Stasera mi porto a cena da...Crianza

Pubblicato il 11 agosto 2020

Stasera mi porto a cena da...Crianza

La quarantena era terminata da oltre un mese ed Enrico Lecci era stato uno dei primi ristoratori a riaprire il suo locale nel centro storico di Lecce. Durante la chiusura forzata, la sua cucina aveva lavorato comunque per le consegne a domicilio, ma lui scalpitava per ripartire a pieno regime. Riabbracciare i suoi collaboratori, progettare nuovi piatti insieme allo chef Livio, ritrovare i vecchi clienti, sono faccende di cuore per chi concepisce il proprio ristorante come una creatura vivente - che il caso vuole abbia la stessa età dell’adorata figlia Gloria – e lui non vedeva l’ora di riappropriarsi di quella quotidianità.


Quella sera via Umberto I, la strada che costeggia Santa Croce e brulica di turisti tutto l’anno, era meno trafficata del solito. La sola eccezione, uno sparuto gruppo di avventori in mascherina seduti fuori dalle vinerie, sul lato destro del selciato.
Al contrario, i tavoli all’esterno di Crianza erano quasi tutti occupati. “Il tempio dei food lovers”, mi avevano detto del suo locale, ed io mi ci ero portata carica di aspettative.


Nella saletta del ristorante Enrico dava le ultime disposizioni al suo staff, come ai tempi del lavoro da Assistant Restaurant Manager al prestigioso NOPI di Londra. Come allora, l’organizzazione e il rispetto per il lavoro sono il suo mantra, per questo conserva lo stesso rigore della sua vita professionale precedente, pur gestendo un ristorante meno formale.


Nel frattempo, vigilava l’ingresso per accogliere prontamente ogni nuovo ospite e quando anch’io ho varcato la soglia del ristorante, mi è venuto incontro con lo stesso slancio di chi ti conosce da sempre.
Una volta al tavolo, la più piacevole delle scoperte: ben duecento etichette presenti nella carta dei vini (di cui centoventi solo pugliesi), disponibili sia in bottiglia sia al calice. Una scelta imprenditoriale degna di menzione, per chi come me adora cambiare il vino ad ogni portata.
Tanto valeva suggellare l’entusiasmo di quel momento con un calice di spumante pugliese a base di Bombino bianco e Pinot nero, una bollicina elegante e cremosa, che bevo volentieri anche a tutto pasto.


La mia cena si è aperta ufficialmente con un trittico di bruschette: la classica con le rape stufate sott'olio su un leggero strato di paté di olive Leccine, con uvetta passa, filetto di acciughe e peperoncino alla taglierina, l’“uovo perfetto” cotto a bassa temperatura, abbinato a una crema di funghi e tartufo, foglie di valeriana e scaglie di tartufo locale fresco e infine, con il capocollo di Martina Franca, servito su della burrata fresca, con zucchine grigliate, cipolla caramellata e menta fresca.


La cifra del locale era tutta nell’antipasto: una cucina essenziale con il valore aggiunto delle materie prime, vere e proprie chicche dell’artigianato agroalimentare locale, nelle mani di un ristoratore e di uno chef che accostano i sapori con intelligenza.
Nel dubbio se proseguire con il croissant sandwich al salmone affumicato o con uno dei famosi hamburger senza glutine e lattosio di Crianza, ho optato per il secondo, incuriosita dal racconto di Enrico sulla selezione dei tagli di carne e la ricetta personalizzata del medaglione di macinato. Così, ho ordinato Il Caloroso, un hamburger di black angus, con crema di caciocavallo, pane carasau, nduja e peperoni fritti. Una bomba di gusto multistrato e multi-consistenza pronta ad esplodere in bocca al primo morso: soffice il bun, compatta e succosa la carne; caciocavallo e nduja magistralmente bilanciati e il pane carasau perfetto per conferire croccantezza senza alterare il mix di sapori. I friggitelli, poi, davano il tocco di territorialità che connota tutti i piatti del ristorante.


Se le bruschette valevano il viaggio di andata, “Il caloroso” vale anche quelli di ritorno.
 Può un hamburger suscitare una simile reazione sensoriale? Sì, se il pane è buono e il companatico studiato per esaltare ogni singolo eccellente ingrediente.

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Stasera Mi Porto A Cena Fuori

"Stasera mi porto a cena fuori" nasce da un’idea di Federica Stella Blasi ed è un progetto di comunicazione e marketing enogastronomico in collaborazione con Mariachiara Minoia e Mariangela Sansonetti. La filosofia alla base del progetto è facilmente intuibile: “portarsi a cena fuori” è un modo di scoprire i luoghi della cucina gourmet esplorando i sapori e i prodotti che rappresentano l’identità culturale di un territorio ed è anche un modo come un altro per coccolarsi e assecondare un piacere personale come mangiare bene e bere meglio.

IN QUESTO ARTICOLO
  • Crianza

    Via Principe Di Savoia, Lecce (LE)

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