"A Firenze ho realizzato il mio sogno di lavorare in un ristorante"

Pubblicato il 29 novembre 2021

"A Firenze ho realizzato il mio sogno di lavorare in un ristorante"

Toshi propone il meglio della cucina italiana
e giapponese nei suoi locali Accadì e ieie
Si trova anche al Mercato Centrale

Toshi, come tutti chiamano Toshifumi Mitsubiki a Firenze, in riva all’Arno ormai si sente a casa. Sono passati trent’anni dalla prima volta che è venuto in Italia e venti da quando ha aperto la trattoria Accadì di cucina toscana e poi il locale giapponese, ieie da Toshi nella nostra città. Un nome tutt’altro che casuale. “Ie in giapponese significa proprio casa, è come se i miei clienti fossero amici e io li ospitassi a casa mia” racconta l'interessato con un sorriso.
Lui a Firenze ha realizzato tutti i suoi sogni: vivere e cucinare in Italia proponendo le specialità che ha sempre amato come la ribollita e il peposo accanto alle specialità della sua terra natale come il lampredotto don e i futomaki. 

Com’è nata la tua passione per la cucina?

“Fin da piccolo, stavo sempre con la mamma ai fornelli. Mi piaceva lavorare al suo fianco. Chi mi conosceva pensava che avrei fatto il sushiman, ma io sognavo i grandi classici della cucina italiana”.

Sei venuto a studiare in Italia?

“Sì, la prima volta è stato nel 1991. Mi ero già avvicinato alla vostra cucina italiana in Giappone, in un ristorante italiano. Lo chef di quel locale mi aveva dato una prima infarinatura. Quando sono arrivato in Italia mi sono fermato a Roma per tre mesi, avevo 24 anni, e ho imparato a cucinare amatriciana e carbonara. Ricordo ancora i piatti tradizionali romani che ho assaggiato nella capitale: la coda alla vaccinara, l’insalata di puntarelle, la pajata”.

A Firenze quando sei arrivato?

“Dopo l’esperienza a Roma sono tornato a Tokyo per un paio di anni ma avevo voglia di rientrare nel vostro paese e questa volta sono venuto a Firenze. All’inizio non conoscevo nessuno e mi sono iscritto a scuola per imparare l’italiano mentre cercavo lavoro. Purtroppo non era facile trovare un’occupazione e temevo di dover ritornare a casa quando una volta mi sono fermato in via dei Neri in un ristorante giapponese Eito: per fortuna il proprietario mi offrì un posto di lavoro e accettai”. 

E poi cos’è successo?

“Dopo due anni da Eito sono andato a lavorare in altri posti fino ad approdare al ristorante “Alle Murate” di Umberto Montano dove sono rimasto quattro anni. Poi ho gestito con il mio socio per tre anni la trattoria “I raddi” in Oltrarno e facevo cucina italiana. Nel 2000 ho preso la trattoria Accadì e l’anno dopo ho aperto ieie da Toshi. Così ho coronato il sogno di fare cucina italiana e giapponese mantenendo un legame con la tradizione italiana ma anche con quella giapponese”. 

Dell’esperienza con Montano al Mercato Centrale che ci racconti?

“E’ una bella esperienza quella del Mercato Centrale anche se talvolta è un po’ faticosa. Qui ho l’occasione di farmi conoscere e apprezzare da un pubblico più ampio. Ci sono tanti stranieri”.

Dopo vent’anni in cucina ti sei fatta un’idea del perché sei così amato?

“Mi piace fare bene le cose, con passione. Cerco sempre di proporre il giusto rapporto qualità-prezzo anche se in questi ultimi tempi le materie prime sono rincarate tanto”.

Cosa fai nel tempo libero?

“Amo la vostra cucina, il buon vino. Mi piace girare l’Italia per conoscere il vostro paese e i piatti della vostra tradizione sempre meglio”.

Se non avessi fatto il cuoco cosa ti sarebbe piaciuto fare?

“Ho una grande passione per le auto e ancora di più per le moto. Mi sarebbe piaciuto diventare un campione del motomondiale come Valentino Rossi. O magari cantare e diventare un interprete famoso”. 

Nei tuoi locali proponi grandi classici della cucina italiana e della tradizione giapponese. Cosa ti piace cucinare?

“Amo la ribollita, il peposo e all’inizio ero proprio io a cucinare da Accadì ma con il tempo mi sono dedicato a ieie da Toshi. Cucinare resta la cosa che mi piace fare di più nella vita”.

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