E dopo cena? Mi porto da Prohibition!

Pubblicato il: 13 ottobre 2020

E dopo cena? Mi porto da Prohibition!

Quando mi chiedono da dove nasca la mia passione per l’enogastronomia, rispondo sempre che sono una “cacciatrice di storie” e che nel mondo del cibo e del vino di qualità se ne ascoltano a bizzeffe, alcune persino più succulente delle pietanze. 
Anche quella che sto per raccontarvi è una storia. Più precisamente è la storia di un dopocena da Prohibition e di un cocktail inventato cento anni fa da Ada Coleman, capo barmaid del Savoy Hotel di Londra.
In realtà, il racconto inizia un po’ prima, all’ora dell’aperitivo, in una calda serata di agosto.
Non avevo ancora deciso dove portarmi a cena, ma era troppo presto per pensarci ed io ero già nel centro storico di Lecce, vicino Porta San Biagio. I miei piedi erano costretti in un paio di sandali rosa  con il tacco alto, un po’ scomodi per spingersi fino al Duomo alla ricerca di un nuovo libro da leggere sotto l’ombrellone. Tanto valeva fermarsi nei paraggi a bere un drink. Sì, ma dove? 
Il percorso  fino alla Chiesa di San Matteo conduce verso quello che viene considerato il “quadrilatero dei mixologist”, uno dei luoghi di incontro preferito dai giovani e dai turisti.
Camminando, la mia attenzione è stata catturata da un gruppo di tavolini addossati ad una porta, da cui si intravedeva una scala che portava al piano interrato. Spinta dalla curiosità, ho sbirciato all’interno ma poi mi sono accomodata fuori, vicino all’ingresso.


Nel frattempo, un ragazzo con la t-shirt nera e il logo barbuto del locale veniva a prendere la mia ordinazione:
“Cosa le posso portare?”
“Un drink secco, grazie.”
È incredibile come i bravi bartender riescano a preparare centinaia di cocktail personalizzati, a partire da una risposta vaga come quella che avevo dato io. Interpreteranno gli sguardi dei clienti – pensavo tra me e me – faranno delle ipotesi sull’età, le incroceranno con il genere e con le tendenze del momento. Mi piaceva quell’immagine di alchimisti e psicologi.
“Le ho portato un Boulevardier. Sentirà un retrogusto leggermente più dolce, perché ho utilizzato un bitter alla prugna. Spero che le piaccia.” 

 
A presentarmi il cocktail, servito nella classica coppetta senza ghiaccio (in gergo, straight up), quel giovanotto dall’aria timida, che alla mia prima domanda avrebbe svelato un passato completamente diverso. 
Prima di aprire il Prohibition, Antonio Lecciso era, infatti, un bersagliere di stanza a Bari, che sognava la carriera militare. Un idealista capace di mollare tutto di fronte alle ingiustizie e di reinventarsi barman di successo, dapprima in una discoteca del Salento, poi quattro anni a Londra e, infine, due a Tenerife. Un ragazzo che in 24 ore aveva lasciato le Canarie, dove si era affermato come esperto di mixology, per ricominciare nella sua Lecce, stavolta come imprenditore. 


Una storia troppo avvincente per interromperla al primo azzeccatissimo drink.
“Sai che ti dico? Ora vado a cena, ma dopo torno. Voglio ascoltare anche il resto.”
Detto fatto. Verso mezzanotte ero seduta al bancone, al piano interrato, pronta a godermi il suo racconto e un altro cocktail.


“Ti va se ti preparo un Hanky Panky 3.0? Lo abbiamo riprogettato per il centenario. Assaggialo e dimmi cosa te ne pare.” 
L’Hanky Panky è un’invenzione di Ada “Coley” Coleman, una delle prime barmaid ad affermarsi come professionista del cocktail. La storia racconta che lo preparò la prima volta nel 1920, per Sir Charles Hawtrey. Lui le chiese un buon drink forte e saporito e lei miscelò gin, vermouth rosso e gocce di Fernet Branca, uno dei suoi liquori preferiti. Fu proprio Charles Hawtrey ad esclamare la celebre frase che diede il nome al drink: “Per Giove! Ma questo è un vero hanky-panky (imbroglio)!”.
Nella rivisitazione di Antonio, il cocktail era già pronto e la boccetta conservata nel frigo, per velocizzare il servizio. Dopo averlo raffreddato ancora un po’ nel mixing glass, lo ha travasato nella coppa e ci ha aggiunto una schiuma di Fernet. L’effetto della decorazione era scenografico ed io non vedevo l’ora di tuffarci le labbra. 


Il cocktail era asciutto, amaricante e le bollicine di Fernet che si schiudevano nelle narici ne enfatizzavano i sentori erbacei. 
Mentre io continuavo a godermi quell’esperienza giocosa, Antonio terminava il suo racconto. 
Il Prohibition è stato concepito a sua immagine e somiglianza: evolve insieme a lui, pur mantenendo le atmosfere tipiche dei primi anni venti del Novecento.

 
Lo staff si aggiorna costantemente,  il numero di etichette continua a crescere – come se 600 non fossero già abbastanza! – e la carta dei cocktail cambia ciclicamente. Di più, da qualche tempo si è aperto al catering e, se tanto mi dà tanto, Antonio sta già lavorando ai prossimi effetti speciali.

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scritto da:

Stasera Mi Porto A Cena Fuori

"Stasera mi porto a cena fuori" nasce da un’idea di Federica Stella Blasi ed è un progetto di comunicazione e marketing enogastronomico in collaborazione con Mariachiara Minoia e Mariangela Sansonetti. La filosofia alla base del progetto è facilmente intuibile: “portarsi a cena fuori” è un modo di scoprire i luoghi della cucina gourmet esplorando i sapori e i prodotti che rappresentano l’identità culturale di un territorio ed è anche un modo come un altro per coccolarsi e assecondare un piacere personale come mangiare bene e bere meglio.

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