La nostra cena tra grandi classici a regola d'arte e condivisione in una Cucina con Cantina a San Giovanni

Pubblicato il 30 gennaio 2024

La nostra cena tra grandi classici a regola d'arte e condivisione in una Cucina con Cantina a San Giovanni

Quella consumata da Allalberone si appresta a conquistare il titolo di cena più divertente e sorprendente dell’anno.

La qualità di un ristorante si misura su tanti fattori e la cucina, ovviamente, svetta su tutti. Ma cosa rende oggi una cucina degna di nota? Basta la semplice “mano” esperta dello chef a fare la differenza o ci vuole qualcosa di più al giorno d’oggi? Personalmente ritengo che un ristorante degno di nota debba avere qualcosa in più oltre ad una buona mano dello chef per essere considerato oltre alle aspettative e quel qualcosa può essere estro, fantasia, capacità di inventarsi consistenze e abbinamenti. Non è vero che con il cibo non si possa giocare, lo si può fare benissimo, basta saperlo rispettare ed esaltare. Insomma, in parole povere per me un ottimo ristorante oltre a far mangiare bene deve far divertire a tavola ed è proprio quello che è successo poche settimane fa in un locale di San Giovanni, Allalberone Cucina con Cantina, regno del giovane e bravo chef Alessandro Di Crisci che nel corso degli ultimi anni ha vissuto un’evoluzione, a mio avviso, straordinaria ed ora presenta una delle offerte gastronomiche più interessanti della città a rapporto qualità prezzo. Di seguito ecco il racconto piatto per piatto di questa straordinaria cena che mi è rimasta nel cuore per quanto tutto fosse perfetto.

Un angolo di tranquillità


Da fuori sembrerebbe il classico ristorantino bistrot “alla parigina”, situato all’angolo di un palazzo ed affacciato sullo storico omonimo mercato rionale dell’Alberone, Allalberone Cucina con Cantina è un luogo tranquillo e sincero, pieno di luce e calore, dove il legno, le decine di bottiglie esposte ti accolgono con tranquillità e pochi fronzoli. Molto belle, poi, le ampie finestre che ti permettono di cenare guardando quasi a 360 gradi quello che accade fuori. Il servizio è molto accogliente, puntuale e attento. I ragazzi in sala sanno consigliarti bene sempre e comunque senza mai essere invadenti.

Una cena tutta da condividere


Su consiglio di Alessandro e dei suoi ragazzi abbiamo abbandonato il canone classico dei soliti piatti – antipasto, primo, secondo – da ordinare a livello personale e abbiamo condiviso quante più portate possibili in mezzo per dare a tutti la possibilità di assaggiare più cose. Una scelta rivelatasi poi assolutamente giusta, visto che alla fine la chiave del successo di questa cena è stato proprio il divertimento nello scoprire e assaggiare più piatti, piatti che magari ordinando in maniera “classica” ci saremmo persi.

Si comincia subito alla grande


Dopo aver scelto con cura la bottiglia che ci avrebbe accompagnato durante la serata, arrivano al tavole le prime delizie. Innanzitutto l’Hummus di carote arrosto, ananas e menta che ci fa immediatamente capire di essere atterrati su un pianeta molto interessante. Un gioco di sapori eccezionale, quello “bruciacchiato” delle carote arrostite che si mischia con la freschezza dell’ananas e della menta, assolutamente delizioso. Poi arriva uno dei cavalli di battaglia di Alessandro, ossia le sue olive ascolane, preparate come gli ha insegnato anni fa la nonna: leggere, ma ricche e saporite. Prima delle tartare ecco il baccalà mantecato al tartufo, un guanto di morbidezza per il palato, assolutamente da non perdere per chi come me ama alla follia il tartufo.

Il momento – sublime – delle tartare


Uno dei primi canoni ad essere abbattuto qui a tavola è la scelta tra carne e pese. Qui da Allalberone si possono tranquillamente ordinare contemporaneamente entrambi e non ti viene neanche il pensiero di stare facendo qualcosa completamente fuori dal comune in una tavola di un ristorante italiano. Accade precisamente con le tartare, altro cavallo di battaglia di Alessandro, che arrivano al tavolo in tutta la loro bellezza e bontà. Qui entrano i campo gli abbinamenti di ingredienti che Alessandro ha studiato e bilanciato per mesi e che rendono le sue tartare tra le mie preferite da degustare a Roma. E’ il caso della Tartare di Manzo, Grana affumicato, mayo al wasabi e cipolla croccante, dove il piccante ed il dolce si sposano in perfetta armonia, poi si continua con la tonno, burrata, mela verde e tartufo, dove a stringersi in felice abbinamento sono il dolce del pesce e della burrata con l’acido della mela. Si va, infine, verso deliziose note fusion con la tartare di salmone, salsa ponzu, mayo al wasabi e cipolla croccante.

Arrivano i primi (ed il mio piatto preferito)


Con i primi entra in gioco prepotentemente la rivisitazione in chiave moderna della tradizione romana con alcuni piatti decisamente azzeccati, quanto semplici, come nel caso degli ottimi tonnarelli con salsa di cicoria ripassata, guanciale e pecorino. Non manca, ovviamente la fantasia, come nel caso della calamarata  con crema di zucca, calamari scottati e bottarga e la tradizione pura, in questo caso nordica, con lo strepitoso risotto al salto con brasato di manzo cotto al vino rosso, in assoluto il mio piatto preferito di tutta la serata ed il miglior risotto mai degustato da anni.

I secondi, tra proposte fusion e ciccia consistente


Il fatto di essere una tavolata importante ci ha permesso di ordinare un po’ di tutto e di provare un po’ tutta la cucina di Alessandro, compresi i ricchi secondi piatti, dove spiccano proposte leggere e sempre ispirate all’oriente, come nel caso del Salmone scottato, salsa teriyaki, frutto della passione e latte di cocco, a piatti decisamente più importanti e “invernali”, come la ricca spalla di vitella servita con crema di patate, fichi secchi e funghi. La ciccia, comunque, qui non manca mai in carta, tra la classica tagliata ed un maialino al forno servito con la salsa al vino rosso da leccarsi i baffi.

I dolci, la vera sorpresa


Un ristorante te lo ricordi soprattutto per i dolci. Ormai lo dicono tutti, ma effettivamente questa frase descrive una verità pura. Negli ultimi tempi i ristoranti hanno – colpevolmente a mio avviso – abbandonato inventiva sui dolci e vanno avanti su classici standard ormai anonimi: tiramisù, cheese cake, panna cotta etc. Allalberone, invece, ci ha riservato la sorpresa più grande ed inaspettata proprio al termine del nostro pasto, perché i dolci di Alessandro sono qualcosa che altrove, oggi, non si trova. Inventiva pura, giochi di sapori e consistenze, vero e non vero, divertimento estremo, insomma, al palato, ma anche alla vista. E’ il caso de La Cura, un “pillolone” di cioccolato bianco che nasconde un tesoro di vaniglia, mele renette scottate, uvetta, caramello e crumble speziato. Poi è il turno del Cubo Art Nouveau, con cioccolato al latte e whiskey e un golosissimo pralinato alle nocciole.

Divertimento puro

 
Da tempo non mi capitava di divertirmi così a tavola, mettendo anche da parte il fatto che di ristoranti per il mestiere che faccio ne giro moltissimi. Quella di Allalberone è una cucina allegra, giusta, ricchissima di fantasia, ma mai improvvisata. In tutti i piatti di Alessandro Di Crisci dietro c’è uno studio sulle materie prime, sulla tecnica e sugli abbinamenti durato mesi e decine di prove. E solo la passione ti porta a questo tipo di risultati. Da tornarci e ritornarci perché ogni volta sarà sempre una piacevole sorpresa.

Allalberone Cucina con Cantina
Via Francesco Valesio, 5 - Roma
3917127198

  • RECENSIONE
  • DEGUSTAZIONE
  • ENOTECA

scritto da:

Lorenzo Coletta

Romano, giornalista, dopo una prima esperienza di giornalismo radiofonico con l'agenzia Econews, ha cominciato ad appassionarsi al grande mondo dell'enogastronomia. Ha contribuito nel 2014 alla redazione della Guida dei Ristoranti di Roma di Puntarella Rossa edita da Newton Compton.

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