Prima lavoravo, ora mi diverto!

Pubblicato il: 24 aprile 2019

Prima lavoravo, ora mi diverto!

Intervista a Gino Morelli del Macondo pub indipendente

Ha la faccia di quello che ne sa ed è pronto a condividerlo con te; ha il sorriso sornione di chi è pronto a farsi due risate, ma soprattutto una buona pinta di birra. Gino Morelli è il titolare del Macondo pub indipendente, ma lui si definisce un factotum del suo locale. L'abbiamo incontrato all'interno del suo mondo marqueziano e abbiamo scoperto un profilo completamente diverso da ciò che fa oggi.


Iniziamo dal tuo passato. Prima di arrivare al Macondo eri già in questo mondo.
Esatto. Gestivo il Birrarium di Acquaviva, ma ormai avevo voglia di tornare nella mia città, quindi decisi di aprire il mio pub a Modugno, e dopo una lunga gestazione (ben oltre i tempi di un parto), nel Febbraio del 2018 inaugurammo questa nuova avventura.

Parliamo del nome del locale.
È chiaramente legato a uno dei romanzi che più ho amato: "Cent'anni di solitudine" del Premio Nobel Gabriel García Márquez. "Macondo" è un luogo dell'anima dove ognuno ci vede quel che vuole vederci, quindi qui chiunque può essere qualsiasi cosa. Per me questo è un luogo in cui si incontrano le storie delle persone che lo frequentano. Infatti nello stesso romanzo di Márquez, a Macondo si incrociano tutte le storie della famiglia dei Buendía.

il Macondo pub indipendente



Il tuo è un "pub indipendente", in che senso?
Teniamo molto ad avere, quando possibile, una filiera corta per quanto riguarda tutto quello che puoi trovare nel locale, questo lo facciamo evitando quella industriale, ma impegnandoci nella ricerca e nella selezione di ciò che offriamo, senza terze mani di mezzo, ma restando sempre consci della freschezza dei nostri prodotti: siano essi birre, vini, o cibo.

Un bel impegno, e una bella certezza per i clienti. Parlando di birra, come le scegli?
In primis viaggiando, leggendo forum, andando per fiere, ma alla fine in questo mondo quando conosci i birrifici ti basta leggere gli ingredienti di una birra per immaginartela. Ti basta sapere cose come la tipologia dei luppoli e poi scatta la successiva curiosità, e quindi l'assaggio per poi eventualmente introdurla nella carta.

Hai birrifici preferiti?
Ci tengo molto ai birrifici pugliesi. Secondo me bisognerebbe creare una rete tra produzione e consumo, perché una cosa è sapere che una birra è stata fatta qui nel nostro territorio, quindi infustata 10 giorni fa e che ora è pronta per essere spillata − quindi ti garantisco la freschezza organolettica di questa birra − tutt'altra cosa è darti una birra importata dall'America e infustata 6 mesi fa. Sei mesi sono tanti per certi standard. Certo, non mi riferisco a birre come le stout, ma per birre luppolate sei mesi sì, sono tanti. Il prodotto italiano mi garantisce la freschezza della birra.

Da quanto fai questo lavoro?
Da poco. Sono nel mondo dei locali da 5 o 6 anni. Per 30 anni ho fatto tutt'altro: ero geometra presso una grande impresa di costruzioni, ma ho sempre avuto il pallino per le birre.

«A 50 anni mi ritrovai a chiedermi: "E ora che faccio?"»


Da geometra a titolare di un pub. Caspita, che salto!
Ho abbandonato del tutto la professione. Certo, ci vuole coraggio, ma capitano situazioni in cui "cambiare" è un obbligo per la sopravvivenza. L'impresa per cui lavoravo realizzava autostrade, aeroporti... Gli ultimi anni li ho passati fuori città A un certo punto questa fallì, quindi a 50 anni mi ritrovai a chiedermi: "E ora che faccio?". Le proposte lavorative non mancavano, ma non m i convincevano. Dopo gli ultimi 5 anni passati sui cantieri di tutta Italia avevo ormai voglia di "tornare a casa", di mettere finalmente le radici da qualche parte!

Come ti sei rilanciato in questo mondo?
Durante la mia vita ho sempre avuto tanti interessi, tra quest c'era l'hobby della birra, che poi ho fatto diventare il mio lavoro, e grazie al prezioso sostegno di mia moglie e di tutta la mia famiglia, che continua a sopportarmi e supportarmi, posso dire: prima lavoravo, ora mi diverto! Se una serata va male che fuoi farci, mi spillo una birra e non ci penso più.

Com'è nata la passione per la birra e come l'hai coltivata.
Ho fatto dei corsi sulla birra, sulla sua produzione, sul beertester, ho letto e assaggiato tantissimo. Ho conosciuto tanti mastri birrai, e alla fine mi son detto: "Proviamoci!", ed è venuta fuori una cosa bella. 



Hai dei maestri che ti hanno indicato la via, o dei punti di riferimento?
Direi di no, ma come dicevo prima è stato fondamentale l’aiuto di mia moglie e dei mie figli,come punto di riferimento e centro di gravità, non è semplice cambiare tutto a 50 anni 

Guardando al tuo passato, quando facevi il geometra, come vedevi il tuo futuro.
Aspettavo di andare in pensione! Mi facevo i conti: "Mi mancano 15 anni alla pensione, quindi in termini di lavoro parliamo di 3 cantieri". Poi c'è stato il tracollo, e per fortuna la risalita

Ora invece come immagini il tuo futuro?
Non lo so. Vivo serenamente alla giornata, e sono molto più felice adesso. Il precedente lavoro col tempo era diventato una noia mortale, ora invece mi diverto. 

Scopri il Macondo pub indipendente

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scritto da:

Mirko Galletta

La tastiera del pc per scrivere e quella del pianoforte per suonare, vagonate di documentari sull'arte assieme a libri letti, da leggere o rileggere, lo stereo canta i Doors, e io che stacco per farmi una birra e scoprire il nuovo locale appena aperto.

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