C’è un posto a Cittadella... Il mio pranzo nel bistrot tra le mura candidate a Patrimonio Unesco

Pubblicato il 26 luglio 2023

C’è un posto a Cittadella... Il mio pranzo nel bistrot tra le mura candidate a Patrimonio Unesco

Se non hai mai visitato Cittadella, Bar Borsa Bistrot può essere un buon motivo per fare una gita fuori porta. Te lo dico da persona che non ama lasciare il divano il sabato mattina ma soprattutto da buongustaia che non si lascerebbe mai scappare un nuovo locale interessante. 


Vero è che il pubblico è cambiato da quando le mura di Cittadella sono state candidate a Patrimonio Unesco. Molti più turisti, certo, non necessariamente stranieri ma con la passione per le escursioni e la buona cucina. Bar Borsa Bistrot riesce ad accontentare tutti con il suo menù ricercato ma mai eccessivo, pensato per soddisfare anche i palati più esigenti ma senza rinunciare ad un buon fritto misto di pesce o ad un burger con pane fatto in casa. 

Il mio è come sempre un palato esigente. Matteo deve averlo capito subito quando mi ha proposto di iniziare con un aperitivo e continuare poi con due piatti dal menù del mese. Si, hai letto bene: il menù cambia tendenzialmente ogni mese, per seguire al meglio la stagionalità delle materie prime e offrire anche ai clienti abituali la possibilità di avere piatti differenti ma sempre sfiziosi. 


La giornata è calda ma non afosa e il Pretty Woman di Matteo è quanto di meglio potessi chiedere. Un mix di vodka, distillato di lime e zenzero con soda al pompelmo rosa che sa di fresco e di estate. Leggermente piccante, è comunque godereccio e adatto ai palati più eleganti. Si tratta di una delle creazioni pensate per questa estate che, in maniera divertente, riprendono i titoli dei film più amati del cinema internazionale e che affiancano i classici miscelati. Ad accompagnare il mio cocktail un piccolo scrigno di sorprese: un tagliere con mini burger con salmone affumicato e dadolata di verdure, un cono con baccalà mantecato e una oliva. Perché uno scrigno, mi chiederai. Perché è uno scrigno, ti dirò, di sapori che non ti aspetti. Il mini burger è tiepido e il pane leggermente scaldato regala grinta alla dadolata di verdure con un bel gioco di consistenze tra il croccante e il cremoso, dato dalla base di formaggio spalmabile e dal salmone che, in questo modo, viene appena riscaldato ma non cotto. Il cono con il baccalà mantecato è un bocconcino (non pensare neanche di fare due morsi!) croccante e delizioso: il dolciastro della cialda crea un bel contrasto con il sapido del baccalà. L’olivetta, a chiudere la degustazione, è amara e pulisce il palato prima delle portate principali.


In generale, sappi che la cicchetteria qui è sempre ricca (mediamente, troverai al banco una decina di proposte!), con una bella scelta di cicchetti tradizionali, ma anche rivisitati: dal crostino con i moscardini e la sarda in saòr si arriva alla crema di bisi e alla tartare con il tartufo per stuzzicare l’appetito in orario aperitivo o concedersi un bocconcino salato a metà pomeriggio o a metà mattinata. Se poi vuoi provare qualcosa di diverso, sia in orario aperitivo (come cicchetto) che per una pausa pranzo veloce, ci sono le “Nuvole”: una focaccia a lunghissima lievitazione (ben 20 ore su teglia), precotta al vapore e preparata con farine bio italiane e lievito madre. A cambiare, in ogni stagione, è la farcia che spazia dalla classica prosciutto e funghi alla ‘nduja e a molte altre proposte, secondo la fantasia dello chef. 


Qui non abbiamo un piatto ma un piccolo dipinto: la crema di bisi con capesante scottate bagnate nel vermouth e chips di patate vitellotte è talmente bella che sembra uscita dallo studio di un artista. La crema di bisi è densa e tiepida, grazie anche alle patate usate proprio come addensante e che rendono la crema ancora più dolce. Regina indiscussa del piatto è ovviamente la capasanta, con la sua consistenza carnosa ma al tempo stesso soffice e goduriosa. Matteo mi racconta che si tratta di una varietà di capasanta che potrebbe essere gustata anche cruda ma la leggerissima cottura su piastra aggiunge quel minimo di resistenza e di affumicatura al palato. Le patate sono, dal canto loro, la nota croccante che altrimenti mancherebbe in un piatto così ma non aspettarti nulla di eccessivo: se il piatto in sé è un dipinto, le patate vitellotte sono la mezzatinta che regala grinta all’intera tavolozza. 


Credo di aver trovato un nuovo, grande, immenso amore nel cappellaccio con tartufo e robiola caprina, spadellato con burro, finferli e salvia. Non esagero se ti dico che è pura estasi per le papille gustative e che si tratta di un boccone da assaporare ad occhi chiusi e in piena meditazione. Ad arrivare per primo è il profumo: burro caldo e salvia, come nella migliore tradizione montanara. Lo so che non sarebbe la stagione adatta per un piatto così ma, per fortuna, il pancino non conosce stagione. Il cappellaccio ha una pasta compatta ma si mantiene soffice e cremoso: il burro è l’ingrediente perfetto per esaltare la robiola del ripieno, soffice e tanto delicata. A dominare qui è il tartufo, corposo e mascolino. I finferli, dal canto loro, sono il giusto contrasto di consistenze: spadellati, hanno assorbito il dolciastro del burro ma mantengono la loro natura fibrosa che ti fa pensare “Ti prego, ancora!”. 


La frolla di nocciole con bavarese alla vaniglia e mascarpone guarnita con lamponi freschi è coloratissima e frizzante. Le nocciole nella frolla si sentono chiaramente ma la freschezza del lampone contrasta bene un sapore che, ad un palato poco abituato, potrebbe quasi sembrare autunnale. La bavarese è compatta e cremosa, non troppo dolce e spumosa al tempo giusto. Quel tipo di dolce che arriva come buon fine pasto ma che potrebbe essere anche una merenda squisita in un pomeriggio estivo. 

Bar Borsa Caffè Bistrot
Indirizzo: P.za Pierobon, 8 - Cittadella (PD)
Telefono: 0499569789

  • CENA BLOGGER
  • RECENSIONE
  • BISTROT

scritto da:

Elisa Bologna

Da piccola dicevo di voler diventare giornalista, così tutti avrebbero dovuto ascoltarmi. Crescendo, mi sono resa conto che l’amore per la buona tavola e per il vino avrebbe avuto la meglio su tutto: per 2Night scrivo per bisogno e mangio per passione.

IN QUESTO ARTICOLO
POTREBBE INTERESSARTI:

​È ora di comprare l’olio! Ecco i migliori premiati dalla Guida agli Extravergini 2024 di Slow Food

Che il nostro olio fosse uno dei migliori al mondo, se non il migliore, è cosa nota.

LEGGI.
×