Daniela De Cosmo, «Non sono una ristoratrice, ma una padrona di casa»

Pubblicato il 20 settembre 2022

Daniela De Cosmo, «Non sono una ristoratrice, ma una padrona di casa»

Dopo importanti avventure nel settore, l'imprenditrice barese ha scelto di mettersi alla prova con Damé Cucina

Parlare con Daniela De Cosmo significa sfogliare, tra i sorrisi, un vero e proprio manuale della ristorazione. Suo papà Domenico, ha fatto la storia di Bari nelle sale e Al Sorso Preferito. Insieme al suo ex marito Diego Biancofiore, ha insegnato ai baresi cosa significa bere vino non convenzionale. Ora, nel pieno delle energie ritrovate, ha deciso di iniziare una nuova avventura. Di ballare da sola, invitando tutti da Damé Cucina.

Daniela, quando hai iniziato la tua avventura nella ristorazione?

Nonostante le esperienze di famiglia, quella che considero la mia vera gavetta è stata l'esperienza di Biancofiore, in cui ho fatto mio l'amore per il vino e il servizio con il sorriso.

Come nasce l'idea di Damé Cucina?

Volevo qualcosa di mio e, per averlo, sono ripartita da una zona di Bari in piena riqualificazione.

E il nome?

Un caso. Parlando con i ragazzi del marketing, ho detto loro: «Quando avremo finito, alla fine verrete tutti da me». Tutti si sono bloccati e hanno detto «Abbiamo trovato il nome».

Cos’è per te il cibo?

Io vivrei solo di cibo! È l’apice della soddisfazione e della goduria quando sono a tavola, anche senza un piatto da dieci, ma è anche condivisione, chiacchiere. Al ristorante non chiedo mai il menu e non scelgo mai. Quando viene il cameriere, dico «fai tu». Perché ho voglia di essere coccolata.

Perché Bari non riesce a conquistare la stella Michelin?

Perché manca la verità in ciò che si fa. Se in cucina ci sono identità e personalità, si leggono nel piatto. In più, tutti vogliono fare squadra, ma ci si perde nel percorso: mettere insieme i diversi caratteri delle persone è difficile.

Eppure, negli ultimi vent’anni, Bari è molto cambiata, ospitando attività di design, ristoranti etnici e fusion, aprendosi – come da suo Dna – all’estero. A cosa pensa sia dovuto questo cambiamento?

I collegamenti si sono intensificati e la città si è messa in ascolto di chi viene dall'estero. Ma non siamo ancora pronti secondo me: ciò che manca è una vera apertura mentale. Lo straniero viene visto ancora come il soggetto da fregare. Dovremmo coccolarlo, invece, perché è la persona che scrive recensioni online e consiglia i locali ai propri amici. Inoltre, c'è un atteggiamento importante da correggere: l’attenzione non va riservata agli amici, ma a tutti, senza distinzioni.

Cosa consigli a chi vuole iniziare a lavorare in questo settore?

Quando ho aperto Damé Cucina, tutti mi hanno dato della pazza. Ma io sono una persona molto positiva e non mi lamento, odio chi lo fa. Quindi la prima cosa che consiglierei a chi vuole iniziare un'avventura nella ristorazione è di cambiare la base del carattere, se questa è negativa. Il pessimismo non porta cose buone. Serve anche vere una base di esperienza, logistica e organizzazione e tanto amore per questo lavoro. E tanta pazienza. Bisogna essere forti, saper crollare e poi risalire.

  • GLI ADDETTI AI LAVORI

scritto da:

Stefania Leo

Giornalista e appassionata di cibo, amo vedere e raccontare tutte le storie che si intrecciano in un piatto. Cucino, leggo e non mi fermo davanti a nessun ingrediente sconosciuto: è solo il punto di partenza per un nuovo viaggio gastronomico.

IN QUESTO ARTICOLO
POTREBBE INTERESSARTI:

​Stessa spiaggia, stesso mare. Stesso stabilimento balneare! Premiati i migliori del 2022

Mondo Balneare assegna gli oscar delle spiagge italiane, giunti alla settima edizione.

LEGGI.
×