A Jesolo, il ristorante di pesce che conquista con grandi classici tutto l'anno ed è pronto per la bella stagione
Pubblicato il 11 marzo 2026
Ci sono posti che non hai bisogno di scegliere: sono loro a richiamarti. Il Rossi di Piazza Carducci funziona così, come un vecchio amico di cui ti fidi, che non ha bisogno di convincerti perché sa già cosa ti serve. Quando Nicola — padrone di casa, anima e volto del locale — mi ha proposto di trascorrere una serata insieme, la risposta è arrivata prima ancora che finisse la frase. Perché a Jesolo Lido, un posto che sappia coniugare cucina di livello, accoglienza sincera e un'identità estetica così precisa — senza chiederti in cambio un gettone da ristorante stellato — è ancor oggi una rarità. Il Rossi riesce a farlo sin da quando ha aperto qualche anno fa, con la coerenza silenziosa di chi non insegue le mode ma le anticipa.

Appena varcata la soglia, sotto l'imponente insegna, mi sento subito a casa: l'atmosfera easy-chic degna delle metropoli più trendy, l'elegante accoglienza all'ingresso, la raffinata verve di Nicola che ben rispecchia la classe del suo ristorante. Il Rossi prende nettamente le distanze dai tipici locali di Via Bafile, perlopiù ad impronta turistica: è un ambiente luminoso, fresco e stiloso. Al primo sguardo nella bellissima sala vetrata, un nuovo, piccolo ma non banale dettaglio cattura subito la mia attenzione: le bottiglie d'acqua ai tavoli sono "nude", prive di etichetta. Scelta volutamente estetica, poiché così non tolgono colore alla mise en place, lasciando che sia il resto a parlare.
Nicola apre la serata con una scelta che mi sorprende: il Masseria Cardillo Pas Dosé, Metodo Classico elegante e secco, con un perlage fine e pungente e sentori agrumati che si aprono sorso dopo sorso. Una bolla sofisticata ma affatto austera. "Lasciamo qui la bottiglia", suggerisce Nicola con il sorriso di chi sa bene quello che fa. Difficile dargli torto.

Prima che arrivi qualsiasi portata, fa la sua comparsa la focaccina della casa, ma stavolta con una novità: i nuovi olii extravergine del Rossi, al tartufo e al peperoncino. Un benvenuto olfattivo e gustativo che mette subito in moto le aspettative. L'olio al tartufo avvolge con profondità terrosa, quello al peperoncino pizzica con garbo.

Prima ancora dei piatti veri e propri, arriva quello che Nicola chiama semplicemente "il cicchetto del Rossi": chips al riso e barbabietola con dentice mantecato, canoce, baccalà mantecato, alici marinate e sarde in saor. Un microcosmo della tradizione veneziana e adriatica, reinterpretato con leggerezza e precisione. Le chips croccanti fanno da base neutra a mantecati setosi e marinature vivaci, il tutto in perfetto equilibrio tra rustico e raffinato. Un aperitivo che sarebbe già, da solo, un ottimo motivo per tornare.

Apre la sequenza dei piatti un tentacolo di piovra servito su purè di patate alla vaniglia e lime. La piovra è tenera al punto giusto, con una leggera crosticina esterna che lascia spazio a una consistenza quasi burrosa all'interno. Il purè è vellutato, profumato, con la vaniglia che addolcisce e il lime che taglia con acidità precisa. Un piatto che gioca su contrasti inaspettati e li risolve con naturalezza.
Poi arriva lui, il colpo da maestro della serata: mezza porzione a testa di gnocchi con la grancevola, variante fuori menu degli iconici gnocchi cacio, pepe e gambero rosso — specialità della casa che avevo già amato in passato. Questa versione con la grancevola ha una dolcezza marina più delicata, avvolta in una cremosità avvolgente che si attacca agli gnocchi come una seconda pelle. Nicola lo propone quasi sottovoce, come si trattasse di un segreto tra vecchi amici. E un segreto, in effetti, merita di esserlo.

Dal nome del locale all'ingrediente simbolo del suo menu: la tagliata di tonno rosso è un rito. Scottato a regola d'arte, si scioglie in bocca con una dolcezza quasi carnea, mentre la salicornia aggiunge la sua nota sapida e marina. L'emulsione di mango e curry pizzica il piatto con un'esplosione di sapori esotici, bilanciata dalla freschezza di frutti di bosco. Un piatto che dimostra la maestria del fedelissimo chef Alessandro nel bilanciare armonie e contrasti apparentemente inconciliabili.

A completare il percorso salato, un plateau generoso: gamberoni, seppioline, calamaretti e polentina. I calamaretti meritano una menzione speciale — si sciolgono in bocca con una delicatezza quasi commovente, senza forzature, senza artifici. La polentina cremosa fa da spalla silenziosa a tutto il resto. È il tipo di piatto che non urla, ma convince.

Ed eccomi infine al momento del dessert, che al Rossi è sempre una piccola cerimonia.
Il tiramisù della casa si discosta dalla tradizione con due varianti precise e coraggiose: i frollini Oro Saiwa al posto dei savoiardi — più croccanti, più burrosi — e scaglie di cioccolato fondente anziché cacao amaro, che aggiungono una nota di consistenza inaspettata. Il risultato è un tiramisù più goloso, più personale, riconoscibilmente "Rossi".

Rossi Restaurant & Pizza
Via Bafile, 183 - Lido di Jesolo (VE)
Telefono: 3519337848
scritto da:
Con lo pseudonimo di Kintor racconto da anni i miei intrattenimenti. Sport e hi-tech gli amori di gioventù; mentre oggi trovo che viaggiare alla ricerca di culture, gusti e sapori della terra sia la cosa più bella che c'è. O magari la seconda, via.
Via Bafile 183, Jesolo (VE)