L'imprenditore barlettano Petruzzelli: «Facciamo Fiesta e attenzione»

Pubblicato il 15 giugno 2021

L'imprenditore barlettano Petruzzelli: «Facciamo Fiesta e attenzione»

Proprietario di alcuni bei locali barlettani e presidente Confesercenti della provincia, lancia la sua idea per la ripartenza in stile bavarese: ci saranno birra, wurstel, ma anche tanta prudenza.

È tempo di ricominciare. Mentre l'Italia si avvia verso una rassicurante zona bianca, c'è chi del senso di responsabilità ha fatto una filosofia di vita. È Francesco Petruzzelli, storico imprenditore di Barletta, creatore di alcuni tra i locali più amati della città. Uno di questi è il Friedrich II, una declinazione in stile bavarese del suo amore per la birra. Pensato per far sentire a casa i turisti tedeschi, oggi è anche un avamposto per chi vuole tornare a condividere un pranzo, una cena o solo un boccale di birra con i propri amici. Ma riapertura non significa “liberi tutti”: ecco la ricetta per tornare alla vita di Francesco.



Francesco Petruzzelli, com'è stato l'ultimo anno del Friedrich II?

Questi 14 mesi di pandemia ci hanno insegnato tanto. Dopo una prima fase in cui non sapevamo nulla del Covid, ci sono stati errori e lacune sia da parte delle istituzioni sia da parte della popolazione. Dopo l’estate è mancato un piano di controllo di quello che stava avvenendo. Avremmo dovuto chiudere tra ottobre e novembre: aprire a macchia di leopardo non ha portato alcun beneficio.

Parliamo del Friedrich II. Con questo locale c’entra sempre la birra, ma questa volta proveniente da uno dei Paesi più devoti a questa bevanda: la Germania. Come hai avuto questa idea?

Il nome è un omaggio al nostro Federico II di Svevia: del resto siamo la sua terra. Qui ci sono i suoi castelli, come il Castel del Monte, che attira anche tantissimi turisti tedeschi. Per questo ho voluito progettare un locale di tipo bavarese, per far sentire un po' a casa chi viene in Puglia per fare il tour dei castelli di Federico. Poi va ricordato che la Germania è il secondo Paese al mondo per la produzione di birra, guardando sia ai numeri attuali che alla sua storia.

Qual è il piatto vale il viaggio da Friedrich II?

Sicuramente lo stinco di maiale arrosto. Ma qui da noi io consiglio sempre di vivere l'esperienza tipica bavarese a 360 gradi.

Cioè?

Appena si arriva, ci si siede e insieme alla birra arrivano i brezel, un pane intrecciato che ha la funzione di “asciugare” la prima birra e predisporre lo stomaco al pasto. Si può continuare con i canederli, piatto di recupero storico molto amato dalle famiglie bavaresi. Poi abbiamo circa una ventina di tipi di wurstel con cui sfiziarsi.

Come funziona la spina del Friedrich II?

Ci sono quattro vie, dedicate alla produzione Paulaner, e una ventina di etichette in bottiglia e barattolo. Ma dato che sul nostro territorio si fa fatica a sviluppare un progetto fatto con sole birre, abbiamo scelto di inserire qualche vino che racconti il territorio, come il Nero di Troia e il Primitivo, oltre a dello Chardonnay per chi ama i bianchi, perfetto come aperitivo, e a del rosato, perfetto per i mesi estivi. In questo modo anche il turista straniero che non ama la birra può vivere un'esperienza enogastronomica completa.


I tuoi locali sono famosi per non avere un vero e proprio tavolo migliore, ma qui al Friedrich II ti sei superato: ci spieghi come funziona?

Il bancone c'è sempre: resta il mio posto preferito perché amo confrontarmi con il barista e poi è lì che si fanno gli incontri più interessanti. Ma al Friedrich II abbiamo importato l'abitudine tutta tedesca dei tavoli conviviali. Creati da vere e proprie botti in legno, capaci di accogliere dalle 10 alle 12 persone (in epoca Covid, arriviamo a 6), sono diventati un punto di condivisione e un modo per fare nuove amicizie. Del resto, è diffuso in tutto il mondo, perché rimanere indietro?

C'è stato un momento o un avvenimento che ti hanno fatto capire di aver avuto una buona idea?

Durante la progettazione del locale e l'avvio della campagna marketing, mi contattò un medico tedesco che, per seguire la sua compagna barlettana, viveva da anni a Barletta. Aveva letto la notizia dell'apertura del locale e mi chiese se poteva prendere parte all'inaugurazione. Venne vestito con l'abito tradizionale che i tedeschi usano per l'Oktoberfest, un abito costoso, che tutti in Germania hanno. Quello slancio originale diede un valore completamente nuovo alla serata.


Dopo un lungo stop, è tempo di ricominciare. Qual è la ricetta del Friedrich II?

C'è una preoccupazione che ho ancora oggi: sia sul fronte vaccinale che sul fronte istituzionale noto poca responsabilità sui protocolli di sicurezza. Ci sono ancora assembramenti e un uso scorretto dispositivi. E sinceramente Sono ancora preoccupato per l’estate. L’allentamento sembra un liberi tutti: sbagliatissimo. Da Presidente Confesercenti Bat sento un ruolo di responsabilità nei confronti degli operatori del settore. Per questo chiedo a tutti di rispettare il protocollo, continuare a usare mascherine e distanziamenti anche dopo la vaccinazione. Almeno per un anno. Per ripartire davvero domani, dobbiamo fare attenzione oggi.

Una delle componenti più importanti delle serate a base di birra in Germania sono i canti. Da grande appassionato di musica, quale dedicheresti alla ripartenza?
Chi ha fatto l’esperienza dell’Oktoberfest, sa bene quanto siano importanti quelle musiche anche un po' “stupide” proposte dalle orchestre del posto. Del resto, la gente si diverte quando sale l’alcool, e dopo un paio di boccali da litro, quella musica fa ballare tutti quanti. Quindi da noi la musica non manca, ma io voglio dedicare a questo momento storico un pezzo dei The Pogues, Fiesta, dedicato a Hemingway e a tutti quelli che hanno voglia di tornare a ballare.

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scritto da:

Stefania Leo

Giornalista e appassionata di cibo, amo vedere e raccontare tutte le storie che si intrecciano in un piatto. Cucino, leggo e non mi fermo davanti a nessun ingrediente sconosciuto: è solo il punto di partenza per un nuovo viaggio gastronomico.

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