Quando l'educatore apre il tuo pub preferito

Pubblicato il: 21 settembre 2018

Quando l'educatore apre il tuo pub preferito

Intervista a Pippo Loiacono, titolare di ON-OFF Stutalacapa

Nell'epoca dei social in cui chiunque ha qualcosa da dire e commentare davanti ad uno schermo, io amo lo strumento dell'intervista. Mi piace ascoltare storie vere, avere un interlocutore vis-à-vis, percepire la sua passione, il suo entusiasmo e ricevere la sua comunicazione dritta nel mio bagaglio "esperienze e persone".
È stato un vero piacere intervistare il sempre sorridente Pippo Loiacono, gestore del pub ON-OFF di Torre a Mare, che mi ha regalato un messaggio, se vogliamo, di speranza, tenacia, positività, ed infine (inevitabilmente) di successo.

Qual è il tuo ruolo nel pub?
Titolare. Anche se a me piace dire che sono "il primo lavoratore del locale".

Come è nato l'ON-OFF?
Da un sogno... che in fondo era un po' tra le righe di quelli della mia famiglia. Vengo da una famiglia di panettieri: persone che hanno sempre lavorato nell'ambito della ristorazione: mio padre sognava di aprire una pizzeria, ed entrambi i miei genitori erano sempre quelli che cucinavano ai campi scuola. È un po' nel dna della nostra famiglia, e io stesso adoro cucinare.

Quindi hai scelto così il tuo mondo. 
Cucinare è per me un condividere dei momenti di gioia. La cucina è condivisione, convivialità, il piacere di stare a tavola. Ecco, questa è un'altra cosa che viene del mio patrimonio genetico, e che ho poi instillato nel mio locale.



ON-OFF esiste da 3 anni. Cosa facevi prima?
L'educatore!

Ridi perché mi stai prendendo in giro?
Assolutamente no. Sono laureato in Pedagogia; ho fatto l'educatore per 14 anni lavorando con minori a rischio e disabili.

Be', immagino sia un indirizzo di studi, ed un lavoro, che si scelga per passione e vocazione.
Infatti tornando ancora più indietro posso dirti che ho lavorato per strada (gratis) per tutta la mia giovinezza.

Poi come hai fatto deviare il tuo destino?
I nostri tempi sono caratterizzati dalla parola "crisi" e "precariato": mostri che attanagliano la maggior parte delle persone della nostra generazione. Il precariato era l'ambito in cui, ahimè, mi muovevo, lavorando per 14 anni a progetto con contratti di 3 mesi, 6 mesi, 1 anno... Poi in un periodo particolare di quella mia vita mi sono ritrovato senza alcuna visione sul futuro. Tre anni fa ebbi l'occasione di aprire questa attività e mettere a frutto la passione per la ristorazione, quindi mi sono detto il classico "Ora o mai più!".

«Oggi il precariato dovrebbe fare questo: dare la possibilità di creare nuovi stimoli.»


Ci vuole senz'altro coraggio per fare il salto avendo un barlume di certo verso l'incerto.
Il primo anno ho fatto entrambe le cose: l'educatore e "il primo lavoratore" [sorrisi e risate sono la costante di tutta l'intervista. Ndr], ma presto mi sono reso conto che le due cose erano inconciliabili.
La precarietà è stata per me un'occasione. Ho sfruttato una cosa negativa come spinta per realizzarne una positiva. Oggi il precariato dovrebbe fare questo: dare la possibilità di creare nuovi stimoli.

Parliamo del locale.
Volevo sperimentarmi in qualcosa che fosse totalmente mia, senza terze mani di mezzo. Volevo in mano le briglie del mio destino, e solo un'attività mia poteva aiutarmi a fare questo. Così ho messo su questo pub, che è diventato un contenitore di tutte le mie passioni: cucina, musica, arte, e convivialità. 
 
Perché hai scelto questo nome?
L'idea era quella di creare uno spazio dove chi è fuori è in modalità "on", chi entra passa alla modalità "off": spegne la testa dai problemi e dalle tensioni e si rilassa. Voglio che i miei clienti si guardino in faccia, ridano e mangino, bevano una birra e abbandonino i cellulari. Inizialmente volevo realizzare una cassetta in cui riporre gli smartphone all'ingresso del pub. L'assenza del free wi-fi è una scelta precisa!

«...e quindi uno entra e stut la cap»


Si capisce così il payoff "Stutalacapa"
Mia madre mi chiese quale fosse il significato di "ON-OFF", io glielo spiegai, e lei molto sinteticamente e con praticità mi disse in dialetto: "...quindi uno entra e stut la cap".



Cosa porta la gente nel tuo locale?
Chi viene qui nota subito la qualità del cibo. Ci tengo tanto. Tutto è fresco di giornata e acquistato dalla macelleria di fiducia a pochi metri, dal panificio amico all'angolo e così via. Credo che la gente venga anche perché sa che può stare realmente tranquilla: il personale cerca di far sentire proprio questo posto, e nessuno sentirà mai chiedersi un incalzante: "Volete altro, posso portarvi il conto?" Persino di sabato!

Sfrutto il tuo "persino": vale la stessa cosa per le temute famiglie o gruppi con bambini?
Sono papà anch'io, quindi qui i bambini sono ben accetti. Abbiamo persino [risate. Ndr] una zona in cui i piccoli possono trovare giochi e colori. ON-OFF è un pub family friendly; se ci sono bimbi di mezzo non è un problema: noi li saltiamo senza disturbarli.

Restando in tema di famiglia, sulla Pagina Facebook ho letto qualcosa circa "Nonna Ciaronza". Chi è? 
È mia madre Rina. Caposaldo della famiglia, e sicuramente una figura all'interno del locale. Di tanto in tanto è qui per aiutarmi a preparare i panzerotti o per ricordarmi qualche ricette.



Non ho visto panzerotti sul menù...
Li facciamo per eventi particolari o evetuali pre-ordinazioni. Li realizziamo ovviamente secondo la tradizioe barese: rape, mozzarella e pomodoro e carne.

Qual è il tuo piatto preferito del menù?
Sicuramente lo "Stutalacapa": un panino fatto con zampina, pecorino e rape stufate. Questo era il panino che mi preparavo da ragazzo quando vivevo a casa dai miei. 


 
Guardando al tuo passato, come immaginavi il tuo futuro?
Non mi sarei mai immaginato tutto questo, nonostante le mie passioni di sempre! Tieni presente che tra amici ero sempre io quello che cucinava (e cucina). Hai presente il classico mest fuech? Sono io, sempre pronto alla griglia a cuocere la carne, a preparare i panzerotti o ad infornare le pizze nel forno a legna che ho realizzato io stesso a casa mia. Tornando alla tua domanda, nel mio passato non vedevo molti sbocchi, ma sapevo che qualcosa doveva presto cambiare in un modo o nell'altro. 
 
Ora invece come immagini il tuo futuro?
Vedo tanta possibilità di crescita in questo settore. Adoro questo settore, e il perché ormai l'hai capito. Mi sento stimolato. Amo anche il settore turistico, e in futuro mi piacerebbe legare ristorazione e turismo con, magari, un b&b o n albergo diffuso. Mi piacerebbe ampliare il mio concetto di pub in "accoglienza": dare una casa all'ospite, farlo mangiare, bere, farlo star bene, e, perché no, anche dormire. 

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scritto da:

Mirko Galletta

La tastiera del pc per scrivere e quella del pianoforte per suonare, vagonate di documentari sull'arte assieme a libri letti, da leggere o rileggere, lo stereo canta i Doors, e io che stacco per farmi una birra e scoprire il nuovo locale appena aperto.

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