La nostalgia per la vecchia Milano (e come ce la facciamo passare)
Pubblicato il 8 febbraio 2026
Milano: c’è chi la ama e chi la odia. Viva, dinamica, frenetica ma anche complicata, per certi versi disordinata, insomma, una città di difficile descrizione, ricca di spazi, situazioni e persone che non sempre trovano la giusta collocazione. Ma se la Milano di oggi può sembrare contraddittoria, la Vecchia Milano è rimasta nell’immaginario collettivo come simbolo di un’epoca in cui, tutto sommato, si viveva bene. Quella Milano piace a tutti, un po’ sbiadita ma così romantica, con i suoi rituali quotidiani, luoghi ricchi di scambi e incontri, realtà interessanti che valeva davvero la pena frequentare. E se la nostalgia sembra troppo forte, noi abbiamo pensato a una piccola mappa di posti autentici che rievocano proprio quella magia. Bar storici, pasticcerie, gastronomie, vecchi cinema e nuovi progetti che tentano si salvare e salvaguardare una tradizione cittadina che non vuole essere dimenticata. Perché per andare avanti, a volte, serve solo guardare un po’ indietro.

La storia di Milano passa, da sempre, per le chiacchiere da bar. Luoghi di incontro, osservatori stabili del tempo che scorre, alcuni bar storici restano, ancora oggi, al centro della vita cittadina: iconici, riconoscibili, profondamente amati. Il Bar Magenta ne è l’esempio perfetto. Affacciato su un angolo dell’omonimo Corso dal 1907, nato come pasticceria e cresciuto accanto alla stazione di Cadorna, ha attraversato trasformazioni sociali e piccole rivoluzioni urbanistiche. Oggi accoglie studenti, universitari, habitué di lunga data: Spritz a fine giornata, birre durante le partite, lo stesso rituale declinato tra generazioni diverse. Cambiano i volti, non l’atmosfera: il calore e la vivacità restano immutati. Una seconda casa per molti milanesi è il Bar Picchio, in Porta Venezia dal 1969. Ancora economico, informale, immancabilmente accogliente, conserva la sua tradizione familiare e l’anima genuina del bar di quartiere anni Settanta: un luogo semplice dove le età si mescolano felicemente. E se ci spostiamo po’ più a est, nato in via Plinio nel 1947, di vocazione internazionale, c’è il tempio dell’aperitivo milanese inteso come piccolo rito collettivo. Al Bar Basso il gesto quotidiano del caffè si è storicamente trasformato nel momento condiviso dell’happy hour; ed è qui che nel 1972 nasce il Negroni Sbagliato, per errore o per genio, quando lo spumante prende il posto del gin. Ancora oggi viene servito in grandi bicchieri scenografici, accompagnato da olive e patatine, dai camerieri in giacca bianca, così, sotto l’insegna rossa al neon, riconoscibilissima, tutto resta sorprendentemente uguale: niente di più classico, niente di più bello.

Se in molti pensano a Milano come a una città fredda e grigia, noi ne conosciamo il lato più dolce e colorato, profumato come le sue pasticcerie storiche, indirizzi golosi, dove tutto ci riporta indietro, a un passato calmo, fatto di gesti misurati e piccole tradizioni tramandate con discrezione. Le colazioni mattutine del fine settimana e le calde merende pomeridiane raccontano una città più lenta ed elegante, affezionata alle sua abitudini che continuano a mettere d’accordo tutti. Tra le nostre pasticcerie storiche preferite, Cova occupa un posto privilegiato. Nato come caffè letterario (“Caffè del Giardino") al lato del Teatro alla Scala, Cova diventa subito un importante punto di riferimento per il bel mondo cittadino dell’epoca: distrutto dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, il caffè si sposta durante gli anni Cinquanta nella sua attuale sede centrale, in via Monte Napoleone 8, dove diventa un vero salotto, con arredi sobri e raffinati mutuati da quelli originali (gli stessi che ammiriamo oggi). Dolcissimo simbolo della sua immutata tradizione, il panettone: dolce milanese per eccellenza, invidiato un po’ ovunque, così buono solo nella nostra città. Il panettone si mangia a Natale, sì, ma è anche il protagonista delle merende più ghiotte, qui accompagnate da un’ottima selezione di tè o cioccolata calda preparata come si deve.
E se parliamo di panettoni, non possiamo dimenticarci altri testimoni storici, custodi delle più antiche e buone tradizioni pasticcere di Milano, anch’essi nati come caffè, sopravvissuti ai bombardamenti della guerra. Per gli amanti della vecchia Milano, pasticceria Cucchi (in zona De Amicis) e Marchesi 1824 (in Corso Magenta) sono tappe obbligatorie. La prima, un vecchio caffè concerto nato nel 1936 che animava le serate di quartiere, è oggi una raffinatissima sala da tè, dove mangiare soffici brioche, lievitati e paste burrose quanto basta per sentirsi davvero bene; la seconda prepara milioni di caffè ogni giorno, che si sorseggiano insieme a qualche pralina o piccolo dolce. Le vetrine di Marchesi hanno mantenuto la sua storicità e sono da ammirare: con torte e composizioni dolciarie incredibili, vere opere d’arte zuccherate. Tra arredi rimasti fedeli a se stessi e atmosfere sospese nel tempo, questi intimi luoghi continuano a custodire una tradizione fatta di semplicità e memoria vivissima.

Milano è anche fatta di piccoli, piccolissimi, luoghi, realtà uniche che, da decenni, rendono speciali le sue piazze e i suoi quartieri. Tra questi c’è Giannasi, il chiosco del pollo arrosto che ha restituito dignità e culto popolare a una specialità culinaria apparentemente semplice, elevandola, qui in città, a icona urbana. Attivo dal 1967 tra Porta Romana e Piazzale Lodi, Giannasi prende forma dall’intuizione di tre fratelli approdati in città negli anni Cinquanta da un piccolo paese dell’Appennino tosco‑emiliano. Nata come bottega di carni crude, diventa punto di riferimento per la rosticceria meneghina: polli arrosto, patate al forno e altri prodotti, ma anche profumi intensi che attraversano via Ripamonti, attirando chiunque cerchi un piatto popolare ma curato. Questo chiosco è l’indirizzo quotidiano di molte generazioni milanesi e lavoratori di passaggio, un luogo in cui la semplicità diventa cifra distintiva e, in una città in continuo movimento, resta un punto fermo: un piccolo grande simbolo di una Milano autentica.

Girando per Milano, in qualsiasi quartiere, è quasi impossibile non imbattersi nelle sue gastronomie, dei luoghi affascinanti e senza tempo che, seppur a ritmi diversi, continuano fare il loro lavoro. Le gastronomie milanesi hanno conosciuto ampia popolarità il secolo scorso e, certamente, non tutte sono sopravvissute all’avvento di monoporzioni e cibi pronti ben confezionati negli scaffali dei supermercati. Ma in questi posti si respira un’aria tutta diversa: ammirare le vetrine e lasciarsi ispirare dai piatti pronti del giorno, chiedere consiglio a chi sta dietro al bancone da anni, ordinare gli antipasti di cenoni e feste in casa ha un non so che di affascinante. Tornare a frequentare le gastronomie potrebbe essere il giusto modo per ravvivare certi rituali domenicali, da fare in famiglia, prima dell’immancabile pranzo; ma anche riscoprire una decisa qualità gastronomica, quei sapori che sanno di casa, il profumo di sfornati e verdure per tornare un po’ bambini. Peck, in centro, è la gastronomia che tutti conoscono, rappresenta un pezzo di storia milanese che attrae molti, curiosi, turisti, acquirenti. Ma di gastronomie storiche ce ne sono tante, più discrete, più accoglienti. C’è Faravelli, in Corso Italia, che è anche macelleria, salumeria ed enoteca, attiva dagli anni Cinquanta, ancora un punto di riferimento per il quartiere; stabile in Corso Vercelli, dal 1949, Rosticceria Galli, con prodotti da acquistare da asporto o consumare sul posto (magari insieme a un buon calice di vino); ma anche Gastronomia di Bonardi Pietro in viale Umbria, Gastronomia Giacomo in via Sottocorno e tanti altri templi del cibo già pronto che ti fanno scoprire questa città da un punto di vista inedito e romantico.
Una sala come quelle di una volta: il cinema Beltrade, a NoLo, è un progetto interessante, nato per combattere certe dinamiche eccessivamente commerciali che definiscono l’esperienza filmica moderna, nonché l’uso e abuso delle piattaforme streaming. Il Beltrade era, fin dagli anni Quaranta, un cinema parrocchiale, per un breve periodo anche sede della Cineteca Italiana. Nel 2012 arriva la svolta con il rilancio dell’attività: programmazione intensa con film inediti e repliche in versione orinale, cult e opere indipendenti pensati per gli appassionati, titoli che, a orari diversi e a rotazione (spesso diurna e pomeridiana), è difficile trovare altrove, ma anche presentazioni e interventi di registi e cast. Non mancano poi le retrospettive e le maratone che abbracciano un pubblico variegato: il progetto appare ambizioso, ma soddisfa tutti, perché tutti sono i benvenuti. Il Beltrade piace anche per l’atmosfera, oggi unica, familiare, accogliente, ma anche intima, senza inutili formalismi o eccessi di perfezione estetica; la chiacchiera è dietro l’angolo e si parla di film certo, ma anche di molto altro. Al centro resta l’importanza della proiezione, con un’ottima qualità dell’audio e completo buio in sala, una sala completamente rossa, dalle poltrone avvolgenti, ai controsoffitti, al sipario (che si apre e si chiude con l’inizio e la fine di ogni film). Forse i luoghi reali, quelli dove ci si conosce davvero esistono ancora

Per i veri nostalgici dei tempi lontani, la sempre più frequente e rapida chiusura delle edicole cittadine rappresenta un lutto quasi personale. Con loro scompaiono piccoli riti quotidiani che, a ben vedere, mal si conciliano con la mondanità contemporanea, ma restano il simbolo di quella vita lenta tanto desiderata da chi, invece, è sempre di corsa. Oltre al fascino della carta stampata che passa di mano in mano, in edicola un elemento resta centrale: l’incontro tra le persone. Ed è proprio questo valore ciò che tenta di essere preservato da certi progetti milanesi che soccorrono alcune edicole storiche in fin di vita (causa aumento del consumo editoriale digitale e la crisi generale del settore). Ne è un esempio Edicola Civic di Brera, nata nel 2020 in Corso Garibaldi 83, un tentativo di riportare i chioschi morenti a spazi di comunità, piccoli punti calmi dove la carta torna protagonista degli scambi tra persone. Civic offre una proposta editoriale selezionata, oltre a una serie di iniziative sempre diverse, coinvolgenti e divertenti, in collaborazione noti brand, per mantenere viva l’adesione del pubblico. Ma una storia forse ancor più romantica è quella di Aedicola Lambrate, in via Conte Rosso 9, che, a un passo dalla chiusura definitiva, trova una nuova, bellissima, vita. Grazie a un’incredibile mobilitazione popolare all’edicola, punto di riferimento della zona, viene concessa una seconda possibilità. Nasce così un progetto di quartiere, sociale, culturale e di riqualificazione, che vuole restituire il giusto valore all’editoria. E così, la piccola edicola di Lambrate, oggi gestita da un giovanissimo edicolante, è diventato uno spazio eventi, espositivo, musicale, con le riviste, i giornali, i quotidiani e i libri al centro delle iniziative che creano rete tra le persone del circondario, arricchiscono i curiosi che passano da qui e tutte le persone che vogliono tornare a leggere, proprio come na volta, al bar la mattina mentre si beve il caffè, o seduti sulla panchina, mentre le giornate continuano a scorrere.
Fotografie interne tratte dalle pagine FB e IG dei rispettivi locali.
In copertina: Giannasi.
scritto da:
Milanese dalla nascita, amo ballare, viaggiare e mangiare. Mi piace la poesia, il cinema e il buon vino (soprattutto se bevuto in compagnia). Odio la convenzionalità e la monotonia mia annoia. Di giorno scopro il mondo, di notte dormo poco e scrivo tanto.
Via Giosué Carducci 13, Milano (MI)