Eleganza, stile, raffinatezza e gusto per il dettaglio. Questo è il Kiki Moon By Gaudì, un cocktail bar gioiello nel quartiere Parioli nato a novembre 2019 da un’idea di Gino dell’Amura, già proprietario della Pizzeria Gaudì che con il Kiki Moon condivide l’ingresso. La pizzeria e il locale condividono lo stesso ingresso: se rimani a piano terra, puoi gustarti i sapori veraci della cucina sorrentina in un ambiente caldo e familiare dominato dai colori accesi e dal legno, se prendi la scala a destra e sali ti ritrovi in un posto magico: il Kiki Moon by Gaudì, una terrazza green dal fascino selvaggio che si affaccia su una delle zone più eleganti di Roma.

Gaudì e Kiki Moon by Gaudì, due volti della stessa medaglia

La Pizzeria Gaudì ha quasi 25 anni (è nata nel 1996). Un’eternità, se consideriamo che la maggior parte dei locali non riesce a superare i 5 anni di vita. Fino allo scorso anno, poteva contare su una terrazza da favola dove i commensali potevano godersi un pranzo o una cena con una splendida vista sul quartiere. A novembre dello scorso anno, Gino ha avuto come si suol dire “la genialata”: trasformare la terrazza della pizzeria in un altro locale per allargare la propria clientela anche nella fascia aperitivo e dopocena. Il Kiki Moon by Gaudì è un raffinato cocktail bar in stile jungle che si propone di offrire ai giovani uno spazio verde (ci sono moltissime piante) e sostenibile che strizza l’occhio all’ecologia e al rispetto per l’ambiente.

Un’idea nuova, frizzante e innovativa che va a completare la proposta culinaria del ristorante. Prima entravi da Gaudì a un certo orario per cenare: ora puoi arrivare qualche ora prima, goderti uno splendido aperitivo e poi scendere in pizzeria per cenare. Oppure cenare direttamente al Kiki Moon con i piatti del ristorante (la cucina è la stessa) e fermarsi dopo cena per un drink in totale relax. Sono pochi i locali a Roma che possono offrire un’esperienza del genere.

Un locale per ragazzi a cui piace bere bene


Il Kiki Moon by Gaudì non è il classico locale “a strascico” nato per attirare più giovani possibili nel segno del risparmio (alcol di scarsa qualità e cibo di Serie B). Siamo di fronte a un locale con un’identità ben precisa, con una bottigliera molto importante e una proposta food originale e intrigante. I giovani amano l’aperitivo e il dopocena e Gino non vuole una clientela mordi e fuggi. La filosofia è la stessa del ristorante: visto che non è una zona di passaggio (non siamo in pieno centro e non è una zona in cui ci sono decine di attività commerciali ammassate), è meglio puntare sulla qualità e offrire un’esperienza indimenticabile. Ogni volta.
 
Aperitivo e dopocena sono i momenti più rilassanti della giornata per i giovani e Gino vuole che tutto sia perfetto. A partire dal beverage. Se ti piace il gin, sei nel posto giusto e puoi scegliere tra 23 etichette differenti (fra cui 4 tipi di Tanquery, il Monkey 47, l’Hendrik’s e il Gin del Professore). Ottima anche la selezione di rum e whisky. A impreziosire il tutto, il tocco del barman che oltre a venire incontro a tutte le esigenze singole (con drink personalizzati) ha tirato fuori dal cilindro una drink list scoppiettante.


Fra questi spiccano il Samoa (Campari e vodka, passion fruit, lime, zucchero e soda) il Vulcano (rum barbabos, rum dominicano, cocco, lime, ananas, soda alla guawa) e il Papete (tequila, liquore alla pesca, mele, lime, soda al pompelmo). Kiki Moon è in grado di soddisfare anche i palati più sopraffini e gli amanti dei tiki drink, ovvero i drink in stile tropicale serviti in bicchieri stravaganti dalle forme più ricercate.


Kiki Moon by Gaudì e la Pizzeria Gaudì, dopo il nuovo DPCM, lavorano negli stessi orari da martedì a domenica. L'aperitivo è stato anticipato alle 16 e va avanti fino alle 18.

Niente pizzette e patatine, insomma, solo piatti di livello dal respiro internazionale. Ci sono tre proposte brasiliane dal sapore deciso (Pao de Queio, Coxinas e Mini Picanha) e proposte orientaleggianti che vanno gustate senza paura.  Anche la tradizione italiana è presente in modo sostanzioso con selezione di formaggi freschi di latte vaccino, salumi a chilometro zero e le deliziose chips di cacio e pepe


Il menù della pizzeria è un omaggio alla cucina partenopea old style: melanzane alla sorrentina, frittelle di pasta cresciuta, bufala in carrozza, primi piatti succulenti (tonnarelli, scialatielli, paccheri), secondi di carne selezionata (tartare, costolette, lombate, filetti, fiorentine, hamburger, salsicce) e pizze napoletane da leccarsi i baffi (preparate con ingredienti 100% Made in Campania). La pizza di Gaudì è (davvero) una delle più buone di Roma perché oltre agli ingredienti di origini campana, può vantare un impasto morbido e croccante allo stesso tempo.

Gaudì: la forza di crescere giorno dopo giorno

Spesso è la zona a sancire il fallimento o il successo di un locale. Quando c’è tanto passaggio, è più facile intercettare la clientela più disparata (chi passa lì davanti, chi è in vacanza, chi è uscito per fare una passeggiata). Gaudì non ha avuto questa “fortuna”: pur essendo in una zona centrale, è lontano dalla movida romana. Come attirare la clientela? Gino non ha mai avuto dubbi: proporre una cucina verace e passionale in un contesto elegante e allo stesso tempo informale. Il tempo gli ha dato ragione. Dopo 25 anni, Gaudì è ancora sulla cresta dell’onda e con la nascita del Kiki Moon, va a completare la sua proposta di ristorazione.

Una menzione a parte va ai fornitori, che sono praticamente gli stessi di quel lontano 1996. Uno zoccolo duro a cui si sono aggiunti, nel corso del tempo, altri fornitori selezionati per cose più specifiche (come i gin o i distillati). Spesso sono piccole produttori che incarnano al meglio lo spirito del Made In Italy di una volta lontano dalla globalizzazione e dalle grandi catene di distribuzione.

L’insostenibile leggerezza del Covid-19


Parlare di ristorazione in questi mesi significa parlare anche e (soprattutto) di Covid-19. La pandemia ha modificato in maniera quasi irreversibile i paradigmi della socialità e ha imposto nuovi parametri, nuove leggi e nuove restrizioni che si sono abbattute come una tempesta sul mondo della ristorazione e del divertimento in generale. Il Kiki Moon è stato uno dei locali che ne ha pagato le conseguenze fin da subito. Aperto a novembre, ha avuto solo qualche mese per affacciarsi nel panorama capitolino prima del lockdown. Alla riapertura, dopo aver perso la primavera sulla terrazza, Gino ha dovuto fare i conti con le regole del distanziamento e “trasformare” gli spazi (della terrazza e del ristorante) per rispettare le nuove normative.
 
Quando hai 18 dipendenti con famiglia a cui devi dare uno stipendio, non puoi permetterti di lasciarti abbattere dallo scoramento e dall’incertezza e devi reagire per trovare la soluzione migliore per andare avanti anche in un contesto difficile. I danni del Covid-19 nel settore ristorazione sono sotto gli occhi di tutti: riduzione del numero di coperti, riduzione degli accessi e un clima generale dominati da parole come distanziamento, assembramento, mascherine, isolamento e lockdown. Parole che non fanno bene al mondo della ristorazione e che trasformano la voglia di divertirsi insieme in paura del contatto con gli altri.


"Noi siamo i più penalizzati – afferma Gino – assieme al settore hospitality. Il Parco dei Principi, una delle strutture più rinomate di Roma, non ha più riaperto dopo il Covid. E noi lavoravamo molto con gli alberghi delle vicinanze, perché nella fascia di apertura venivamo a mangiare turisti stranieri innamorati della cucina italiana. Sto parlando di gente facoltosa che lasciava anche mance sostanziose ai camerieri. Le restrizioni che ci sono state e il distanziamento sociale stanno influendo in maniera negativa sugli incassi. Tra l’altro qui siamo in una zona tranquilla dove la movida non c’è mai stata e come ristoratore sarei in grado di gestire senza particolari problemi il flusso delle persone".
 
"Il governo parla sempre di contagiati, a me piace parlare di disoccupati. Con le nuove restrizioni, alla sera non supero i trenta coperti. Se questa situazione non migliora, dovrò iniziare a ragionare in termini di tagli del personale. Dietro un’attività ci sono imprenditori, famiglie e figli che vedono il loro futuro in pericolo. Le misure messe in atto dal governo, a mio avviso, non sono state adeguate alla crisi drammatica che ha colpito tutto il settore. Lo smart working inoltre è croce e delizia: se da un lato è un deterrente importante per contrastare il contagio, dall’altro ha azzerato gli incassi di quelle piccole e medie realtà che lavoravano con gli uffici. Si è creato un clima generale di allarmismo che non ci consente di lavorare più come prima. Da parte nostra metteremo in pratica tutte le misure in atto per contenere il contagio, dall’altra parte spero che il governo non si dimentichi di chi, con grande fatica, sta provando ad andare avanti".

Immagini prese dalla pagina Facebook del locale
Immagine Covid-19: Depositphotos 

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