Alla ricerca di identità? Ecco 8 locali di Roma con signature drink da perdere la testa
Pubblicato il 22 gennaio 2019
Niente più Gin Tonic annacquati versati in bicchieri di plastica. Niente più sciroppi e aromi sintetici. Niente di tutto questo accade in molti locali di Roma che hanno deciso di mettere al centro della loro proposta cocktail d’autore estremamente particolari.
Se anche tu vuoi assaporare un cocktail unico nel suo genere, divertente e, ovviamente, preparato magistralmente devi provare questi 8 locali.

Un ristorante stellato con cocktail bar di primo livello. Al The Corner di Marco Martini, Daniele Gentili incanta con soluzioni liquide avvincenti e sorprendenti degne delle creazioni gourmet dello chef Martini.
Dietro un bancone rifinito in ogni dettaglio, Daniele fonde ingredienti lontani tra loro. A guidarlo è l’esperienza, in Italia e all’estero, il ricordo, l’ispirazione, la visione di una particolare tecnica di cucina. Sì perché al The Corner la cucina e il bartending sono strettamente collegate tra loro al punto che anche il menù dei cocktail è suddiviso in antipasti, primi, secondi, dessert e digestivi.
Spiazzante, per iniziare una degustazione, è “Uno Spritz a Colazione” a base di liquore al bergamotto Italicus e burro d’arachidi o il “B come Bloody” a base di bourbon infuso al porro bruciato, pomodoro, salsa di malto e olive nere, spuma di sedano rapa e pepe bianco. Il resto scopritelo da voi andandolo a trovare, ne rimarrete piacevolmente colpiti!

Due colossi della mixologia come Massimo d’Addezio e Valerio Albrizio uniscono le loro menti e i loro bagagli esperienziali in un nuovo locale che al Pigneto sta facendo parlare molto di sé: CO.SO Cocktail & Social. Qui c’è provocazione, gioco ma anche casa: i cocktail sono studiati al dettaglio per rievocare determinate emozioni passate che scaldano il cuore. Errata Corrige, Pigneto Colada, Lolita, fino ad arrivare al Carbonara Sour, la giostra della miscelazione non si esaurisce mai. In particolare quest’ultimo è ottenuto attraverso succo di lime, pepe nero, bianco d’uovo e una vodka aromatizzata al guanciale con la tecnica del fat wash, che gioca con temperatura e separazione. Andate e vi ritroverete nella Fabbrica dell’alcool, non del cioccolato, anche se potrebbe comparire in qualche drink inaspettato.

Sicuramente è il cocktail bar più noto e ambito della Capitale. In pieno centro a Roma il Jerry Thomas Project è il padre - e anche la madre - della mixologia contemporanea e d’avanguardia.
E’ lui che custodisce i segreti dei distillati più disparati del mondo. L’iter che vi condurrà all’interno di questo cupo e quasi arcaico e barocco ambiente è di per sé un’esperienza da provare e riprovare. I cocktail, poi, sono l’assoluta conferma che i distillati hanno un mondo dietro immenso. Dal Mint Julep del Professore al Bobby G, ogni cocktail è pensato per stupire e ammaliare e si trova solo lì.

In zona Ostiense c’è un ristopub che ha recentemente cambiato rotta portando con sé qualità e novità molto importanti, soprattutto per quello che riguarda la proposta beverage e il suo nome è Ferro & Cuoio.
Infatti, la più importante novità riguarda l’arrivo della barlady Marta Castagnone, che ha preso in mano le redini del bancone del nuovo Ferro e Cuoio 2.0. Lei ha firmato personalmente la cocktail list signature con 10 nuovi drink tutti da provare come il Calavera (tequila, lime, succo di pomodoro, worcester, sale affumicato al basilico, Angostura orange, tabaschi rosso, verde e affumicato), o il Cuojito, versione home made del mojito (Rum Avana 3, Rum Avana 7, menta, sugarmix, lime, passion fruit, peperoncino in fili).

Nell’imponente Via della Conciliazione c’è Chorus Cafè. Se non siete mai stati da Chorus e nella notte sognate il vostro bar ideale, ecco questo bar sarà proprio come Chorus. Marmi, oro, finestre a tutta altezza, bancone imponente e vetrina dei distillati. Entrare da Chorus vi porterà indietro nel tempo in un’atmosfera utopica e alto borghese. Vi siederete al bancone, o al tavolo, e, con olive verdi e taralli, proverete dei fantastici cocktail preparati da Massimo D’Addezio. Grande conoscitore dei grandi classici, Massimo è capace di reinventarli e proporli in veste nuova senza denaturalizzarli. Come? Scegliendo ingredienti di alta qualità: pepe di kampot, sale Maldon, fava Tonka per citarne alcuni. Assolutamente da provare è il Mojito Criollo n.2 dove al posto del rhum c’è il gin.

All'interno de Il Marchese c'è il primo Amaro Bar d’Europa che propone una drink list, tutta a base di amaro, e una lista di amari che, ogni mese, ruota intorno a 30 brand differenti. Il menu è diviso in tre categorie tutte a base Amaro: Twist su Negroni e Americano Style Cocktails, Signature e Stagionali e infine unforgettable e Grandi Classici. Ogni cocktail viene descritto nelle sue botaniche o tramite la leggenda che lo caratterizza.
A guidare la brigata è Matteo Zed, vero guru della miscelazione che, dopo l’esperienza in America, è deciso a lanciare questa nuova tendenza anche nel nostro Continente. Le esperienze internazionali a Tokyo e New York, da Joe Bastianich a Del Posto di New York , da Zuma, sempre a New York, e nel Giorgio Armani Restaurant in 5th Avenue a New York passando per il Black Tail dei ragazzi del Death Rabbit, hanno reso Matteo deciso a cambiare le carte in tavola.
Assolutamente da provare è Olimpia a base di Amaro Juith, lychee, rosmarino, succo fresco di Limone e Champagne. Il gioco sta anche nella preparazione: il barman brucerà dei rami di rosmarino e con questo fumo incamerato in una cloche andrà a speziare lo stesso cocktail. Olimpia è un cocktail che nutre e sazia al pari di una bistecca di manzo.

L’apertura dell’anno nell’ambito della mixology senza dubbio: Drink Kong. Nel Rione Monti Patrick Pistolesi e Livio Morena - già head bartender del Caffè Propaganda -, Riccardo Palleschi e Davide Diaferia vi coinvolgeranno in un’esperienza alcolica da vivere almeno una volta nella vita. L’atmosfera è mistica, cupa, disorientante: ti siedi al bancone o in una delle molteplici sale e decidi cosa bere. Ma c’è un “ma”: da Drink Kong c’è il concetto di “instinct bar“ per cui i bartender ti chiedono se preferisci un gusto amaro, secco o dolce. Da lì verrà preparata e raccontata la miscela pensata dal barman, eventualmente accompagnata dalle tapas d’ispirazione internazionale dello chef Marco Morello. Quindi il cocktail che sceglierete sarà vostro, unico e irripetibile. Il barman diventa qui uno psicologo che in base alle risposte del cliente prepara una determinata miscela.

Il nome del locale è tutto un programma: Ru.De. Un nome che rievoca la strada. La strada dove sono cresciuti due ragazzi,Cristian Ricci e Marco Zampilli, che vogliono riportare tutto quello che hanno appreso nella loro carriera, partendo dalle origini.
Ru.De è la “base” della loro creatività. Dietro il bancone questi due giovani ragazzi miscelano tutta la loro fantasia in creazioni aggressive e robuste.
In 90 mq, 30 posti a sedere e un dehor romantico, troverete un assaggio fresco e innovativo che a Centocelle sembra essere all’ordine del giorno.
La foto di copertina, scattata dall'autrice, è del ristorante - amaro bar Il Marchese
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scritto da:
Ex studentessa del Liceo Classico Virgilio di Roma e futuro medico, mi scopro gourmet all’età di dodici anni dopo una cena illuminante ad una delle tavole più stellate della scena capitolina. Tra atticismi e artifici di filosofi e oratori del passato, trovo posto per pranzi e cene, tradizionali e all’avanguardia, che gusto all’insegna delle sentenze greche e latine di un tempo. Tracce, fili, spie di momenti di vita gustativa sono l’oggetto favorito delle mie giornate.