Gianni e Raffaella Fazio, le due anime di un frantoio che pensa in grande

Pubblicato il: 21 novembre 2020

Gianni e Raffaella Fazio, le due anime di un frantoio che pensa in grande

In questa intervista doppia, sveliamo passato, presente e avvenire dei Fratelli Fazio, Gianni e Raffaella, orgogliosi custodi di un prodotto antico di 4 generazioni, ma allo stesso tempo, promotori di una rivoluzione aziendale che sta portando la loro famiglia nel futuro.


Come vi dividete i ruoli?
Gianni: tutti supportano tutti.
Raffaella: ma anche: tutti sopportano tutti! Io sono più emotiva, potrei non dormire la notte per aver dimenticato una penna senza tappo sulla scrivania dell’ufficio!
Gianni: Io mi occupo della produzione e dell’azienda agricola.
Raffaella: io resto in ufficio
Gianni: Diciamo che lei è l’artista di famiglia, anche se è così timida che non vuole dirlo. I disegni sugli orci sono opera sua!
Raffaella: mi laureai nel 2012 presso l’accademia delle belle arti. Poi ho pensato: Che faccio? Qui sono nata, sentivo mio il frantoio. Siamo riusciti anche a valorizzare il mio percorso, con la vendita al dettaglio mi sento più appagata. Dall’incontro con il pubblico vengono idee sempre nuove!

Un collega che ammirate?
Gianni: Savino Muraglia, un mito.


Il vostro cliente tipo. Chi è?
Raffaella: Cerchiamo di accontentare tutti. C’è chi apprezza più il dettaglio, chi punta più sull’estetica e chi ovviamente apprezza solo il prodotto.
Gianni: Io cerco di fare qualcosa di particolare per loro, vigilando durante il ciclo di produzione. Gli ingredienti, come nella focaccia barese, sempre quelli sono, conta l’ordine e la cura che ci metti. Cerco di selezionare le partite di olive per fare un buon prodotto, abbiamo macchinari all’avanguardia e siamo fissati con la pulizia.


Parlatemi dei problemi dell’olio legato alla ristorazione.
Gianni: Non capisco i ristoratori che rifuggono nell’olio di bassa qualità, nonostante un bel ristorante e un cuoco ben pagato.

Quanto olio consumate ‘’a casa vostra’’?
Raffaella: Tantissimo, perché abbiamo sempre vissuto con il suo profumo. Quando dei clienti vengono a comprarsi una lattina, dicendomi che gli dura 3 - 4 mesi, non riesco a crederci!

Cosa avete fatto per ‘’uccidere il tempo’’ durante la quarantena?
Gianni: inizialmente ci siamo chiesti cosa fare. Poi abbiamo avuto l’idea di istituire una Challenge di ricette online, affidandoci a cuochi o ad amici mangioni. Abbiamo fatto i taralli, le scarcelle… e visto che il potere mediatico aumentava sempre più, siamo arrivati a mandare direttamente i nostri chef in casa dei privati, utilizzando ovviamente il nostro olio!



Cosa vuol dire Bitetto per voi?
Gianni: Bitetto è il mio paese, le mie origini, non riesco a starne lontano.
Raffaella: Le piccole dimensioni ci portano a conoscerci tutti, siamo una grande famiglia. I nostri nonni hanno avviato questo frantoio e noi abbiamo il dovere di fare il meglio possibile per onorarli.
Abbiamo parlato molto del passato, ora tocca al futuro. Come vi vedete tra una quindicina d’anni?
Raffaella: Qui. Avendo già due figli, di 7 e 4 anni, spero che prendano la nostra strada ma studiando in maniera più specifica l’olio.
Gianni: Io non ho figli e non sono sposato, ma mi piacerebbe che un figlio acquistasse la mia stessa passione. Noi viviamo per l’olio, l’olivo, la campagna.


 

  • GLI ADDETTI AI LAVORI

scritto da:

Mario Pennelli

Annata 1988. Cantastorie professionista, consulente enogastronomico per hobby, sommelier per volere del fato. Ha scritto tre libri che glorificano la sua Patria, la Puglia. Da allora è in tour permanente, come i Rolling Stones o Albano, per raccontarla, permettendo così ai forestieri di scoprirla e agli indigeni di ri-scoprirla.

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