Ristorante dell'Angelo: il valore della cucina stagionale a km 0

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Intro
Chiamarlo "ristorante" non gli rende pienamente giustizia. Immaginate piuttosto un salotto, una cucina, pochi ingredienti ma rigorosamente freschi e di stagione; un luogo intimo dove si cucina come se si avessero degli amici a cena, e si prepara  "quello che c'è nel frigo".
E dove, ca va sans dire, troverete tutto fatto a mano, dall'impanatura delle cotolette bolognesi (che a differenza della cotoletta milanese, è  fatta di bistecca e il parmigiano fuso), ai dolci. Per il dessert vale la regola del "brutti, ma buoni": niente orpelli, niente decorazioni pseudo artistiche a colorare piatti esageratamente grandi, ma solo freschezza e gusto.
Inoltre, tutti gli ingredienti sono a chilometro zero; le diverse pietanze, così come il vino, provengono da aziende locali; la carne proviene dai pascoli della zona, il pesce non è surgelato e segue le "stagioni" di pesca. Il vino è rigorosamente della regionale.
L'atmosfera che si respira, poi, è rilassate e allegra.
Anche per il portafogli: un menu completo con antipasto, primo, secondo, dolce acque e caffè, vi costerà 15 euro.

Il menu
Tutto della cucina tradizionale emiliana, fatta in casa: pasta fresca tirata col matterello, tra cui tagliatelle con il ragù, fatto "come dio comanda".
Tortelli e tortelloni, fatti a mano, con il ripieno di ricotta e spinaci, conditi con pere e scquaquerone.
Se si preferisce il pesce, primi allo scoglio con l' astice.
Di secondo, pesce cotto alla brace. Tutto pescato, e non surgelato.
O ancora, formaggi freschi con ciliegie e fichi, oppure verdure grigliate e carne alla brace.
Tra i dolci, zuppa inglese o mascarpone e savoiardi.
Ma attenzione: non osate chiedere una lasagna con gli asparagi in autunno o il radicchio a giugno; il proprietario ci tiene, infatti, a seguire la stagionalità dei prodotti. D'inverno, allora, sì a zuppe e sapori più forti, d'estate piatti di pesce e verdure.
In primavera, invece, assaggiate la lasagna con gli asparagi d'Altedo.

In cantina
Il vino è del "contadino": quindi rossi e bianchi della zona emiliana, che ben si accompagnano ai piatti tipici.
E poi birra, ovviamente, e tutte le altre bibite classiche, anche se il proprietario consiglia il vino per un'unione perfetta con i piatti emiliani.

L'ambiente
Qui tutta la vostra attenzione sarà indirizzata al piatto da gustare che avrete davanti.
Niente schermi, nè wi-fi, nè musica o eventi.
Un momento di tranquillità e intimità da ritagliarvi per celebrare il gusto e apprezzare il momento del pasto, senza troppa gente e confusione attorno.
Il posto è piccolo e accogliente.

Da raccontare
"Più che un gestore", afferma il proprietario, "mi sento un intrattenitore con lo spirito dell'accoglienza.
Nell' '89 il karaoke a Bologna l'ho inventato io. Ho infatti una lunga esperienza all'interno di locali e nella ristorazione. Ci sono praticamente nato.
Per me la musica è un pianoforte - neanche la pianola- ma un piano vero e proprio.
Quindi ora vedere questi musicisti che suonano col computer… No, non potrei.
Preferisco puntare sui piatti, sulla produzione propria, su un'accoglienza genuina e tradizionale".
E qui si respira davvero l'aria di una cucina casalinga, di mani che impastano e propongono sapori tradizionali. Niente di nuovo o di elaborato, perché una bella lasagna con ragù fatta per bene, di cosa ha bisogno ancora?

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