Antonio&Antonio le anime testarde ed esplosive del nuovo enobistrot di Molfetta

Pubblicato il: 25 ottobre 2020

Antonio&Antonio le anime testarde ed esplosive del nuovo enobistrot di Molfetta

Intervistare contemporaneamente due persone con personalità così differenti come i due giovani proprietari di Guyot non è mai facile. In questo caso, però, la missione si è rivelata più semplice del previsto dal momento che entrambi sono accumunati dagli stessi ideali, dalla stessa volontà di spaccare il mondo e di radicare il loro locale, il Guyot Enobistrot, nella testa dei Molfettesi e anche di tutti i Pugliesi che quando escono non cercano solo un posto dove sedersi e riempirsi lo stomaco, ma che esigono qualcosa di più. Un’esperienza.

Il vostro cliente tipo?
Antonio Caldara: Non è un cliente banale. Ama le cose buone, ama bere bene e soprattutto stare bene. Il nostro compito è esaudire i suoi desideri. Se poi lui a fine serata ci ringrazia, dicendoci che ha imparato anche qualcosa in più sul mondo del food o del wine, noi siamo ancora più contenti. Il nostro cliente è un curioso, che vuole affinare la sua stessa concezione di gusto. Vuole imparare a bere e anche a versare il vino in un certo modo, così poi, magari, quando andrà a casa, si divertirà a ‘’fare il sommelier’’. E’ una grande gioia per noi amanti del vino quando questo avviene.


Se vi chiedessi qul è l’arma segreta del vostro menù?
Antonio Marinelli: la stagionalità, assolutamente. E la ricerca della materia prima. I taglieri, ad esempio, sono assemblati ricercando il meglio del meglio delle masserie che abbiamo in Puglia. La Puglia è un’immensa, inesauribile tavolozza di meraviglie ed io ho il grande onore di poter disporre di tuti questi colori per dare vita a dei piatti in grado di conquistare il cliente alla vista e al palato. Quando questo avviene vuol dire che l’abbiamo conquistato al cuore.

E invece, quali sono i segreti che si celano dietro la carta vini?
Antonio Caldara: le etichette, averne 100 è una bella impresa. Noi proponiamo un viaggio, un viaggio enologico, che ogni volta può cambiare, o può essere ripetuto, o può continuare da dove si era interrotto. Anche la ricerca su cui ho investito nel dare alla luce questa carta mi è costata anni di studio, di giri in altre strutture, di domande poste con umiltà ai maestri del settore. Nel mentre facevo pratica e dissetavo la mia curiosità.


Questa tua anima umile ma allo stesso tempo curiosa da cosa dipende?
Antonio Caldara:
Fino a poco tempo fa non facevo questo nella vita. Avevo tutt’altro business fra le mani, ero commerciante, esattamente come la mia famiglia. Provengo da generazioni di commercianti. Questo passato, però, alla fine mi ha aiutato e continua ad aiutarmi molto, tanto nel rapporto con i fornitori, quanto con i clienti. Riesco a prevedere le loro richieste, le loro necessità e so come non deluderli.

Il vostro pregio più grande?
Antonio Caldara e Antonio Marinelli: la testardaggine: portare un posto così, a Molfetta non era semplice, soprattutto per una questione di preconcetti della gente. Molti pensano all’equazione Molfetta = mare, e allora via con i piattoni di crudo! Ma non è così necessariamente. O meglio, si può offrire e degustare tanto di più. Tutta la cittadinanza questo lo sa, e lo dimostra affollando il nostro Guyot.

Il vostro difetto?
Antonio Caldara e Antonio Marinelli: anche qui, la testardaggine (ridono).


L’arma vincente del vostro concept?
Antonio Caldara:
la qualità, la Puglia. L’atmosfera di benessere che respirano i nostri ospiti.
Antonio Marinelli: la qualità, la Puglia , i piatti ricercati ma fondamentalmente semplici del menu, i vini, tantissimi, che possiamo offrire.

Chef, lasciaci con una frase, una citazione che ti è cara.
Soltanto l’ardente pazienza porterà a una raggiungimento di una splendente felicità.


 

  • GLI ADDETTI AI LAVORI

scritto da:

Mario Pennelli

Annata 1988. Cantastorie professionista, consulente enogastronomico per hobby, sommelier per volere del fato. Ha scritto tre libri che glorificano la sua Patria, la Puglia. Da allora è in tour permanente, come i Rolling Stones o Albano, per raccontarla, permettendo così ai forestieri di scoprirla e agli indigeni di ri-scoprirla.

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