Come conoscere gente nuova a Milano facendo cose interessanti e creative

Pubblicato il 9 marzo 2026

Come conoscere gente nuova a Milano facendo cose interessanti e creative

È ancora possibile conoscere nuove persone al di là delle dinamiche digitali che avvolgono e definiscono la nostra socialità? Tra scambi di like inconsistenti e infiniti swipe sulle più svariate app di dating, la voglia di riscoprire l’incontro dal vivo è diventato un bisogno quasi primario per combattere apatia e indecisione. Soprattuto per realtà grandi e dinamiche come Milano, dove tutto corre e scorre, la superficialità cresce, insieme alla voglia di tornare un po’ indietro, a quando tutto sembrava più semplice, naturale, consistente. Ma se per molti è ancora complicato trovare spazi sicuri dove condividere conversazioni, diversi progetti hanno gettato basi solide e interessanti per tornare a scoprire (ed esplorare) il mondo reale. Spesso ideati da ragazzi per rispondere a esigenze personali, certe iniziative cercano di colmare un vuoto conviviale e culturale, che mai come adesso ha bisogno di essere riempito. Cene tra sconosciuti, workshop creativi per riscoprire la manualità, corsi di cucina in lingua, sessioni di lettura e confronto, ma anche centri di diffusione artistica davvero accessibile che accorciano le distanze. Viviamo nella società del paradosso: tutto e tutti sembrano a portata di mano (o di click) ma non siamo mai stati così lontani gli uni dagli altri. Di barriere ce ne sono tante, ma è forse il momento di scavare nelle crepe per tornare a conoscersi sul serio, apprezzando gli altri e, magari, anche noi stessi.

Social Music Dinner


Esiste situazione più conviviale di una cena? E se cenare insieme fosse il giusto pretesto per conoscere nuove persone? La risposta (affermativa) a questa domanda ha un nome: Social Music Dinner, un nuovo format per creare connessioni in una città dove sembra sempre più difficile coltivarne di reali. A Milano mancava qualcosa del genere, un progetto che riunisse sconosciuti senza forzature, con spontaneità e partecipazione: a colmare questo vuoto, quattro amici di vecchia data, Tommaso e Federico Gavioli, Pepe Poli e Niccolò Bienati, con in comune l’età (sui trent’anni) e la voglia di creare legami di valore. Nasce così, a marzo 2025, Social Music Dinner, con informali cene stile home restaurant organizzate per ristretti gruppi di amici, in breve tempo elaborate e proposte al pubblico intercettato via social, invitato a sganciarsi dai propri dispositivi digitali per riscoprirsi nel mondo reale. E così, quasi un anno dopo, il progetto conta su una fortissima adesione, con le date che finiscono sold out in pochissimo tempo. Ma come funziona Social Music Dinner? Periodicamente escono gli appuntamenti mensili, ai quali è possibile iscriversi compilando un form online, pagando poi la quota di partecipazione (sui cinquanta euro). Pochi giorni prima della serata viene svelato l’indirizzo: case private, messe a disposizione per la cena (alla quale partecipano anche i proprietari), location interessanti, spesso di design, esteticamente curate e funzionali (ampi open space con cucine a vista per non perdersi le fasi di preparazione). Al loro interno, trenta sconosciuti di ogni età, amici, coppie o persone che sperimentano l’esperienza in solitaria per fare amicizia sul campo. E niente paura, i pretesti per sciogliere il ghiaccio (laddove servisse) non mancano. All’ingresso ognuno segna il proprio nome su un cartoncino che terrà fisso al collo, insieme a qualche spunto divertente: “due verità e una bugia”, per approcciarsi in modo disteso. Dopo pochi secondi di esitazione iniziale, le chiacchiere riempiono l’ambiente ed ecco che, con sorprendete rapidità, persone mai viste prima iniziano a raccontarsi, scambiandosi interessi, esperienze, anche spunti di riflessione non banali. Il tutto accompagnato da musica, buon vino (Social Music Dinner collabora con Cantina Urbana) e ottimo cibo, preparato lì affianco a te, servito e raccontato dagli chef. Ricette ricercate, decisamente piacevoli alla vista: finger food, un antipasto, un piatto principale e il dolce. Le preparazioni cambiano e ruotano, come i gyoza vegetariani, i bignè salati, l’uovo poche (con spuma di patate, funghi saltati, olio al tartufo e polvere di aglio nero) o il risotto (con crema al topinambur, salsa all’arancia, miso e fondo bruno, olio al timo, nocciole e polvere d’arancia). A fine serata è quasi un dispiacere salutare le nuove conoscenze, ma nulla vieta di approfondire fuori! E comunque una riflessioni te la porti a casa. Come ha detto Marco, host appassionato di design: “una casa senza gente sono solo quattro mura vuote”. Forse non occorre allontanarsi troppo da casa per stringere nuove amicizie e trovare persone interessanti, forse basta bussare alla porta del vicino.

The Offline Club


Con l’obiettivo di promuovere le connessioni autentiche, lontane dal digitale, nasce The Offline Club, un progetto ambizioso, che ha già riscosso ampio successo, perché capace di rispondere a un bisogno diffuso: ritrovare tempo da dedicare a se stessi e agli altri. Nato ad Amsterdam da tre giovani ragazzi con la voglia di riscoprire il mondo reale, nell’ultimo anno è arrivato anche nelle principali città europee, Milano compresa. Non è un caso siano proprio le gradi città ad aver accolto con maggior entusiasmo questa particolare iniziativa: più frenetiche e distratte, dove il confine tra vita digitale e reale diventa sempre più fragile. Il format propone eventi offline pensati per riunire più persone all’interno di ambienti curati (bar, biblioteche, librerie), veri spazi di aggregazione e scoperta. Gogol & Company, Mare Culturale Urbano, Cascina Cuccagna, BASE sono alcune delle location milanesi più gettonate per gli eventi del The Offline Club. Ed è tutto molto semplice: dopo la registrazione online (e il pagamento di un piccolo contributo), ti vengono inviate indicazioni precise sul dove e quando; una volta arrivato nel posto stabilito, all’ingresso sei invitato a depositare il cellulare all’interno di un locker, dove resterà chiuso per tutta la durata dell’esperienza. La prima ora è silenziosa, dedicata ad attività in solitaria (leggere, scrivere, disegnare) stimolando concentrazione e interesse (bandite quindi le fastidiose interruzioni da notifiche e vibrazioni). Per il resto del tempo si lascia libero spazio alla chiacchiera e allo scambio con le altre persone, agevolate da piccoli giochi da tavolo e attività ludiche. Tutti sono benvenuti, senza differenze di età (il bello è proprio questo) e l’adesione è varia ed elevatissima; alcuni eventi sono pensati per un pubblico internazionale, quindi svolti in inglesi, altri in italiano. Ma l’idea resta una e ben precisa: disconnettersi per riconnettersi.

Even Numbers


Possono, gli eventi creativi, diventare il nuovo palcoscenico per gli incontri dal vivo? Noi crediamo di sì. La riprova sta nei numerosissimi workshop artistici che nell’ultimo anno sembrano aver spopolato a Milano: ceramica e aperitivo, pittura e chiacchiere, per riscoprire manualità e socialità. Perfettamente inserito in queste nuove dinamiche, Even Numbers, il progetto di una ragazza newyorkese, Kayla Jagusch, artista e designer che, una volta stabilita a Milano, ha trovato un modo divertente per aumentare le proprie conoscenze. Kayla ha cercato di trasformare il suo passato creativo (la madre, bibliotecaria, organizzava e ospitava eventi comunitari) nel suo presente convivale. I suoi workshop creativi (journaling, storytelling e storyboard, painting, crafting e molto altro) nascono quindi da un’esigenza personale: cercare spazi di valore per creare nuovi rapporti (che esulino dal solito binomio scuola-lavoro) all’interno di una città per certi versi complessa da questo punto di vista. L’idea era, e rimane, incontrare persone con gli stessi interessi creativi, scoprire e condividere nuovi hobby, sperimentare serate diverse dal solito per spezzare la routine, che nelle grandi città diventa spesso soffocante. Ma un aspetto ancora più importante: gli eventi sono tutti internazionali, pensati per ridurre le distanza tra milanesi e la comunità internazionale molto viva in città. Durante i vari workshop organizzati da Kayla (che si occupa di tutto, dalla scelta creativa alla selezione delle location, quasi sempre diverse) si trovano sedute allo stesso tavolo persone che apprezzano l’arte, che amano leggere e creare, ma soprattutto esplorare e scoprire. Una community che si trova e ritrova all’interno di spazi sicuri e piacevoli. I dispositivi digitali, in questo contesto, fungono da semplici strumenti per facilitare l’incontro dal vivo: diventano mezzi non piazze. Per evitare dispersione, le serate sono abbastanza intime (sulle venti persone), così si combattono divisioni e chiusure emotive. Dall’online all’offline, si torna alla presenza, al contatto reale, alla cura di valori importanti, quali attenzione e concentrazione, spesso messi a rischio dalla degenerazione digitale. Nato dalla curiosità personale, oggi il progetto ha raggiunge una rete importante e conta su diverse collaborazioni (Dr. Martens, Uniqlo, New Balance, Simple Lovers, Casa Brera, 21 House of Stories, Meetup e molte altre).

La stanza blu


Allontanandosi dai social network e dalle logiche di mercato, Gabriele Bonaventura, artista di professione, ha dato vita a un progetto culturale nuovissimo. La Stanza Blu, da poco diventata associazione culturale riconosciuta, è uno spazio reale dov’è possibile parlare di arte; una reale occasione per gli artisti di raccontarsi senza filtri al pubblico, che può così vivere l’arte attraverso un esperienza intima ma anche partecipativa. Le serate alla Stanza Blu (presso lo Studio And in via Savona 45) richiamano artisti e discipline diversi (poesia, pittura, musica, teatro, illustrazione, fotografia) che, in aperto dialogo tra loro, creano vere opere, racconti vivi di valore. Gli artisti condividono, non solo performance, ma anche il proprio processo creativo, senza formalismi né particolare rigidità. E così prende vita una conversazione diretta e bidirezionale, che avvicina anziché allontanare. Cos’è davvero importante? L’incontro tra le persone, la scoperta di esibizioni e opere inedite, il confronto tra chi parla e chi ascolta. La Stanza Blu nasce come forma di restituzione culturale a una città che ne ha davvero bisogno: qui l’arte, spesso percepita lontana, diventa davvero accessibile, eliminando ogni divisione tra chi crea e chi fruisce. Gli eventi nello spazio creativo hanno caduta mensile (anche se le date iniziano ad aumentare), ospitano tre o quattro artisti che trovano il modo dialogare tra loro, unendo, nei modi più interessanti e creativi, le proprie discipline. Durante questi incontri l’arte, intesa come strumento per far circolare idee e creare connessioni, esce dai propri confini canonici e accademici: non la si osserva soltanto, la si vive in modo diretto e coinvolgente. La Stanza Blu, nato come progetto autofinanziato, mantiene la sua natura: tutti gli eventi restano gratuiti, perché l’arte intesa come potenziale universo personale e condivisibile, che non dovrebbe essere difficile da raggiungere.

Veranda


Angolo dell’Est Europa a Milano, Veranda non è soltanto un presidio culturale delle tradizioni slave e caucasiche della città, ma un luogo inedito, dove la socialità resta al centro e prende forma in modo spontaneo. Aperto dal 2012, il ristorante è diventato un punto di riferimento per chi ama la cucina russa, ucraina e georgiana, ma anche per chi vuole sperimentare nuove esperienze che vadano oltre il semplice mangiare fuori. Il locale, in via Bezzecca 6, è piccolo, raccolto, con un’atmosfera domestica che invita alla conversazione lenta e all’ascolto, e porta con sé un’idea di tradizione non museale ma viva, da attraversare e condividere. È proprio questa dimensione intima e partecipata a renderlo interessante per chi vuole conoscere nuove persone a Milano: le tradizioni di cui il locale è portavoce si aprono al pubblico attraverso i numerosi workshop culinari proposti frequentemente, veri e propri momenti di incontro prima ancora che di formazione. I laboratori sono pensati per tutti, con master class dedicate ai più piccoli e appuntamenti per chi ha già raggiunto un livello in cucina più avanzato. Il menù preparato durane le sessioni è sempre prestabilito e include quattro piatti da scoprire e preparare insieme, fianco a fianco con perfetti sconosciuti che, nel giro di poche ore, smettono di esserlo. Per i bambini (dai 7 ai 12 anni) gli incontri sono infrasettimanali e coincidono con l’orario scolastico: partono alle 16.30, durano dall’ora e mezza alle due ore e si concentrano sulla preparazione di due ricette — spesso ravioli e insalata russa — e della focaccia. Ma se il desiderio è socializzare e conoscere, c’è un’altra attività interessante: il progetto Speak Easy, l’aperitivo in lingua, per apprendere le basi del russo, consolidarlo e praticarlo con altri. Due ore di pratica, nuove parole da aggiungere al proprio vocabolario linguistico, ma sopratutto nuove persone, che siano studenti, specialisti, appassionati o madrelingua. Il costo è di 30 euro per lezione e aperitivo (con specialità gastronomiche russe). Si dice spesso che viaggiare sia il miglior modo per conoscere nuove tradizioni e culture, stringere rapporti e amicizie,  ma il viaggio ha molte interpretazione e lo si fa anche intorno a una tavola, insieme.

Break the Swipe


Altro nuovissimo progetto nato dalla necessità di incontrare persone in spazi offline, Break the Swipe nasce a gennaio 2025 da Gloria Tazzini e Federica Russo. L’idea alla base è evidente: istaurare connessioni spontanee, autentiche e soprattutto non mediate da un’interfaccia digitale. Break the Swipe (conta già 23 serate a Milano e 2 a Roma) si pone come alternativa alle app di dating e alle loro dinamiche standardizzate. Da qui, il nome del progetto, che letteralmente significa “Interrompi lo swipe”, quel gesto tipico con cui si valuta senza attenzione i profili personali proposti dalle interfacce (swipe a destra se ti piace, swipe a sinistra per scartare). Una pratica meccanica priva di valore, esclusivamente basata sull’apparenza e sulla mediazione digitale, ostacolo alla creazione di connessioni profonde. Le serate organizzate dalla realtà milanese sono dedicate a persone tra i 25 e i 40 anni alla ricerca di nuove amicizie o partner (serate uomini e donne e serate queer, senza vincoli, ma totale libertà nel prendere parte a un evento o l’altro). Per partecipare, devi scriverti attraverso un form online e pagare una quota di partecipazione di 10 euro. La serata dura circa due ore, tendenzialmente dalle 21.30 alle 23.30, tempo durante il quale le persone sono facilitate a interagire da speciali cards che ognuno riceve al momento del check-in. Queste cards dividono i partecipanti in piccoli gruppi cosicché la conoscenza non avvenga a coppie (come nel modello classico dello speed date). Sulle cards le persone trovano delle domande, leggere e ironiche, diverse per ogni evento e in linea con il tema della serata, spunti di conversazione per parlare di sé attraverso aneddoti e racconti non convenzionali, diversi dai soliti “di dove sei?”, “che lavoro fai?”. Dopo circa quaranta minuti i gruppi vengono rimescolati dando modo a tutti di conoscersi. La serata si conclude con un momento libero: dinamica frequente è la formazione di grandi tavolate, momenti di condivisione e chiacchiera oltre la fine dell’evento, fino alla chiusura del locale (sempre diverso).


Foto tratte dei social dei rispettivi locali. 
Foto di Offline Club e La Stanza Blu fornite dai locali. 
In copertina: Break the Swipe. 

  • CONOSCERE E RIMORCHIARE
  • APERITIVI MEMORABILI
  • APERITIVO

scritto da:

Beatrice Tagliapietra

Milanese dalla nascita, amo ballare, viaggiare e mangiare. Mi piace la poesia, il cinema e il buon vino (soprattutto se bevuto in compagnia). Odio la convenzionalità e la monotonia mia annoia. Di giorno scopro il mondo, di notte dormo poco e scrivo tanto.

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