I locali hanno riaperto, i clienti sono tornati, ma non si trovano cuochi e camerieri. Come mai?

Pubblicato il 13 luglio 2021 alle 06:32

I locali hanno riaperto, i clienti sono tornati, ma non si trovano cuochi e camerieri. Come mai?

L’abbiamo notato tutti, sulle vetrine di tanti bar e ristoranti sono appesi cartelli con una richiesta ben precisa: "Cercasi cuochi e camerieri". Ma non risponde quasi nessuno.

Il problema si è palesato già a maggio, per poi farsi concreto a giugno e ora è emergenza vera, molti imprenditori del turismo hanno segnalato la mancanza dei cosiddetti lavoratori stagionali, assunti durante i mesi estivi. Non si trovano baristi, camerieri, cuochi, addetti alle pulizie, bagnini.

Nelle ultime settimane i giornali nazionali e locali hanno addirittura pubblicato diverse testimonianze di imprenditori costretti a limitare giorni e orari di apertura a causa della mancanza di personale, o a tenere proprio chiuso. Ma come mai? Le cause sono molteplici e diverse.

1) C’entrano i problemi storici del mercato del lavoro italiano, in primo luogo la precarietà e il nero, della concorrenza di altri settori che offrono posti di lavoro più stabili e stipendi più alti;

2) C’entrano alcune condizioni dovute alle trasformazioni nelle abitudini nell’ultimo anno e mezzo;

3) C’entra l’improvvisa ripresa seguita alle chiusure per limitare i contagi;

4) C’entrano i particolari effetti connessi alle misure di sostegno economico decise dal governo nell’ultimo anno e mezzo.

Spiega il direttore generale di AscomConfcommercio Bergamo, Oscar Fusini, a Italia Oggi: “Tanti baristi e ristoratori hanno dovuto dire addio al personale. A quanto ci risulta molti hanno cambiato mestiere passando al settore della logistica, altri hanno fatto domanda nell'edilizia sulla spinta del bonus”.

E ancora il presidente dei ristoratori Ascom Bologna, Vincenzo Votter: “Noi non siamo più affidabili”, ha commentato. “Io ho un cuoco bravissimo, ora sta lavorando in mensa. Metti che ci richiudano, mi ha detto. Noi non possiamo più dare garanzie”.

E si aggiunge anche la voce, provocatoria, di Jacopo Ricci, chef e co-titolare del ristorante “Dopo Lavoro Ricreativo” a Frascati che a huffingtonpost.it dice: “Se non trovi i camerieri è perché non li paghi abbastanza”. “Io non ho avuto difficoltà a reperire le risorse. Se offri un contratto con tutti i contributi, tredicesima e quattordicesima comprese, non avrai problemi a trovare gente che voglia lavorare per te”. C’è da fare una profonda riflessione, non neghiamolo, se – dati alla mano - ristorazione e accoglienza sono ambiti che registrano irregolarità superiori al 70 per cento.

Certo, non è solo questo e, trasversalmente, lo potremmo confermare tutti: la pandemia ci ha cambiato la vita, e lo stile di vita. In molti hanno aperto gli occhi e durante il confinamento hanno riscoperto il valore del tempo da trascorrere con la propria famiglia. O per se stessi. E ha messo in discussione uno stile di vita (e un sistema) poco sostenibile, spesso fatto di turni di lavoro massacranti.

Foto di copertina by Jesús Terrés on Unsplash

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scritto da:

Maggie Ferrari

I miei ricci parlano per me. Scatenata e bizzarra la notte, frenetica e in carriera di giorno. Toglietemi tutto ma non i miei apericena in centro e la malinconia del weekend, quando mi manca Milano.

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