I ristoranti giapponesi a Bologna dove mangiare il miglior sushi
Pubblicato il 29 marzo 2014
Ristoranti Giapponesi a Bologna. Nastro o menu alla carta? Quantità o qualità? Intimità o condivisione? Questi sì che sono nodi da sciogliere quando si decide dove andare a mangiare sushi. Il vero test per capire se un “giappo” è davvero valido? Ordinare un tempuramaki: il rotolino di riso che contiene il gambero fritto (in tempura, appunto). Ebbene, da San Ruffillo al centro storico, ecco chi si è meritato la top three in base ad eccellenza, atmosfera e rapporto qualità/prezzo: Kurasushi, Higashi e Singapore Kaiten Sushi. Non eliminerei neppure qualche ristorante cinese, che si cimenta nel "Giappo".
La cosa peggiore che possa accadere scegliendo il ristorante sbagliato? Invece del salmone trovare delle carote nell’huramaki (giuro a me è successo!)
Non ci basiamo certo sul gradimento delle Very Important People che sono state qui (tutto documentato dalle foto appese dietro alla cassa: si va da Cesare Cremonini a qualche Gieffino) Kurasushi è un ottimo ristorante giapponese con formula “all-you-can-eat”. Con 25 euro la sera (bevande escluse) è possibile ordinare quello che si vuole quante volte si vuole. La qualità è alta e la presentazione dei piatti invitante e curata. Occhio alle panche dei tavoli chiusi: sono dei trancia gambe, ma una volta entrati ci si sente un re!
Higashi è forse il “giappo” più chic della città: è in via Riva di Reno, nei locali che una volta erano un pub. Luci soffuse, arredamento sofisticato e personale molto efficiente. Qui sono buoni anche i vini, a volte necessari per “digerire” il conto. Frequentato da nel sushi vede una gratificazione “di una volta ogni tanto”.
Più “metropolitano” il Singapore di via Marsala (chi si ricorda il Byblos di qualche anno fa? Ecco è proprio lì), che si fa in due: da una parte si mangia a nastro e dall’altra si siede al tavolo e si ordina alla carta, anche qui il tutto nella conveniente formula all-you-can-eat (alla carta 19 euro circa la sera) . Positivo: il locale è talmente grande che non è necessario prenotare, il personale è particolarmente gentile, fra i dessert c’è un originale e gustoso tiramisù al tè verde. Negativo: i tavoli da 2/3 sono talmente attaccati l’uno all’altro che di è costretti ad ascoltare le conversazioni altrui.
Acciaio, bianco, verde, gigantografie e design minimal per lo Zushi di viale Pietramellara: qui l'anima giapponese è moderna e cosmopolita. Un ricco menu di tradizionali sushi, sashimi e nigiri e anche ricette più creative che incontrano da vicino i gusti e i sapori italiani. Con menu fissi per il pranzo.
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Al bancone del bar non arrivo mai a ordinare “il solito” perché quando un locale diventa troppo familiare e quando io divento troppo familiare per il locale, beh, allora è tempo di cambiare aria e andare a caccia di un’atmosfera nuova. Un’irrequietezza proficua per chi si accinge a tracciare una mappa degli aperitivi, delle serate, della buona cucina e di una sana e corretta digestione sotto le Due Torri. Giuro, vi dico anche dove a fermarsi per delle chiacchiere notturne, si rischia una secchiata d’acqua gelida.