A pranzo a Lo Scultore Café ho imparato la differenza fra moda e stile (con una Buddha Bowl)

Pubblicato il: 25 settembre 2019

A pranzo a Lo Scultore Café ho imparato la differenza fra moda e stile (con una Buddha Bowl)

Esco di casa incavolata. Inseguita dall'insistente nuvoletta grigia che mi impedisce di salire in bicicletta e mi obbliga a infilare il k-way in borsa. È mai possibile che proprio quando mi decido a mollare i noodles istantanei per pranzare fuori, il meteo fa come gli pare? No, non voglio la tua "comprensione social", quel meccanismo che scatta davanti alla tastiera per cui ci giustifichiamo di tutto perché mal comune è mezzo gaudio e ci fa sentire meglio. Dunque non dirmi: "Poverina, ce l'hanno proprio con te!" perché sono stata una bambina capricciosa e umorale. Ma ancora non sapevo che la piccola arrabbiatura sarebbe stata spazzata via come la mia grigia nuvola di compagnia. Sono bastati un calice di vino naturale, una Buddha Bowl bilanciata e la sensazione di trovarmi nel posto giusto al momento giusto, ovvero a Lo Scultore Café, in una giornata piovosa.

Entro dopo aver scrollato l'ombrello senza sapere cosa voglio da questo mercoledì autunnale, ancor meno cosa mangiare. Intuendo il momento di vuoto cosmico, al bancone mi chiedono se desidero un vino. Ma certo che lo voglio, come ho fatto a non pensarci prima? Mentre sorseggio il nettare freschissimo - e genuino, perché l'80% della cantina del piccolo bistrot è composta da vini naturali - sfoglio il quotidiano, ma in realtà fingo di leggere e faccio quello che mi riesce meglio: osservo. Ciò che vedo è un delizioso locale, unico nel suo genere, che fatica a rientrare in qualsiasi definizione. Ha lo charme del bistrot parigino, il calore dell'osteria veneta e l'eleganza di una galleria d'arte. Mi chiedo cosa significhi lavorare in un ambiente così stimolante dove tutti cercano un contatto e chiedono "di Samuela" come se la conoscessero da una vita. Nei locali che hanno un'anima funziona così e per un po’ dismetto la lente d'ingrandimento di Agatha Christie, ho altro a cui pensare: mangiare qualcosa. 

Mi avvicino al bancone e lo adoro, perché sembra la vetrina di una gioielleria che espone gemme preziose (e bio!). I cicheti, ideati da Oriana De Gaspari, sono colorati, ordinati e invoglianti; ne noto immediatamente due: l'hummus alla curcuma e il crostino con crema di piselli e menta. Inizio da lì il mio “pranzo da Tiffany” e mi faccio spiegare come funzionano le Buddha Bowls, sperando di non incappare nell'ennesimo uso improprio del termine: la Buddha Bowl non è solo una ciotola che contiene elementi alla rinfusa (un'insalatona con gli ingredienti divisi e non mischiati), si tratta di un modo bello, colorato e soprattutto sano di consumare un piatto bilanciato. È una ciotola che nutre, nel senso pieno del termine. 

La giornata mi si rischiara non appena ricevo la mia bowl. È davvero una Buddha Bowl e non solo finirà nel mio profilo Instagram, ho anche la certezza che gli ingredienti di base tra cui scegliere e gli abbinamenti sono stati studiati e suggeriti dalla gastronoma esperta anche in nutrizione, Laura Pozzato. Per una volta non mi sento in colpa a pranzare fuori perché so di non mangiare nulla di poco salutare o troppo condito e faccio quello che mi sono ripromessa: una foto alla ciotola super colorata ed energizzante

Però non riesco a smettere di guardarmi attorno. In men che non si dica Lo Scultore si affolla di professionisti che spiano la vetrina per pescare un panino e un mix di cicheti, alcuni sono chiaramente degli habitué e vanno sul sicuro con la Buddha Bowl: dove altro si trova a Padova? Tra l'interno e la terrazza, il locale rischia l'overbooking ma l'unica preoccupazione delle ragazze al comando sembra quella di lavorare per accontentare tutti gli ospiti. L'angolo cucina, se così possiamo chiamarlo, è minuscolo ma non rende i loro incedere meno professionale: ripartizione dei compiti, guanti in lattice, cappello da cuoco, pinze, vassoi, uso dell'abbattitore di temperatura e tutto il necessario per preparare e servire un pranzo soddisfacente.

Ogni aspetto di questo angolo vivace di Padova mi comunica che i dettagli sono fondamentali. Dalla scelta della proposta a quella degli ingredienti, passando per il concept artistico, la cantina e le stoviglie. C’è persino la torta light sfornata da un piccolo laboratorio di fiducia. Anche gli ospiti mi sembrano attenti ai dettagli: sanno di poter ordinare un calice di vino a pranzo senza ripercussioni - perché non ci sono solfiti aggiunti - e che qui non si scambia il piacere effimero di un pasto condito con il piacere reale di nutrirsi davvero. Non che il sapore manchi, ma come vale per tutto, cibo compreso: le mode passano, lo stile resta.

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scritto da:

Martina Tallon

Amo mangiare ma sono sempre a dieta, non riesco mai a stare ferma anche se alla guida sono un pericolo, adoro andare per locali però sono un po' tirchia. Le contraddizioni sono il mio pane quotidiano: mai prendersi troppo sul serio.

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