L'artista salentino che dipinge i piatti e adora la sua terra: intervista a Pierpaolo Gaballo

Pubblicato il 9 giugno 2022

L'artista salentino che dipinge i piatti e adora la sua terra: intervista a Pierpaolo Gaballo

C’era una volta una tavola imbandita con la tovaglia più bella che aspettava i suoi ospiti. C’erano il Re e la Regina, sarebbero arrivati Agostino, Cecco e Rosalia, tante vite diverse tutte insieme. È una delle storie possibili che la ceramica illustrata di Pierpaolo Gaballo racconta.

 Pierpaolo Gaballo è un illustratore e graphic designer leccese che non ha bisogno di grandi presentazioni, ma a chi ancora non lo conosce diciamo che il suo nome è tra i più conosciuti. La sua firma è sugli orci in ceramica di un’edizione limitata di Frantoio Muraglia che celebra la storia dell’azienda e l’eccellenza del suo olio pugliese. I suoi acrobati, invece, alleggeriscono l’acciaio della macchina per caffè Gaggia Classic 30 Limited Edition, un 30^ anniversario celebrato da un incontro felice tra design e fantasia.

Il suo stile riconoscibile e pulito, a volte ridotto all’essenziale e altre volte ricco di dettagli, spazia dalla pittura all’illustrazione grafica fino alla ceramica illustrata. Piattoquadro è la sua linea di piatti illustrati a mano, sempre in bianco e nero, che possono essere appesi come quadri o usati per decorare la tavola in modo originale.
 
La professione di illustratore è l’arte di raccontare storie senza parole e per saperne di più, abbiamo incontrato Pierpaolo Gaballo nel suo studio a Lecce, in Via Arte della Cartapesta.

Come nascono le tue illustrazioni?

Il mio percorso è stato un po’ anomalo perché a pochi esami dalla laurea in chimica farmaceutica, da Ferrara mi sono trasferito a Roma per frequentare l’Accademia di Illustrazione e comunicazione visiva. Ho fatto un salto nel buio perché la passione era davvero grande. Poi, pian piano ho lasciato Roma e nel mezzo ci sono state tante esperienze di lavoro, finché sono tornato a Lecce perché sono innamorato della mia città e della qualità della vita.

Il punto finale della mia storia è dove siete adesso e la mia idea era quella di trovare un posto che ospitasse Cerco il centro, il mio progetto di ampio respiro, il mio modo di capire dove sono. Tutto quello che vedete ha a che fare con realizzazione del sé di ognuno di noi, quindi, è un percorso di consapevolezza, di quello che siamo e dove siamo.

Qual è il legame tra i piatti illustrati e il cibo?

Mi sono innamorato del piatto come strumento di condivisione con gli altri, ma anche per cercare sé stessi. Una delle cose più belle è la condivisione di cibo, di vino e tanto altro ancora che ho tentato di trasferire nelle ceramiche. Ho studiato l’arte ceramica a Deruta, un borgo vicino Perugia, uno dei più importanti centri di produzione ceramica rinascimentale in Italia. Ho imparato la tecnica, ho scambiato opinioni, ho lavorato e disegnato tanto.

Al rientro è nato Piattoquadro, un gioco di parole tra piatto e quadro. I colori più importanti per me sono il bianco e nero perché la mia ricerca è sempre in relazione al positivo e al negativo, alla scala di grigi e alla trasformazione che ci può essere dentro di noi. È un percorso che considera le esperienze positive e quelle negative, il modo di affrontare le cose.
 

Ci sono più linee di piatti, una è caratterizzata dal design geometrico che gioca con le forme. Il quadrato, per esempio, è un simbolo della terra o della casa e anche il rombo ha un significato, in orizzontale è simbolo di futuro, di nuove direzioni. Siamo fatti di geometria, è questa l’idea di base della linea.
 

Accanto alla linea geometrica, c'è quella ispirata agli illustratori degli anni Sessanta presentata al Salone del Mobile nel 2017. Sono 16 personaggi che hanno solo un nome e nessuna storia perché è il racconto della tavola della domenica in cui ciascuno di noi può riconoscersi, quando la sveglia è con l’odore del sugo della mamma e tu vorresti ancora dormire, tuo padre che porta il pane caldo a casa e i parenti intorno alla tavola.
 

La produzione principale, invece, sono i piatti con 27 personaggi illustrati e ognuno di loro ha una caratteristica particolare. Sono tutte persone che ho incontrato e fanno parte della mia vita, per ognuno di loro ho raccontato una piccola storia. La cosa bella è che chi li vede, ritrova una parte di sé, della propria famiglia o delle persone care.

Arte, cibo e design. Quali sono le tue fonti di ispirazione?

Il mio interesse principale non è tanto nello spazio, ma nel soggetto. In tutto il mio lavoro ci sono soggetti, cioè persone. Cerco il centro è una ricerca che va dal soggetto alla grafica pura e al disegno. Sono anche un appassionato di simboli, cerco i loro significati nascosti e li studio. Lo stesso succede quando collaboro con le aziende, la prima cosa che faccio è quella di farmi raccontare chi sono, la loro storia e il contesto.

Cerco sempre un filo conduttore nei concetti di individualità e di trasformazione, nel processo di cambiamento e di crescita. Il legame con il cibo è chiaramente nella realizzazione delle linee di piatti illustrati, scelgo il piatto come vettore e come spazio bianco.

Per finire, a quale piatto salentino non dici mai di no?

Senza nulla togliere a nessuno, il sugo della mamma. Amo la pasta, le polpette. La pasta al forno mi piace alla maniera salentina bella piena, come quella che si faceva nel giorno della festa di Sant'Oronzo.

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Lo studio di Pierpoalo Gaballo è nel centro storico di Lecce, in Via Arte della Cartapesta 15, un vicoletto che costeggia la Chiesa di Santa Chiara e a pochi passi da Piazza Sant’Oronzo. Per info/ordini: info@pierpaologaballo.com
Credits: foto di Pietro De Marco

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scritto da:

Mariangela Sansonetti

Sono social media manager di professione, mi occupo di strategie di comunicazione e credo che la tavola sia il primo social network. Nel mio passato ci sono due tesi di ricerca in storia dell’arte e ci sono anche le radici di CiboXArte (ciboperarte), la rubrica ideata da me che esplora il cibo nel mondo dell’arte e dei social network. Quando non lavoro divoro libri, serie tv e cioccolata fondente.

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