Social table, i tavoli in condivisione tra i locali di Milano

Pubblicato il: 31 maggio 2018

Social table, i tavoli in condivisione tra i locali di Milano

La moda negli States è già consolidata da qualche anno. In Italia arriva sempre un poco dopo e inizia quasi sempre da Milano. Il social table, il tavolone da condividere durante una cena o un pranzo, è ormai una realtà anche sotto la Madonnina. E’ una di quelle possibilità che fanno molto internazionale ma alla fine aumenta la socializzazione.

E’ la soluzione peretta per chi arriva al ristorante da solo. Il social table, di solito da un minimo di 4-6 persone, fino a quelli più grandi in grado di ospitare fino a 12 commensali, è quasi una sorpresa nell’era dei social network dove tutto prende vita online. Conoscere persone vere, nella realtà, senza l’ausilio di smartphone e altre divolerie tecnologiche, diventa una prassi (gourmet) in quei ristoranti che a Milano attrezzati con sedute ravvicinate. Facciamo un giro nei locali dove anche se prenoti da solo, alla fine, conoscerei nuove persone seduto al tavolo.

Il social table nella Tasting House

Aperto da poco ma già un riferimento gourmet per la creatività dello chef, Luca Di Martino. L’Isola 56 punta su un ambiente curato nei minimi dettagli, elegante e dallo stile minimal. Le piante alle pareti richiamano il mood del Bosco verticale, i tavoli sono apparecchiati senza tovaglie, solo due calici, un tovagliolo e le posate appoggiate sul piano d’ardesia. Il social table diventa l’occasione per assaggiare i piatti della carta anche in formato mignon, per spendere il giusto e assaggiare più portate.

Il tavolo sociale stellato

Il Ristorante Gourmet Morelli è ospitato nel nuovo 5 stelle Hotel VIU, dietro Paolo Sarpi. Giancarlo Morelli sbarca a Milano, in uno spazio tutto suo e propone la sua idea di cucina stellata. La serata potrebbe iniziare con un aperitivo mixologist al Bulk. Prosegue all’insegna della convivialità, facendo pochi passi nel ristorante che è proprio accanto. La cena più esclusiva è quella che si consuma nel “tavolo dello chef”, da 14 posti, proprio di fronte alla cucina. Disegnato dallo stesso chef Morelli, in legno, ha un aspetto tradizionale e rassicurante, come se fosse un invito a cenare “con lui”.

Il tavolo sociale da Alice

Da Alice c’è una stella Michelin e un tavolo sociale che raduna circa otto commensali, con vista sulla cucina. Il ristorante è aperto dal 2014 all’interno di Eataly Smeraldo: l’arredamento punta sul design e la proposta gastronomica all’eccellenza. La chef, Viviana Varese fa coppia in sala con la sommelier Sandra Ciciriello. La carta è un viaggio alla scoperta dei sapori, da compiere anche con un menu degustazione. Così puoi provare l’Iride, una lasagnetta multicolore con baccalà, spuma di baccalà alle erbe aromatiche, catalogna saltata e bergamotto.

Il social table giapponese

Se stai pensando al solito sushi o ai noodle lascia perdere. Da Tokyo Table, siamo in via Vigevano, sui Navigli, la specialità sono le tapas. Niente di spagnolo, sia chiaro. Anche nel Paese del Sol Levante esistono degli stuzzichini, gli otsumami, che sono il piatto principale di questo locale. Tante piccole porzioni, tra cui anche roll e temaki, oltre a piatti più importanti. Il social table è proprio in mezzo alla sala, circa 15 coperti, per mangiare con commensali che non si conoscono seduti di fianco oppure di fronte.

Il bar bistrot con social table

Atmosfera nordica, fuori ci sono degli approdi sicuri per chi decidesse di arrivare in bicicletta. Appena entri all'Upcycle ti trovi il grande tavolo dove ti puoi sedere e inevitabilmente ti troverai a condividere - non per forza - il pasto o il drink con gli altri clienti. Perfetto per fare colazione, io d’inverno ci passo volentieri per una tazza di tè e una fetta delle deliziose torte. A pranzo i cena sono buoni gli hamburger con pane integrale.

Foto di copertina di Alice Milano

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  • CONOSCERE E RIMORCHIARE

scritto da:

Fabrizio Arnhold

Il trucco per un buon aperitivo o una cena perfetta? Scegliere il posto giusto. Vi racconterò i miei locali preferiti, ma sempre con spirito critico, senza mai dimenticare che a Milano c’è tutto quello di cui si ha bisogno. Basta saper scegliere.

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