grande catasta. All'interno veniva lasciato un anfratto per permettere alla “vecia” di entrare… e scivolare via prima del rogo.

La caccia alla strìa

All'imbrunire, preceduta dal suono di campanacci e da un gran fracasso, la strìa arrivava in paese dalle alture circostanti. Di solito era un giovane travestito con vecchi stracci, una maschera di legno sul volto e rumorose sgambare ai piedi.
I bambini scappavano ridendo e urlando, rincorsi dalla strìa, mentre i più grandi attendevano in piazza, pronti a catturarla con corde e funi. La vecia si ribellava, urlava, cercava di divincolarsi, ma alla fine veniva condotta verso il suo destino. E poi il fatidico momento: la grande fiamma che si innalzava potente e veloce sulla legna fino a bruciare il pupazzo. Una luce abbagliante, frammenti di legna incandescente svolazzava tra le persone. 
All'inizio si intonavano canti religiosi o tradizionali, poi canzoni di montagna. Immancabile qualche bicchiere di vin brulè, che aiutava a scaldarsi nelle rigide notti invernali (oggi spesso sostituito da spritz o birra). La festa finiva quando le braci iniziavano a spegnersi, e tornando a casa si commentavano i fatti dell'anno passato, concludendo quasi sempre con la stessa frase: “Speremo che st'ano la sia mejo”.

Brusa la Vecia 2026: una tradizione che cambia

Dal 2025, però, Verona ha scelto di non accendere il tradizionale falò in centro città. La decisione è stata presa per motivi legati alla sostenibilità ambientale e alla qualità dell'aria della Pianura Padana. Al suo posto è nato “ HappyFania – La Befana di Verona ”, un evento pensato soprattutto per bambini e famiglie.
In Piazza Bra, la scalinata di Palazzo Barbieri diventa il cuore della festa: spettacoli di magia e giochi di fuoco, concerti interattivi, esibizioni circensi, cori di voci bianche e suggestivi video mapping trasformano la piazza in uno spazio di meraviglia. Il momento culminante è l'arrivo dei Re Magi e della Befana, che salutano il pubblico e simbolicamente aprono il nuovo anno.

La Befana del Vigile

Accanto alla festa, resta viva anche la Befana del Vigile, una tradizione solidale nata nel dopoguerra. Il 6 gennaio un corteo di auto storiche attraversa la città, raccogliendo doni e generi alimentari destinati alle famiglie in difficoltà. Un gesto semplice che ricorda il vero spirito comunitario dell'Epifania.

Aperitivi e DJ set

Per chi vuole un aperitivo o un drink prima o dopo gli eventi, ci sono locali e bar in centro con atmosfera vivace:

boulevard – bar elegante in Corso Porta Borsari, perfetto per un aperitivo serale;
OAZI VERONA – cocktail bar ideale per iniziare la serata;
Deposito Verona – spazio giovane con drink e musica possibile;
Caffè Barbarani – storico bar in Piazza Erbe per un aperitivo rilassato o un dopocena.
Altre idee: 
Serata cinema al Multisala Rivoli, Cinema Fiume, UCI Cinemas Verona, The Space Cinema, o le sale più piccole come Cinema Teatro Alcione e Cinema Pindemonte
Proposte culturali più ampie:
In città prosegue anche la rassegna musicale e culturale legata al Festival “Mozart a Verona”, che propone concerti e appuntamenti dedicati alla musica classica in gennaio e febbraio

Una tradizione che resiste

Perché, in fondo, Brusar la strìa non è solo bruciare un fantoccio: è salutare il passato, stringersi come comunità e affidarsi, ancora una volta, alla speranza. È quel fascino antico delle contrade veronesi che, anche oggi, continua a resistere al tempo.

Foto copertina del comune di Verona. 

 

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scritto da:

Giorgia Bonafini

Laureata in Enologia a Verona, ho messo il naso (e il palato) in vigneti da Verona a Pantelleria. Poi, in Piemonte, ho scoperto che parlare di vino è quasi emozionante quanto berlo (quasi). Quando non sono tra bottiglie e grappoli, mi trovate a recitare, dipingere, cantare o suonare la batteria. E se queste passioni si accompagnano a un buon passito o un piatto, Stairway to Heaven in sottofondo, e un buon fuocherello, non so più dove finisco io e dove inizia la fantasia.

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