Un viaggio nella gastronomia assieme a Emanuele Natalizio

Pubblicato il: 8 gennaio 2015

Un viaggio nella gastronomia assieme a Emanuele Natalizio

Abbiamo incontrato lo chef-patron de Il Patriarca, conoscendo lui abbiamo conosciuto meglio il suo ristorante

Qual è la tua formazione e come sei arrivato a realizzare il tuo progetto nel mondo della ristorazione?
Ho cominciato da molto piccolo perché mi sono subito innamorato di questo lavoro: all’età di 9 anni. Grazie a dei parenti sono entrato come mascotte in un ristorante, aumentando di volta in volta le ore di lavoro. All’età di 12 anni ho fatto la mia prima scelta lavorativa: abbandonare quel ristorante e spostarmi in una nuova struttura, sempre a Bitonto, e ho portato avanti questo progetto anche andando contro i miei genitori, che mi avevano iscritto ad un Istituto Tecnico Commerciale per Ragionieri.

Così giovane di cosa ti occupavi?
Non cucinavo ancora, ma restavo principalmente in sala. Avevo a che fare con i clienti, i colloqui, ma stavo anche in cucina a collaborare e a fare le preparazioni base.
Al terzo anno ho abbandonato la scuola e ho avuto la fortuna di conoscere Nino de Palma, uno chef bitontino, uno dei migliori pasticceri sulla piazza, che mi ha dato la possibilità di andare con lui a Castellana Grotte tutti i giorni all’insaputa di mia madre (che tutt’oggi non lo sa) a frequentare un corso di formazione regionale marinando la scuola! Così finalmente presi la qualifica di “Addetto alla Produzione Pasti”, l’attuale “Aiuto Cuoco”.

E il Patriarca quando è arrivato?
Successivamente ho avuto la possibilità di lavorare anche in altre strutture del circondario barese, sia nella sala che nelle cucine. Dai 12 ai 22 anni sono rimasto all’interno della struttura nella quale oggi ho la mia attività. Qui mi sono formato a tutto tondo. Prima si chiamava il Patriarca si chiamava Ristorante Alla Cattedrale.
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scritto da:

Mirko Galletta

La tastiera del pc per scrivere e quella del pianoforte per suonare, vagonate di documentari sull'arte assieme a libri letti, da leggere o rileggere, lo stereo canta i Doors, e io che stacco per farmi una birra e scoprire il nuovo locale appena aperto.

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