Dalla Facoltà di Giurisprudenza ai villaggi, fino alla ristorazione. Facile, no?

Pubblicato il: 23 luglio

Dalla Facoltà di Giurisprudenza ai villaggi, fino alla ristorazione. Facile, no?

Abbiamo intervistato Claudio Innamorato, proprietario del ristorante giapponese Hanami

È alto, bello, ha un super fisico, e lo vedrei bene in un frivolo e pailettato contesto televisivo, ma in realtà Claudio Innamorato ha molto altro nella sua faretra, e lo dimostra la sua determinazione nell'aver realizzato ad appena 26 anni una realtà così curata in ogni suo aspetto, e nella quale mette tutta la passione della sua età e della sua ostinazione a fare bene.

Mi racconti com'è che uno come te è qui in un locale e non in giro per il mondo a godersi i suoi anni tra una pazzia e l'altra?
Forse perché posso girare il mondo anche restando nella mia Torre a Mare, non abbandonandola mai, ma andando e tornando. La magia del viaggiare! O forse perché ho la disciplina dello sportivo che mi obbliga a mettere dedizione in tutto quello che faccio. Quindi gozzovigliare pigramente non fa per me.

Avresti potuto mettere dedizione nel divertimento!
Certo, ma sarebbe stato un divertimento fino a se stesso. Niente a che vedere con il divertimento di mettersi alla prova in una sfida fisico-sportiva o lavorativa-imprenditoriale. 



Allora, andiamo dal principio. Come nasce il tuo attuale lavoro?
Nasce dalla forte passione per i viaggi e per la cucina giapponese. Prendi questo e mettilo assieme all'amore per la mia terra, alla voglia di rivalorizzarla, e di portare a Torre a Mare qualcosa che ancora non esisteva. È nato così Hanami, il mio ristorante giapponese.

«Ho voluto creare a Torre a Mare qualcosa che ancora non esisteva.»


Prima di fare questo di cosa ti occupavi?
Studiavo Giurisprudenza, ma in un modo un po' sui generis; nel senso che ero molto discontinuo. Mi godevo la mia passione per l'Harley, ed ero sempre in giro per l'Italia per lavoro. Riuscivo a dedicarmi allo studio a fasi alterne. C'è da dire che quello per cui stavo studiando non era il mio campo, non era quello che volevo fare nella vita, quindi all'epoca mi dedicavo allo sport e finii per farne un lavoro.



Cioè, cosa facevi?
Lavoravo nei VIllaggi Valtur come gestore dei centri sportivi: ero istruttore di vela (d'estate) e di sci (in inverno).



Wow! Ecco il Claudio che mi immaginavo io!
L'ho fatto per 6 anni. Amavo particolarmente essere a contatto con la gente nei villaggi. Scoprivo persone nuove provenienti da qualsiasi parte del mondo, e tutto questo era affascinante.



Come mai ti iscrivesti a Giurisprudenza?
Sai, a 18 anni non sempre si ha ben chiare le idee su ciò che si vuole imbastire per il proprio futuro, così ci si lascia consigliare e guidare da chi ti vuole bene ed ha più esperienza di te. Io feci questo con mio padre. Lui è commercialista, quindi avevamo l'idea di realizzare uno studio associato di consulenti del lavoro, ma la mancanza di passione, insieme all'essere sempre in giro, mi ha fatto capire che volevo stabilirmi in un posto, e fare comunque un lavoro che avesse a che fare con la gente, senza isolarmi. 
 
Be', sicuramente non è un lavoro che si può fare a vita...
Non è detto. Puoi anche farlo, ma io sentivo la necessità di dare una svolta al mio nomadismo e creare qualcosa di mio in cui credere veramente e da far crescere.

Quindi così finalmente Torre a Mare si meritò un ristorante giapponese.
E ad Aprile aprii Hanami.



Un mese non casuale, vero?
In Giappone l'hanami è la fioritura del ciliegio, è uno splendido periodo tradizionale di festa. Questo periodo è proprio ad Aprile. Dalla fioritura del ciliegio prende spunto il nostro logo e i colori del nostro locale (vedi le sedute).
 
Ora sei felice di cosa hai creato?
Sì! Vedere nei sorrisi e negli sguardi dei clienti la loro soddisfazione, ascoltare i loro complimenti, è la cosa più gratificante del mondo. Ti fa capire che stai facendo bene e che devi continuare a fare anche di meglio.

«Spero che il cliente scelga Hanami prima di tutto per la qualità e l'assoluta freschezza della materia prima utilizzata»


Sai dirmi cosa porta la gente nel tuo locale e non in uno dei tanti sparsi per Bari e provincia?
Spero che il cliente scelga Hanami prima di tutto per la qualità e l'assoluta freschezza della materia prima utilizzata. Credo che il mio ristorante sia amato anche per il suo ambiente caldo e confortevole, e per la sensazione che dà di sentirsi quasi a casa, fuori dal caos della città e a pochi passi dal mare.

Parliamo di cucina: la proposta è quella di un classico giapponese?
Facciamo un sushi che non è quello tradizionalissimo giapponese, nel senso che il sushi cui noi tutti siamo abituati non è altro che una occidentalizzazione della cucina nipponica, in realtà a base di solo riso e pesce, in cui non esiste  il nostro tanto amato salmone, ma solo tonno e anguilla.



Avete piatti che rispecchiano la vera cucina giapponese?
Sì, abbiamo piatti tipici e piatti fusion in cui fondiamo il pesce locale, a chilometro zero, con la cultura giapponese.

Cosa consiglieresti ad un cliente indeciso? Che piatti gli proporresti?
Come sushi lo Shiro Roll, che ha la particolarità di avere una tartare di scampo e mango; come primo piatto i noodles con creama di avocado, pistacchio e gambero rosso; e come tempura il fiore di zucca in crosta di panko ripieno di polpa di granchio.

Hai prediletto la cultura orientale al 100%?
No, come ti dicevo, il pesce che utilizziamo è rigorosamente ((tranne che per il salmone) locale, acquistato giornalmente in base al pescato. E poi ci sono i vini... Abbiamo un 10% di vini internazionali (soprattutto francesi), ma un buon 90% composto dall'ottimo vino italiano. Parliamo di molti vini pugliesi, e di vini biodinamici, biologici, e tripla A.

Come scegli le novità da introdurre nel menù?
Abbiamo una carta base, che è il menù cartaceo, ma abbiamo anche il menù del giorno, realizzato tutte le volte in base al pescato del giorno stesso. Parliamo di filiera cortissima e pesce freschissimo. 

Se dovessi gettare uno sguardo al futuro, come ti vedi?
Sicuramente ancora nella ristorazione, con il brand Hanami solidificato, cresciuto, e magari sviluppatosi con altre sedi. 

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scritto da:

Mirko Galletta

La tastiera del pc per scrivere e quella del pianoforte per suonare, vagonate di documentari sull'arte assieme a libri letti, da leggere o rileggere, lo stereo canta i Doors, e io che stacco per farmi una birra e scoprire il nuovo locale appena aperto.

IN QUESTO ARTICOLO
  • Hanami - japanese restaurant

    Via Giacomo Leopardi 28, Bari (BA)

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