Abbiamo provato l'osteria a Montegrotto dove tutto è fatto secondo tradizione e l'oste ti racconta il menù, proprio come una volta...

Pubblicato il 29 gennaio 2024

Abbiamo provato l'osteria a Montegrotto dove tutto è fatto secondo tradizione e l'oste ti racconta il menù, proprio come una volta...

Allora, mettiamo subito le cose in chiaro: uno dei motivi per cui amo il mio lavoro è che un giorno mi trovo in un ristorante stellato e l’indomani in una osteria vecchio stile. Un altro dei motivi per cui ho scelto di scrivere di cibo e non mi stanco mai è che tra una cucina stellata e un piatto della tradizione ben fatto non saprei proprio cosa scegliere. Ecco perché la mia cena da Hostaria degli Anzoi è stata una piacevole scoperta: lascia che ti racconti come è andata. 


Parlare con Manfredi Gioffrè, titolare e chef della Hostaria, è stato come ritrovare un vecchio amico: a colpirmi è l’entusiasmo di chi mi racconta in pochi minuti non soltanto la sua attività ma il suo intero percorso e tutto ciò che lo ha portato a prendere in gestione Hostaria degli Anzoi. Dopo 14 anni nella ristorazione ma in sala, Manfredi ha deciso di passare alla cucina, non senza aver prima fatto altre esperienze. Prima, gli studi in comunicazione e marketing, poi l'apertura, insieme ad alcuni amici, di un'agenzia di comunicazione con cui si è occupato di pubblicità ed eventi: puoi dire qualsiasi cosa, probabilmente Manfredi l'avrà fatta. Ma perché prendere in mano la cucina? “Per un caso fortunato” mi dice “Anche se all'inizio non sembrava proprio così”. Due anni fa, infatti, subito dopo la pandemia, non si trovavano chef e quindi Manfredi ha deciso di lanciarsi in questa nuova avventura proprio in cucina, dopo sei anni senza letteralmente aver toccato i fornelli e con questo intendo (me lo confida proprio Manfredi) che tornato a casa il nostro chef non si preparava neanche una pasta in bianco. Una volta presa in mano la cucina di Hostaria degli Anzoi, Manfredi ha scoperto questo aspetto della ristorazione e da lì non si è più fermato. 

Inizialmente, il menù veniva raccontato a voce, proprio come nelle osterie della tradizione, e solo successivamente si è passati ad un menù scritto ma accompagnato da tutta la narrativa e il carisma che caratterizzano Manfredi. Inutile dire che il tocco del nostro oste è in ogni singolo dettaglio del locale. Ne è un esempio la scelta dell'arredo, che Manfredi mi confessa provenire a metà tra la propria casa (da cui ha saccheggiato i libri) alle cantine di parenti e amici, dove ha raccolto e preziosamente esposto piccoli “Easter Eggs” come un vecchio telefono a scatto e un macinino per il caffè.  Forse, è proprio per questo motivo che entrando da Hostaria degli Anzoi ci si sente subito accolti ed è un po' come trovarsi a casa di quella zia che ti fa trovare il dolce preparato in casa e il tè caldo per riscaldarsi dopo una lunga corsa sotto la pioggia. 

E’ proprio una sensazione di benessere quella che ti invade quando entri da Hostaria degli Anzoi e quando mi siedo, circondata da libri, riproduzioni di mappe e fumetti, capisco cosa intende Manfredi quando mi dice che ha voluto che il suo locale fosse un luogo in cui potesse avvenire uno scambio di cultura: è Manfredi stesso ad amare chi sa raccontare bene le storie e che non si tira indietro quando invece c'è da raccontare qualcosa e mi confida che proprio qualche sera fa si è trovato, tisana alla mano, a raccontare aneddoti di vita a dei giovani ragazzi di 15 o 16 anni arrivati nel suo locale. E’ una confidenza che fa un po' vecchia zia?  Probabilmente sì, ma io non sono molto diversa, quindi posso solo apprezzare chi condivide questi piccoli racconti di vita vissuta.


Ma sono qui per provare il menù e come ti dicevo non posso perdermi i racconti di Manfredi che passano anche per la selezione dei prodotti che troviamo a pranzo e a cena da Hostaria degli Anzoi. Una nota particolarmente importante che mi fa capire quanta attenzione ha Manfredi nei confronti del suo lavoro. Un esempio? In cucina manca un freezer, motivo per cui è lo stesso Manfredi a fare la spesa due volte al giorno, per il pranzo e per la cena. Le preparazioni vengono fatte giornalmente e non si garantisce sulle quantità: se, infatti, i tortelli di Valeggio vengono particolarmente apprezzati a pranzo, non è detto che tu possa trovarli a cena. Sarebbe fin troppo facile cercare di accontentare tutti e fare scorte infinite mentre invece così abbiamo la certezza di un prodotto che viene scelto con la massima cura e preparato proprio come lo faresti a casa. 


Mi lascio quindi guidare nella scelta delle pietanze da provare. Partiamo con una cicchettata veneziana con due cicchetti con baccalà mantecato, sarda in saor e gamberi in saor. Qui però c'è una piccola digressione da fare e ho capito che a Manfredi le digressioni piacciono parecchio. Le ricette tipiche della laguna arrivano dalle memorie della nonna di Manfredi, veneziana nata a Castello (se sei veneziano, sai cosa intendo) e depositaria del sapere culinario della famiglia. Anche senza questo dettaglio, mi sarei accorta che l’attenzione maniacale per la scelta del pesce è quella tipica di chi è stato svezzato a pane e saor.  


Probabilmente, ti starai chiedendo cosa può scegliere chi invece preferisce la carne, motivo per cui passiamo ad una polenta morbida con gorgonzola, soppressa e funghi. Qui abbiamo l'esaltazione del Veneto a tavola: già osservando la polenta e continuando poi con l'assaggio si capisce che ha richiesto tanto amore quanto olio di gomito per la sua preparazione. Così densa che la forchetta ci sta in piedi, la polenta è la vera regina di questo piatto e, insieme al misto di funghi,  accompagna il sapore deciso della soppressa. E il gorgonzola? E’ l'accento che mancava in una preparazione tanto ricca, dal momento che si scioglie con il calore della polenta e regala cremosità ad un piatto che sarebbe già perfetto di suo ma che arriva così ad un livello superiore.


La prima portata di pesce è una zuppa decisa, rustica, leggermente piccante ed è qui che si nota il tocco dello chef. La zuppa di pesce di Manfredi è arricchita da un tocco di zenzero che ben contrasta con il dolce del sugo di pomodoro. Ottime le cozze nostrane, piccole e saporite, che si alternano a gamberi, vongole e seppie. Una zuppa ricca che arriva con i suoi crostini a parte per poter ben assorbire il fondo di pomodoro e brodo di pesce. 


Anche con la prima portata, se preferisci la carne, non resterai deluso. Opto per dei tortelli in brodo di cappone che profumano di inverno e nevicate. E’ il piatto delle feste che vuoi gustarti per tutta la stagione fredda, quello che ti conquista boccone dopo boccone e che ha una sua sinfonia di fondo, data da un brodo che è stato preparato con il suo cappone lasciato a cuocere per ore a fuoco lentissimo. So cosa stai pensando: il brodo di cappone solitamente ha un sapore talmente forte da far storcere il naso a chi preferisce qualcosa di più delicato. Un oste attento come Manfredi lo sa bene ed è per questo che mi racconta che il brodo di cappone è reso leggermente più delicato grazie ad una punta di acqua di cottura.  Sul brodo di cappone ho imparato una nuova parola: per dirmi quanto l'animale sia stato allevato in maniera casereccia e non industriale, Manfredi mi dice che il cappone non è “incocconato”: per me è una parola nuova ma credo che qui sia perfettamente al suo posto.


Punto il dito su un secondo che per me, in quanto siciliana, potrebbe fare storia, ovvero il controfiletto di cavallo perché sì, se vuoi arrivare diretto al mio cuore c'è un peso da saper portare e probabilmente sono i 220 grammi di controfiletto di equino. La carne è appena scottata e rimane dolcissima, pur mantenendo il suo retrogusto ferroso. Da donna del Sud che ha fatto dell'incontro a tavola il modo migliore per apprezzare la tradizione di un posto, trovare una materia prima trattata con tanta delicatezza è il modo migliore per dimostrare, senza troppi giri di parole, che qui la cucina è una cosa seria.


Arriviamo al momento del dolce e credo sia stato scientificamente provato che c'è una parte del nostro stomaco che rimane libera proprio per apprezzare al meglio un dolcetto fatto in casa.  Anche in questo caso, mi lascio consigliare da Manfredi che mi serve una crostata fatta in casa con ricotta, cioccolato e sciroppo di sambuco. Manfredi ha deciso proprio di strafare con il suo sciroppo di Sambuco che regala freschezza e vigore ad un piatto altrimenti già conosciuto.  Visto che anch'io ho voglia di strafare, non mi faccio mancare un secondo dolce: un babà con marmellata di giuggiole, imbevuto nel liquore allo zafferano. In questo caso, mi preme dirti che si tratta di un sapore davvero deciso,  fatto per amatori dello zafferano ma soprattutto del fine pasto alcolico.

Hostaria degli Anzoi è quel tipo di ritrovo che conosci per caso ma che non ti delude per la sensazione di calore che si percepisce appena varcata la soglia e che non passa soltanto per i piatti che troverai in menù: nulla è stato studiato per sedurti ma riesce a farlo nella maniera più spontanea che esista.

Hostaria degli AnZoi
Via Scavi, 15 - Montegrotto Terme (PD)
Telefono: 3466275033
 

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scritto da:

Elisa Bologna

Da piccola dicevo di voler diventare giornalista, così tutti avrebbero dovuto ascoltarmi. Crescendo, mi sono resa conto che l’amore per la buona tavola e per il vino avrebbe avuto la meglio su tutto: per 2Night scrivo per bisogno e mangio per passione.

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