Tutti i motivi per andare al DiMe

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Certe vite sono fatte di colpi di fulmine. Quella di questo ristorante ne conta parecchi: le sedie di un vecchio cinema parrocchiale, acquistate e immagazzinate anni or sono, le lamiere ammaccate che ricoprono la facciata, il luogo post industriale ma reso bucolico quel tanto che basta dal canale e dai suoi argini verdi. E poi, ovviamente, il cibo.

La passione di Serena: Serena è molto giovane, anche per gli standard internazionali. Aveva una carriera nel mondo dell'arte contemporanea londinese ma ha seguito un amico per uno corso breve all'Alma, la scuola di cucina fondata da Gualtiero Marchesi a Colorno (PR) ed è stata folgorata dall'alta cucina. Dopo un corso approfondito ha mollato l'arte (almeno per un po') per lavorare in un paio di ristoranti milanesi stellati Michelin.

La location: Era poco più di una baracca, e sarebbe diventata l'ennesimo complesso di uffici della zona industriale/commerciale di Marghera (zona Nave de Vero). E invece oggi è uno dei ristoranti con il design più eccentrico e interessante della città. Esterni rivestiti di Corten e di lamiera di recupero, interni con tavoli disegnati su misura, opere d'arte muranesi e uno stile contemporaneo bello, senza risultare ingombrante. E poi due chicche: le sedie, provenienti dal cinema di un istituto scolastico religioso, che Serena aveva acquistato anni prima, colta da uno dei suoi colpi di fulmine per le cose belle; e il pavimento di legno, proveniente dal disegno originale dell'architetto Pollini che si trova solo qui e a Villa Valmarana. In tutto i coperti sono 35, più tre o quattro tavolini da due all'esterno.

L'idea di cucina: Come sempre accade a chi ha sperimentato l'alta cucina, non è possibile confinare la cucina del DiMe in un orizzonte finito. Il mantra di Serena e del suo aiuto Marco è: "Vediamo cosa c'è di buono oggi sul mercato". Che poi si traduce in piatti che restano in carta pochi giorni, ma costruiti con prodotti di eccellenza. Il concetto è quello del bistrot francese: si cambia ogni giorno, si mangiano piatti pazzeschi, si riesce a controllare il prezzo.

Si ma il menu? Nel menu si punta sempre sul pesce (con qualche proposta vegetariana). Da provare la selezione di crudo che varia ogni giorno e che propone pesci "insoliti". I dolci sono rigosamente fatti in casa. E ci sono soluzioni creative e interessanti per ogni momento della giornata: dal business lunch a "la cenetta".

La cenetta: è il piccolo menù degustazione diponibile tutte le sere dalle 19.30, che cambia di settimana in settimana. Il costo è di 35 € a persona bevande escluse e si compone di 4 portate dall'antipasto al dolce. Potresti assaggiare piatti come: crostone di pane con aspari croccanti e prosciutto crudo gran riserva, tagliolini alla busera di scampi, sogliolette fritte con insalatina di rucola riccia e arancia, e coppa mascarpone con fragole e biscotto. Ma le varianti sono infinite e sorprendenti. 

Il business lunch: dal martedì al venerdì c'è il menù business al costo di 20 € a persona pensato in particolare per chi lavora e per tutti quelli che vogliono concedersi una pausa di qualità.  Si compone di: primo e secondo del giorno, un calice di vino alla mescita, acqua, caffè e coperto. 

La carta dei vini: Qui invece hanno fatto una scelta coraggiosa quanto interessante: rimanere legati al territorio veneto con circa 60 etichette che raccontano, in vario modo, tutto il vino che si produce in questa Regione; ogni mese si aggiunge anche una piccola bacheca di vini ospiti dall’Italia e dal mondo, sempre diversi. Accanto ai vini una selezione particolare di birre dal mondo, e una collezione di distillati, soprattutto Gin artigianali.
 

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