Alberto di Core Do' Sud ha un solo credo: il vino

Pubblicato il 17 novembre 2021

Alberto di Core Do' Sud ha un solo credo: il vino

Alberto è inarrestabile: quando inizia a parlare ti avvolge nel suo vortice di infinita passione per il mondo dei vini (ma anche per quello della ristorazione, di cui lui ama particolarmente la parte del servizio al cliente) e considerazioni su questo comparto importantissimo per la nostra economia italiana, che sta – o forse è già – profondamente cambiando. 
Sommelier di Core do' Sud, attento gestore di sala, profondo conoscitore non solo di questa nostra terra, ma anche di un lavoro dove i dettagli non contano: sono tutto.

Alberto, forse domanda un po’ scontata ma ci serve per rompere il ghiaccio: da dove nasce la tua passione per il vino?

(Ride) Onestamente non so se sia nata prima la passione per il vino, o Alberto stesso. Non ho ricordi della mia vita prima di questa grandissima passione per il vino, che è sicuramente nata da piccolo e ancor più sicuramente assaggiando, sperimentando, scoprendo nuovi sapori e nuovi metodi. Credo che nulla si possa fare senza una buona bottiglia, certo, se puoi condividerla con un ottimo amico allora è ancora meglio ma non disdegno nemmeno il bere da solo, soprattutto ora che sono più adulto, ho imparato ad apprezzare questo momento come l’occasione per godersi di un po’ di relax, di pace, un momento per pensare o perché no, anche solo per apprezzare una ottima bottiglia. Sai, l’ultima volta che ho discusso con mia moglie stavo bevendo in solitaria una bottiglia di Sassicaia, mi ha detto “tu sei matto, avresti dovuto aspettare”; probabilmente aveva ragione ma cosa vuoi farci, era lì, se aspetto sempre il “momento giusto” finisco per non berla mai non credi?

Mi sembra che qui da Core do’ Sud tu sia anche l’unico Veneto, sbaglio? Questo ha influito sulla scelta della vostra carta vini?

Beh sì, diciamo che essere l’unico Veneto qui ha influito non poco, ma non perché essere l’unico fosse un pregio o un difetto, anzi, ma perché siamo riusciti a mescolare un po’ i gusti e le provenienze di ciascuno di noi. E il risultato è una cosa che veramente mi rende soddisfatto del lavoro fatto sin qui.

Ce lo racconti? Che carta vini hai realizzato?

Ho scelto dei prodotti di nicchia – mi sono affidato come spesso faccio all’Enoteca di Piove di Sacco, da Luise – ed è un insieme di etichette scelte sì per bontà e perfetto abbinamento con la proposta culinaria, ma anche per esser perfettamente in linea con questo periodo storico, sicuramente incerto, che il mondo della ristorazione sta vivendo. È stata una scelta oculata visto il periodo congestionato, una scelta che ha tenuto conto dei costi e il risultato è stato sorprendente, perché posso dire con gioia che non è vero che al maggior prezzo, corrisponde il miglior prodotto. Questa credenza fa molto male al nostro mercato, e con la nostra carta vini ho scelto di andarci contro e dire che si può bere bene, anche ad un prezzo contenuto (anzi, alle volte pure meglio). Soprattutto perché tutta la scelta di Core do’ Sud è incentrata sull’offrire al cliente la migliore esperienza, a portata di tutti. I vini allora sono provenienti da moltissime aziende emergenti del nostro territorio e si spazia da un ottimo Lambrusco ad un Trento Doc.

 
Si sceglie prima il cibo o prima il vino? E se non si sa scegliere, come si fa?

La cosa che più mi piace di questo lavoro è quanto si instaura un rapporto di fiducia con il cliente, quando mi dicono “Ho visto la carta, ma faccia lei” vado in visibilio. La chiave di tutto è la fiducia perché la buona ristorazione è un viaggio multisensoriale che deve farti sentire a casa, fuori casa. Il vino oggi è una vera moda, che è un male per moltissimi aspetti, ma è un bene per tanti altri: oggi moltissimi dei clienti che arrivano sanno già, conoscono il prodotto e soprattutto conoscono il proprio gusto; ma quando nonostante questo scelgono di fidarsi allora significa che stai facendo proprio bene il tuo lavoro.
Per quanto riguarda invece cosa bisogna scegliere prima beh, direi assolutamente il cibo. Anche se il vino è un partner essenziale per una cena riuscita, deve riuscire ad accompagnare perfettamente tutto il percorso altrimenti il rischio è quello di uscire scontenti. Quante volte sarà capitato anche a te di uscire da un locale e dire “Beh, buono, però il vino non mi è piaciuto” o ancora “Buono, ma il vino mamma mia troppo costoso”. Ecco, questo non lo voglio qui da Core do’ Sud.

Ma un sommelier, che assaggia vino per tutta la vita, ne ha uno preferito?

Sono convinto non esista il vino perfetto né che possa essercene uno che vada bene per tutta la vita. Certo ci sono cose che piaciute una volta mai stancheranno ma credo che il vino preferito vari al variare di te stesso. Oggi ti direi che non potrei stare senza questo Lambrusco fresco che ho scelto per Core do’ Sud. Se invece mi chiedi di parlarti di qualcosa di più intimo beh, allora un passito mi riesce sempre a ricordare quando da piccolo ci pucciavo il biscotto dentro.

  • GLI ADDETTI AI LAVORI

scritto da:

Anna Iraci

Nata a Padova qualche anno fa, appassionata di film gialli e pizza diavola, meglio se assieme. Giocatrice di pallavolo nel tempo libero e, nel restante, campionessa di pisolini. Saltuariamente (anche) studentessa. Da grande voglio scrivere, ma siccome essere grande è una rottura, intanto bevo Gin&Tonic. Con il Tanqueray però.

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