Julio e il suo sogno: fare Mojiti Ai do Archi

Pubblicato il 29 luglio 2021

Julio e il suo sogno: fare Mojiti Ai do Archi

Quando incontro Julio siamo nel bel mezzo di un afoso pomeriggio che, in pieno centro città, non lascia tregua a nessuno: noi compresi. Decidiamo di entrare, anche se – mi racconta – “è strano” dice, “qui solitamente entriamo solo noi perché avendo molti posti a sedere all’esterno, ho fatto questa scelta, facciamo servizio al tavolo e anche se le restrizioni imposte sono cambiate e potrei ospitare i clienti anche dentro beh, preferisco così, finché non si sistema la situazione almeno”. Siamo partiti benissimo, penso, la professionalità passa anche per i piccoli dettagli e Julio e il suo Ai do Archi, ne sono colmi.
 
Julio, il tuo locale me lo ricordo sempre qui, sempre aperto, ma ora dimmi: da quanto sei aperto?


Ride. Dal 2010. Mamma mia, dal 2010. Sembra una vita, in realtà è una vita. Undici anni, sono qui da undici anni.
 
Ecco, una cosa sono curiosa di saperla da te: tu la città la vivi da undici anni, come è cambiata la nostra Padova?
 
Mah sai, in realtà Padova non è cambiata di molto. L’unica cosa che ti posso dire è che certo non è più quella città piena di movida che era una volta. Non siamo più come Bologna ad esempio. Oggi gli studenti arrivano sì per studiare, ma fatto salvo per quelli che hanno cambiato e messo qui il domicilio, gli altri appena possono se ne tornano a casa: che sia il weekend o qualche giorno durante la settimana, appena sono liberi dagli impegni vanno via. Non è più come una volta che si riversavano in piazza, anzi, che arrivavano da fuori per stare qui. Ecco, questo è sicuramente cambiato, per il resto, no, per il resto direi che è sempre uguale.
 
E i padovani invece, quelli sono cambiati?
 
Oh sì. Quelli sì e tanto anche sai. Sono diventati più esigenti. Più attenti. Più acculturati e informati su cosa desiderano bere e su cosa chiedere da bere. Sanno non dico tutto, ma tantissimo. Lo noto spesso ultimamente: quando leggono il menù capita spesso mi chiedano di puntualizzare qualcosa, o ancora meglio, mi chiedono se ho quel gin x. Questa è una cosa che mi piace moltissimo, perché devi sempre essere preparato. Alza sempre l’asticella questa cosa, devi saper fare bene il tuo lavoro, perché se il cliente è preparato, tu lo devi essere almeno il doppio. È bellissimo. E poi quando ci riesci, quando riesci a soddisfarlo beh, è bello molto bello. È stimolante per me e per Valentina, la mia compagna nonché il mio braccio destro.
 
Quindi è cambiato anche il modo di bere?


Certo ovviamente sì. Assieme al cliente è cambiato il modo di bere. Sai, prima parlavamo dei gin no? Ecco, una volta c’erano tre tipi di gin: il Tanqueray, il Bombay e il Gordon’s. Basta. Ora sono almeno una trentina quelli che vanno fortissimi come marchi. Conta che solo io qui ne ho almeno una quarantina. È cambiato il modo di bere in funzione del fatto che il cliente non si accontenta più, e ama sperimentare. Soprattutto nel weekend ho un clientela molto milanese sai, sono i padovani che abitano fuori e che tornano nel fine settimana per stare con gli amici. Loro sono ancora più esigenti, arrivano da una città che offre molto e io non posso esser da meno.
 
Te lo devo chiedere: e il Covid? Come è andata?

 
Malissimo, veramente malissimo. È stato un periodo molto duro, un anno di lavoro perso. Ma sai, anche questo per me è stato uno stimolo perché o ti lasci piegare o trovi il modo per andare avanti. Non posso dirti tutto perché devo prima definire alcune cose, ma scrivi, scrivilo in grande che presto qui ci saranno grandi novità. Nel male sono riuscito a cambiare, a trovare nuovi stimoli, a reinventarmi. Non avrei mai pensato di aprire a mezzogiorno. Ecco, già ti ho detto troppo.
 
Beh, sei ripartito carico, soprattutto con gli apertivi no? 


Ah sì, qui l’aperitivo va forte. Abbiamo di tutto, dal bere al cibo da accompagnare. Pensa che qui non facciamo i cicchetti, facciamo i cicchettoni che sono grandi tre volte quelli che trovi in giro. Il mio preferito è quello con il moscardino alla busara, ma devi assaggiare anche quello con le mazzancolle in saor. Mamma che buono! Poi abbiamo i taglieri con affettati misti, formaggi o con le verdure perché è giusto così. Il menù lo trovi sul qr code così non abbiamo problemi di listini, e in più come ti dicevo, riusciamo anche a far stare fuori il cliente senza doverlo far entrare perché lo serviamo noi.
 
Lo so che l’aspetti con ansia questa domanda, ma qui cosa si beve?


Oh finalmente, pensavo non me lo avresti più chiesto. Beh allora, qui si beve di tutto perché sappiamo fare tutto e abbiamo un po’ di tutto. Pensa che in post pandemia qui vanno fortissimo anche gli analcolici, ma veramente eh, c’è una grande fetta di giovani che dopo la pandemia non ha più voglia di bere. Poi abbiamo una carta vini, pochi sai, ma buoni: qualche bottiglia per ciascun tipologia, ma scelta con accuratezza come un ottimo Valpolicella. Poi chiaro, qui vanno forte i cocktail, il gin tonic fra tutti che come ti dicevo, riesco a fare in moltissimi versioni avendo a disposizione molte bottiglie.
 
Ma? Sento che vuoi dire qualcosa


Eh ma il mio sogno era aprire un bar e l’ho realizzato e anche dopo undici anni mi sembra impossibile esserci riuscito. Però l’obiettivo ora è quello di far diventare Ai do archi, una sorta di Tiki Bar hai presente? Quei bar specializzati nel proporre drink a base di rhum. Io qui ho circa 80 etichette, e i pestati sono forse la cosa che vendiamo maggiormente, e che io in primis amo più fare. Il mojito ovviamente, ma anche tutti gli altri pestati sai quindi caipirinha, caiprioska, mint julep. Tutto facciamo. Pensa che solo il mojito lo facciamo in più di dieci varianti, tra cui anche il mojito alla birra e quello senza alcol.
 
E in futuro? Cosa ti aspetta?
 
Eh, te l’ho detto non posso dirti troppo ma scrivi, scrivilo, che a breve qui cambieranno molte cose. Anzi, diciamo che resterà tutto uguale, ma ci saranno delle aggiunte molto interessanti: molte cose nuove, progetti, idee che stanno via via concretizzandosi. 
 
Io avrei finto Julio, vuoi dirmi tu qualcosa?
 
Beh sì, una curiosità che vedo che tanti clienti non sanno. Tutti pensano che il nome Ai do Archi dipenda dagli interni del locale, vedi questi qui? Ecco, non è così, è per quelli esterni, i due archi dove vedi i tavolini esterni. E una cosa che ho scoperto di recente e mi ha fatto ridere come un matto sai qual è? Praticamente i miei clienti più giovani (quelli sotto i 30 anni) che vengono qui da tanto eh, tipo da 3/4 anni, identificano il locale Ai do Archi come "da Julio" tanto che proprio di recente uno di loro mi fa: "Ma come, non si chiama veramente da Julio qui?" Ecco, queste forse sono due belle curiosità da dire no?
 
Aveva ragione, sono due belle curiosità.

Ai do Archi
Via Nazario Sauro, 23 - Padova 
Tel: 3803160317
 

  • GLI ADDETTI AI LAVORI

scritto da:

Anna Iraci

Nata a Padova qualche anno fa, appassionata di film gialli e pizza diavola, meglio se assieme. Giocatrice di pallavolo nel tempo libero e, nel restante, campionessa di pisolini. Saltuariamente (anche) studentessa. Da grande voglio scrivere, ma siccome essere grande è una rottura, intanto bevo Gin&Tonic. Con il Tanqueray però.

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