Perché a Ostiense si parla di un "nuovo" gastropub all'inglese

Pubblicato il 10 novembre 2022

Perché a Ostiense si parla di un "nuovo" gastropub all'inglese

I ragazzi del The Bridge ci raccontano il perché del nuovo look al locale. Siamo di fronte ad un vero gastropub di concezione anglosassone a Roma, dove il livello della cucina riveste un ruolo fondamentale nella proposta. Era, quindi, necessario disfarsi dei panni tex –mex che poco si conciliavano.

Affinchè il sogno diventasse realtà fino in fondo ci sono voluti quasi tre anni. Tanto hanno dovuto aspettare Nicola e Stefano Ciccone insieme a Serena Menci e a Gianpaolo Santarelli per vedere il loro The Bridge Gastropub finalmente compiuto come nei loro desideri. Tre anni dove comunque si è cominciato a mettere profonde fondamenta su quello che è e rimane uno dei progetti più interessanti nella sfera dei gastropub italiani, dove tra pandemia, chiusure, guerre e altri drammi, comunque si è cercato di andare avanti e di cominciare un progetto, che adesso però, finalmente, vede la luce in tutto il suo splendore. Via quindi il vecchio pub in stile tex-mex da loro ereditato e comunque portato avanti con fatica, sudore e tante soddisfazioni, e benvenuto invece al nuovo The Bridge 2.0 dallo stile post –industrial, moderno, accattivante e – diciamolo senza remore negative – anche, finalmente, un po’ fighetto. Perché qui la qualità è alta e, se come diceva la mia saggia nonna “i biscotti di alta pasticceria vanno serviti nella scatola elegante”, allo stesso modo la proposta food& drink del The Bridge meritava un’atmosfera più giusta e consona alle potenzialità enormi di questo progetto. Siamo andati a trovare i ragazzi nel loro nuovo locale e abbiamo voluto fare quattro chiacchiere con loro sul perché proprio adesso fosse arrivato il momento di questo importante cambiamento.


Perché avete sentito il bisogno di cambiare pelle al locale e perché proprio ora?
“Quando abbiamo acquistato questo locale – ci risponde Nicola - che all’epoca era una bisteccheria tex-mex, abbiamo cercato di riutilizzare l’arredamento che già era presente cercando di trasformare un saloon in un pub in stile industrial. L’idea su cui abbiamo improntato la cucina è sicuramente ad un livello più alto rispetto a quella di un semplice pub (hamburger e patatine), tutti i nostri piatti sono fatti in casa con materie prime di altissima qualità e preparati con tecniche di cucina innovative. Purtroppo la discordanza tra lo stile “western” e la nostra proposta di cucina non trasmetteva bene l’esperienza che volevamo far vivere ai nostri ospiti. Dopo due anni di fatica (immensa) per rimanere aperti abbiamo pensato che dovevamo ripartire adesso al massimo e quindi era giunto il momento per la ristrutturazione totale dell’immagine del The Bridge, per bilanciare la nostra proposta con un locale moderno, accogliente e, anche – perché no? – instagrammabile.”


Ci spiegate il vostro concetto di “gastropub”? Perché in Italia questo format – tanto vincente ed utilizzato all’estero – ancora non ha avuto il successo che merita?
“Inizialmente la nostra identità voleva richiamare il gastropub inglesecontinua Stefano - ovvero l’evoluzione del classico pub con una proposta gastronomica più vicina ad un ristorante. Purtroppo questo termine in Italia non è mai stato veramente sdoganato, quindi anche questo all’inizio ci ha molto penalizzati, perché le persone pensavano di mangiare i soliti fritti, burger e patatine senza arte né parte. Tant’è che ci siamo trovati in mezzo alle critiche di molti “publicans” italiani che reputavano i nostri prezzi esageratamente alti – nonostante il livello molto elevato della cucina e delle materie prime utilizzate - poiché pensavano di trovarsi in un classico pub. Al contrario, c’era chi apprezzava e capiva la qualità alta dei nostri piatti, ma non capiva perché proporli in un ambiente ormai fuori luogo e fuori moda.”

 
Quali sono le differenze grandi e piccole tra il vecchio ed il nuovo The Bridge 2.0?
“La differenza più grande la fa la ristrutturazione che ha trasformato radicalmente l’immagine del The Bridge – ci spiega Gianpaolo - Ovviamente rimaniamo noi all’interno, che siamo e restiamo il vero punto di forza del locale, intendo tutto lo staff, dai barman, al sommelier, a tutto il personale di sala e della cucina, tutti cerchiamo sempre in ogni momento di dare il massimo per i nostri clienti. Qualche cambiamento sul menu, comunque, è stato apportato, cercando di portare ad un livello sempre più alto la nostra proposta, ad esempio con la nuova selezione di formaggi di eccellenza assoluta. Stiamo selezionando, inoltre, nuovi tagli di carne e razze bovine da inserire presto in carta e stiamo cercando di ampliare – dato il grande successo finora ottenuto – la proposta di piatti di mare.”


Ci dite una cosa che avete voluto portavi dietro dal vecchio locale ed un’altra alla quale avete voluto dire addio per sempre?
“Le cose che abbiamo voluto portare dal vecchio locale - confessa Serena - e alle quali non rinunceremo mai siamo noi e tutta la proposta di altissimo livello che abbiamo ideato, approntato e presentato al The Bridge, dalla selezione di birre che continuiamo a fare quotidianamente, alla drink list, alla carta dei vini continuamente aggiornata con nuovi arrivi. Siamo noi il locale e siamo noi a renderlo unico e questa è la base su cui fondiamo tutto. La cosa alla quale, invece, abbiamo voluto dire addio è quell’aria da far west che non ci eravamo mai riusciti a toglierci di dosso.”


Ci saranno sorprese per il prossimo/medio futuro al nuovo The Bridge? Vogliamo spoilerarne qualcuna?
“Qualche sorpresa l’abbiamo già accennata parlando del nuovo menu. Mentre una sorpresa – di quelle da effetto WOW – uscirà a breve. Si tratta di un hamburger super-speciale, ma più di questo – al momento – non possiamo dire.”

E noi, per adesso, non possiamo fare altro che goderci il nuovo bellissimo The Bridge!

The Bridge Food & Beer
Via Giustiniano Imperatore, 3 - Roma
0683766034


Foto gentilmente concesse da The Bridge Gastropub
 

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scritto da:

Lorenzo Coletta

Romano, giornalista, dopo una prima esperienza di giornalismo radiofonico con l'agenzia Econews, ha cominciato ad appassionarsi al grande mondo dell'enogastronomia. Ha contribuito nel 2014 alla redazione della Guida dei Ristoranti di Roma di Puntarella Rossa edita da Newton Compton.

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